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Sindacati

Incendio Airola, la Uil: «Disastro ambientale che rischia di avere conseguenze sanitarie ed economiche»

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«L’ennesimo disastro ambientale annunciato». È con queste parole che Uil Funzione Pubblica, Uil Scuola e Uiltucs Benevento intervengono sull’incendio divampato il 31 agosto in un deposito di rifiuti della zona industriale di Airola, nel cuore della Valle Caudina.

Per le tre categorie sindacali, l’incendio ha avuto conseguenze che vanno ben oltre il territorio comunale. La nube sprigionata dal rogo, sostengono, ha interessato le comunità del circondario, con effetti percepiti anche in aree più lontane, fino a Benevento, Caserta e Napoli.

Il sindacato ricorda inoltre come quello del 31 agosto sia il secondo grave incendio verificatosi nell’area nel giro di cinque anni. Nel 2021, infatti, un altro deposito contenente materiale plastico era stato interessato dalle fiamme, provocando una nube di fumo visibile anche a grande distanza.

«Ad Airola sembrava di essere tornati ai primi giorni del Covid»

Particolare preoccupazione viene espressa dalla Uil per le conseguenze sulla salute della popolazione. I valori di diossine rilevati nelle prime fasi del monitoraggio hanno portato le autorità ad adottare una serie di provvedimenti, tra cui limitazioni alle attività all’aperto e il ripristino delle raccomandazioni sull’utilizzo delle mascherine.

Una situazione che, secondo il sindacato, ha profondamente condizionato la vita quotidiana. «In questi primi giorni, soprattutto ad Airola, è sembrato di essere tornati ai primi tempi del Covid», si legge nella nota. Locali di intrattenimento chiusi, attività commerciali e aziende costrette a sospendere o limitare le attività, iniziative all’aperto annullate o ridotte e lavoratori chiamati a operare con dispositivi di protezione.

Secondo Uil Fp, Uil Scuola e Uiltucs, è ancora presto per quantificare la reale portata dell’emergenza. «La dimensione di quello che si può quindi definire un disastro – sottolineano – è ancora lontana dall’essere calcolabile».

«Servono controlli sanitari nei prossimi anni»

Il sindacato chiede che l’emergenza ambientale venga affrontata anche sul piano sanitario, con un programma di controlli destinato a proseguire nel tempo.

«Nei prossimi mesi ci sarà da verificare che impatto hanno avuto sui cittadini le tossine sprigionate dall’incendio, e di che tipologia esse siano», affermano le organizzazioni sindacali, che assicurano il proprio sostegno a lavoratrici e lavoratori coinvolti, sia nel settore pubblico sia in quello privato e nella scuola.

La richiesta è quella di avviare controlli preventivi e capillari sulla popolazione e sui lavoratori, programmati sin da subito e protratti negli anni, per individuare eventuali conseguenze sulla salute legate all’esposizione agli inquinanti.

Il timore per aziende, agricoltura e turismo

Accanto all’emergenza sanitaria c’è quella economica. La Uil richiama gli effetti che il rallentamento o il blocco delle attività nella zona industriale potrebbero produrre sulle imprese e sull’occupazione.

«Vanno calcolati gli effetti del rallentamento/blocco delle attività», sostiene il sindacato, evidenziando la necessità di eventuali misure di sostegno ma anche di evitare che l’incendio produca un ripensamento delle politiche industriali delle aziende, con ulteriori ricadute sui livelli occupazionali.

A preoccupare è soprattutto l’impatto sulla filiera agricola ed enogastronomica, considerata uno dei patrimoni economici e identitari della Valle Caudina. Il territorio, sottolineano le organizzazioni sindacali, ha costruito la propria attrattività anche sulla qualità del paesaggio, sulla produzione agricola e sulle eccellenze agroalimentari, dalle carni agli ortaggi, fino all’olio e al vino.

«Dopo quanto accaduto, cosa rimarrà di tutto ciò? Quale sarà l’impatto sociale ed economico?», si chiedono Uil Fp, Uil Scuola e Uiltucs.

Sei direttrici per la ripartenza

Per affrontare l’emergenza, le tre categorie chiedono l’immediata istituzione di una cabina di regia capace di coordinare sei direttrici di intervento.

La prima riguarda il monitoraggio della qualità e della salubrità di aria, suoli e acque. La seconda è il controllo sanitario della popolazione, con screening e verifiche programmati nel tempo.

Il terzo capitolo riguarda le infrastrutture della Valle Caudina: il sindacato chiede di intervenire sul divario nei collegamenti stradali e ferroviari, ritenuti insufficienti rispetto alle esigenze del territorio.

La quarta direttrice è rappresentata dai sostegni immediati alla filiera agricola ed enogastronomica, per evitare che l’emergenza comprometta definitivamente il tessuto di piccole imprese che opera nel settore.

Il quinto punto riguarda la promozione di un nuovo tessuto imprenditoriale legato alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica, con l’obiettivo di favorire la transizione verso produzioni ad alto contenuto tecnologico.

Infine, la Uil chiede il potenziamento degli insediamenti industriali nelle aree colpite, orientandoli verso la transizione ecologica, la sostenibilità energetica e le produzioni high-tech.

«Industria e ambiente devono poter convivere»

Nella parte conclusiva della nota, il sindacato pone una questione più ampia sul rapporto tra sviluppo industriale, ambiente e qualità della vita.

«La popolazione non può prosperare nel suo ambiente senza un ottimale livello di sviluppo industriale; al tempo stesso, però, l’industria stessa non può operare in un ambiente che non supporti in maniera ottimale la vita umana», è la sintesi proposta dalle tre categorie.

Alla Magistratura, prosegue la nota, spetta ora il compito di accertare eventuali responsabilità sull’accaduto. Alla Politica e alle Istituzioni, invece, viene chiesto di ripristinare le condizioni di salubrità e di garantire un percorso di sviluppo sostenibile per la Valle Caudina e il Sannio.

«Siamo pronti sin da ora al confronto e a offrire contributi concreti», concludono Uil Funzione Pubblica, Uil Scuola e Uiltucs. «Adesso tocca alle Istituzioni e soprattutto alla Politica».

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