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Comune di Benevento

Benevento, ‘lampioni della discordia’ in Piazza Risorgimento e visuale ridotta per i grandi eventi. Così i concerti traslocano altrove

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A Benevento c’è una domanda che inizia a farsi strada tra operatori culturali, addetti ai lavori e cittadini: Piazza Risorgimento è davvero pronta a diventare il cuore dei grandi eventi?

La criticità è emersa nella giornata di ieri, senza bisogno di dichiarazioni ufficiali. La scelta del BCT Music di spostare il concerto di Sal Da Vinci in Piazza Cardinal Pacca, e la possibilità concreta che anche il live di Alfa segua la stessa sorte, rappresentano un segnale chiaro: qualcosa, nella nuova Piazza Risorgimento, non funziona come previsto.

E non si tratta, almeno apparentemente, di ritardi. I lavori procedono spediti verso la conclusione di fine aprile, rispettando una tabella di marcia che dovrebbe restituire alla città uno spazio completamente rinnovato dopo un investimento importante: oltre 5 milioni e mezzo di euro per un progetto ambizioso di rigenerazione urbana che riguarda anche l’ex Terminal di piazzale Vari. L’idea era quella di riportare la piazza alla sua vocazione originaria, così come immaginata negli Anni Trenta dall’architetto Luigi Piccinato: un luogo aperto, centrale, capace di accogliere persone, eventi, vita cittadina.

Ma è proprio qui che nasce il nodo. Il problema non è estetico, né simbolico. È pratico. Funzionale. Nel cuore dello slargo, quattro lampioni rivestiti in marmo – dei nove totali collocati nell’area – finiscono per diventare un limite concreto: ostacolerebbero la visuale del palco e ridurrebbero la capienza effettiva delle sedute nell’area, che sulla carta misura circa 5mila metri quadrati ma che, nei fatti, rischia di non poter ospitare più di 2mila posti a sedere in condizioni ottimali.

Un dettaglio? Tutt’altro. Perché nella progettazione di uno spazio destinato a grandi eventi, la visibilità e la sicurezza non sono elementi secondari, ma strutturali.

A questo si aggiungono altre perplessità sollevate da alcuni addetti ai lavori: gradini e fioriere che potrebbero interferire con le vie di fuga e con la gestione dei flussi durante eventi ad alta affluenza. Elementi che, seppur coerenti con una visione architettonica moderna e “da campus”, rischiano di entrare in conflitto con le esigenze organizzative di concerti e spettacoli.

Il punto più interessante – e forse più critico – è proprio questo: Piazza Risorgimento nasce con una dichiarata vocazione agli eventi, ma rischia di non essere pienamente adatta a ospitarli.

Nel frattempo, soluzioni alternative già esistono e funzionano. Piazza Cardinal Pacca, ad esempio, ha già dimostrato la propria efficacia dal punto di vista organizzativo e della sicurezza, ospitando eventi di rilievo con artisti come Luchè e Fiorella Mannoia. Non a caso, il direttore artistico di Benevento Città Spettacolo, Renato Giordano, sembra orientato a confermare quella scelta anche per la prossima edizione della storica rassegna cittadina.

E allora la domanda diventa inevitabile: perché investire risorse così importanti in una piazza pensata anche per grandi eventi, se poi gli eventi si spostano altrove?

Questa vicenda apre uno spazio di riflessione più ampio, che va oltre il singolo progetto.
Riguarda il metodo. Quanto dialogo c’è stato, in fase di progettazione, con chi quegli spazi li vive e li organizza? Con tecnici, direttori artistici, esperti di sicurezza? Perché una piazza non è solo un’opera architettonica: è un’infrastruttura viva, che deve funzionare nella pratica, non solo sulla carta.

Il rischio, altrimenti, è quello di realizzare spazi, magari identitari e anche innovativi, ma parzialmente inutilizzabili rispetto agli obiettivi dichiarati. Spazi che nascono con una funzione precisa – in questo caso quella di ospitare grandi eventi – ma che finiscono per essere limitati proprio negli aspetti fondamentali.

Forse è ancora presto per una sentenza definitiva. I lavori non sono conclusi, e margini di intervento – tecnici o organizzativi – potrebbero esserci. Ma il segnale lanciato dalle prime scelte operative è chiaro. E impone una riflessione: Piazza Risorgimento rischia di nascere già monca, almeno rispetto alla sua ambizione principale.

E allora la vera sfida, per l’amministrazione e per i progettisti, sarà trasformare questa criticità in un’opportunità: correggere, adattare, ascoltare. Perché una piazza, soprattutto in una città come Benevento, non è solo uno spazio urbano. È un luogo di identità collettiva. E, soprattutto, deve essere all’altezza della vita che è chiamata ad accogliere.

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