POLITICA
Autonomia differenziata, il sindaco sannita Vito Fusco chiama il Sud alla mobilitazione: «A Roma, contro l’Italia divisa»
Ascolta la lettura dell'articolo
«Contro l’autonomia incateniamoci a Roma. E non alle poltrone, come fa Cateno». È un messaggio dal tono fortemente polemico quello lanciato da Vito Fusco, sindaco di Castelpoto e coordinatore della Rete Civica Meridionale, che attraverso un lungo intervento pubblico rilancia la mobilitazione dei Comuni del Mezzogiorno contro l’autonomia differenziata.
L’obiettivo è portare la protesta direttamente nella Capitale, davanti a Montecitorio, quando il Parlamento sarà chiamato a votare le preintese con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Una mobilitazione alla quale Fusco – che è anche presidente del Pd provinciale – invita a partecipare sindaci, amministratori locali, associazioni, sindacati, studenti e cittadini, con la presenza delle fasce tricolori dei Comuni meridionali.
Una battaglia che, nelle intenzioni del primo cittadino sannita, non nasce oggi. Il sindaco richiama il percorso avviato nel 2021 con l’esperienza di Recovery Sud, attraverso la quale venne chiesto che le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza fossero utilizzate anche per colmare i divari infrastrutturali e sociali tra Nord e Sud.
Al centro della contestazione c’è la quota del 40% delle risorse allocabili del PNRR riservata al Mezzogiorno. Secondo Fusco, quella previsione non avrebbe trovato un’effettiva applicazione nella distribuzione delle risorse. La Rete Civica Meridionale, ricorda il sindaco, ha anche presentato richieste di accesso agli atti per ottenere dati più precisi, ricevendo finora, secondo quanto riferito, risposte soltanto parziali.
Il percorso è proseguito nel 2023 a Napoli, con la manifestazione intitolata «Uniti e uguali», e oggi punta a coinvolgere direttamente le amministrazioni comunali attraverso deliberazioni di Giunte e Consigli comunali del Mezzogiorno contro le preintese sull’autonomia differenziata e a sostegno dei ricorsi promossi dalle Regioni Campania e Puglia.
«Ogni delibera è un Comune che dice no, una comunità che si mette in cammino», scrive Fusco, indicando nella mobilitazione istituzionale e popolare lo strumento per portare la questione meridionale al centro del confronto nazionale.
Nel suo intervento, il sindaco di Castelpoto prova anche a tradurre il dibattito sull’autonomia differenziata dalle questioni giuridiche alle conseguenze concrete sulla vita quotidiana delle persone. Sanità, scuola, trasporti e lavoro sono i settori sui quali, secondo la sua ricostruzione, potrebbero scaricarsi ulteriori disuguaglianze territoriali.
Il riferimento è alle difficoltà di accesso alle cure, ai lunghi tempi di attesa, alla carenza di servizi nei piccoli Comuni, alla mancanza di asili nido e tempo pieno nelle scuole, fino alle criticità nell’assistenza agli studenti con disabilità.
«I diritti non hanno un codice di avviamento postale», sottolinea Fusco, ponendo una questione che sintetizza l’intero impianto della sua presa di posizione: un bambino di Benevento o di Reggio Calabria deve poter contare sulle stesse opportunità di uno di Treviso o di Reggio Emilia.
Il passaggio più politico e diretto del post è però quello dedicato a Cateno De Luca e alla sua scelta di allearsi con la Lega. Fusco contesta al leader di Sud chiama Nord l’intesa con una forza politica che sostiene l’autonomia differenziata, ricordando la mancata partecipazione alle precedenti iniziative di Recovery Sud e alla manifestazione napoletana del 2023.
«Oggi c’è. Ma dall’altra parte», osserva polemicamente il sindaco, che utilizza anche il nome del movimento di De Luca per una battuta: «Sud chiama Nord. Il Nord, per una volta, ha risposto al primo squillo, e all’altro capo del filo c’era la Lega. Sui diritti, però, la linea è caduta».
Una critica che si accompagna a una riflessione più ampia sulle classi dirigenti meridionali. Fusco richiama il trasformismo politico e cita Gaetano Salvemini e Guido Dorso, denunciando una tradizione nella quale, a suo giudizio, gli interessi delle comunità meridionali sarebbero stati troppo spesso subordinati alle convenienze politiche e alle rendite di posizione.
Non manca, nello stesso intervento, un richiamo all’autocritica: il Mezzogiorno, sostiene il sindaco, deve interrogarsi anche sulle responsabilità delle proprie classi dirigenti, spesso incapaci di costruire una strategia comune e un progetto condiviso di sviluppo.
Da qui l’appello a superare divisioni e personalismi per costruire una mobilitazione che coinvolga l’intero territorio meridionale. Non una contrapposizione tra Nord e Sud, precisa Fusco, ma una battaglia contro le disuguaglianze territoriali e per un programma di rilancio dell’intero Paese.
Il messaggio finale è affidato ad uno slogan chiaro ed efficace: «Il Sud non si divide. Il Sud non si svende». E all’appello che chiude il post: «Uniti e uguali. A Roma, contro l’Autonomia Differenziata».
La sfida lanciata dal sindaco di Castelpoto è dunque quella di trasformare le prese di posizione dei singoli Comuni in una presenza collettiva nella Capitale. Con le fasce tricolori dei sindaci davanti al Parlamento, la Rete Civica Meridionale punta a riportare la questione meridionale al centro del confronto politico nazionale, chiedendo che il riconoscimento di maggiori competenze alle Regioni non si traduca in una diversa garanzia dei diritti fondamentali tra cittadini italiani.



