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Castelvenere dice no alla torre del colosso delle telecomunicazioni: battaglia per il paesaggio del vino tra sviluppo e tutela

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Nel cuore del Sannio vitivinicolo, tra filari ordinati e colline che raccontano secoli di tradizione agricola, si consuma uno scontro emblematico tra due visioni di sviluppo: da un lato la tutela del territorio, dall’altro le esigenze della modernizzazione infrastrutturale. Protagonisti, il Comune di Castelvenere — noto come il comune più vitato d’Italia — e il colosso delle telecomunicazioni INWIT S.p.A..

L’ultimo atto è l’ordinanza del 3 aprile 2026 con cui l’ente ha disposto l’annullamento in autotutela dell’autorizzazione — formatasi per silenzio-assenso — per la realizzazione di una torre di telecomunicazioni alta 37 metri in località Tore, nel pieno di un’area agricola di pregio. Un provvedimento che non solo blocca l’intervento, ma segna una linea netta: il paesaggio vitivinicolo non è negoziabile.

Il nodo del silenzio-assenso

La vicenda prende avvio nell’estate 2025, quando INWIT insieme ad altri operatori presenta istanza per la realizzazione dell’infrastruttura. Trascorsi i termini senza un diniego formale, scatta il meccanismo del silenzio-assenso previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche. A fine ottobre, le società dichiarano quindi l’avvenuta autorizzazione e, pochi giorni dopo, comunicano l’inizio dei lavori.

Ma è proprio qui che emerge il primo cortocircuito istituzionale: il Comune sostiene di non aver avuto piena contezza dell’intervento. A dicembre scoppia il caso, anche grazie alla denuncia pubblica di Legambiente. Il sindaco Alessandro Di Santo parla apertamente di “punti oscuri” e attacca: “L’arroganza e la prevaricazione troveranno sempre un muro. Le scelte sul futuro del territorio spettano alla politica, non alle imprese private”.

Nel giro di pochi giorni arriva la sospensione dei lavori e l’apertura di un contenzioso davanti al TAR Campania, che però respinge la richiesta cautelare delle società.

Le ragioni del Comune: paesaggio e legalità urbanistica

L’ordinanza di annullamento ricostruisce con precisione tecnica e giuridica le motivazioni alla base dello stop definitivo. Il punto centrale è la incompatibilità urbanistica: l’area interessata ricade infatti in zona E4 del Piano Urbanistico Comunale, classificata come “area agricola tutelata”.

Non si tratta di una semplice zona rurale, ma di un ambito soggetto a tutela rafforzata, con l’obiettivo di preservare: la continuità visiva dei vigneti; i coni paesaggistici; l’identità storica del territorio.

In questo contesto, una torre per telecomunicazioni viene considerata un elemento estraneo e non assimilabile alle attività agricole. Il Comune sottolinea un principio chiave: la normativa speciale sulle telecomunicazioni non può derogare alla pianificazione urbanistica locale.

Ancora più rilevante è l’assenza di uno studio paesaggistico, documento obbligatorio proprio in quelle aree. Una mancanza ritenuta sostanziale, non formale, che impedisce qualsiasi valutazione sulla compatibilità dell’opera.

Viabilità e sicurezza: un sito “irraggiungibile”

A rafforzare la posizione dell’Ente c’è poi la questione della viabilità. Le strade di accesso al sito — tipiche arterie rurali — risultano troppo strette e inadatte al transito di mezzi pesanti. Un’ordinanza della Polizia Municipale aveva già vietato il passaggio ai veicoli sopra le 3,5 tonnellate.

Secondo il Comune, non si tratta di un ostacolo occasionale, ma della prova di una incompatibilità strutturale del sito con l’intervento previsto. Una criticità che incide non solo sulla fase di costruzione, ma anche sulla futura manutenzione dell’impianto.

L’interesse pubblico prevale sull’investimento

Uno dei passaggi più delicati riguarda il bilanciamento tra interesse pubblico e interesse privato. INWIT ha rivendicato l’affidamento maturato e la necessità dell’infrastruttura per garantire la copertura del servizio mobile.

Il Comune, però, ribalta la prospettiva: l’interesse pubblico non si limita al rispetto formale delle regole, ma riguarda la tutela concreta del paesaggio e dell’assetto territoriale. E sottolinea come una società di tale livello non possa invocare un “affidamento incolpevole” di fronte a violazioni urbanistiche evidenti.

Detto in soldoni, per l’amministrazione Di Santo sussiste quindi un’illegittimità originaria del titolo edilizio per incompatibilità con la disciplina urbanistica e paesaggistica vigente del PUC, nonché un interesse pubblico concreto e attuale alla tutela della sicurezza della circolazione, della compatibilità urbanistica e paesaggistica e della salvaguardia dell’assetto territoriale, interesse che prevale sull’affidamento ingenerato nel privato, tenuto conto che: il procedimento di annullamento è stato avviato tempestivamente; l’intervento non risulta ancora ultimato e non sono stati effettuati investimenti irreversibili; l’affidamento del privato è attenuato altresì dalla natura cautelativa della sospensione lavori e dalla pendenza del procedimento di riesame.

Da qui la decisione di annullare in autotutela la dichiarazione di avvenuta autorizzazione unica. Non solo: le opere eventualmente già realizzate sono da considerarsi prive di titolo abilitativo e, pertanto, abusive, riservandosi l’adozione dei conseguenti provvedimenti sanzionatori e ripristinatori.

Castelvenere, identità e modello

La vicenda assume un valore simbolico proprio per il contesto in cui si inserisce. Castelvenere è da anni un modello nazionale di pianificazione agricola, con un Piano urbanistico costruito per proteggere la vocazione vitivinicola del territorio. Lo stesso sindaco aveva rivendicato con forza questa identità: “Difenderemo il nostro status di comune più vitato d’Italia, un modello che viene preso a riferimento”. La collina delle Tore, dove sarebbe dovuta sorgere la torre (ndr in via Armando Verrillo), non è solo un punto geografico: è il cuore simbolico di questo sistema produttivo.

Una partita ancora aperta

L’annullamento in autotutela non chiude definitivamente la vicenda. Le società possono impugnare il provvedimento. Ma il segnale politico e amministrativo è chiaro: lo sviluppo tecnologico dovrà confrontarsi con i limiti imposti dalla tutela del territorio. In gioco non c’è solo un’antenna, ma un modello di sviluppo. Da un lato la spinta verso la connettività e il 5G, dall’altro la difesa di un paesaggio che è economia, cultura e identità. A Castelvenere, almeno per ora, ha vinto la vigna.

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