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Opinioni

Giorgia a Fiamma lenta

La sconfitta sarda è stata innanzitutto la sconfitta di Giorgia Meloni. Il rischio che s’inneschi un effetto domino devastante per la tenuta del governo e per il progetto politico stesso della premier è tutt’altro che remoto. Una sconfitta in Abruzzo sarebbe per Salvini una Manna dal cielo perché chiuderebbe la vicenda del terzo mandato, per Zaia come per De Luca e gli altri. Poi verrebbe la Basilicata e quindi le europee

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In Sardegna ha perso il centrodestra ma ha perso innanzitutto Giorgia Meloni. Una sconfitta che, come vedremo, rischia di innescare un pericolosissimo effetto domino per la tenuta del governo e della maggioranza ma soprattutto per la tenuta del progetto politico della premier.

Ha perso Meloni perché è stata Lei ad imporre il nome di Truzzu su quello di Salinas, presidente uscente in quota Lega, è stata Lei a decidere di aprire in terra sarda la partita per l’egemonia sui territori, per ridefinire i rapporti di forza in ragione dei nuovi equilibri tra le forze della coalizione, è stata Lei a chiudere ogni spazio di mediazione sul terzo mandato per i governatori per puntare innanzitutto al Veneto di Zaia. Ha perso Giorgia Meloni perché ancora una volta ha dimostrato di non avere classe dirigente, ha perso perché il suo candidato ha subito uno scarto di circa venti punti dalla candidata del centrosinistra nella città che governa da meno di due anni, in quella Cagliari che con tutti i principali centri urbani dell’isola è stata determinante per l’esito finale.

Ha perso Giorgia Meloni, ha perso il centrodestra, ma ha vinto l’asse giallorosso, ha vinto la coalizione di centrosinistra nonostante la presenza di una terza gamba molto forte, guidata dall’ex governatore dem Soru, sostenuta anche da Azione e Italia Viva, che ha portato a casa più dell’8 per cento dei consensi. Una vittoria fondamentale, che ha restituito vento alle vele del fronte progressista, che ha già determinato un radicale cambio di fase in vista, eccoci al punto, delle prossime regionali in Abruzzo, previste per la prossima settimana.

La Sardegna ha dimostrato che questa destra si può battere, quel passaggio ha restituito entusiasmo all’elettorato di centrosinistra che in Abruzzo, dove la coalizione è ben più larga che in Sardegna e non si rilevano terze gambe di peso, si mobiliterà in massa per sostenere D’Amico, per lanciare un chiaro messaggio a Palazzo Chigi. Allo stesso tempo, la sconfitta in Sardegna ha restituito a Matteo Salvini, nonostante il risultato poco lusinghiero del Carroccio, tutte le ragioni per puntare su di una sconfitta anche in terra d’Abruzzo, dove il candidato apicale del centrodestra è il governatore uscente Marsilio, riferimento di peso di Fratelli d’Italia. Perché è del tutto evidente che una seconda battuta d’arresto, una seconda sconfitta di un candidato di Giorgia Meloni, chiuderebbe la partita sul Veneto ed in generale sul terzo mandato. Salvini è cosciente che alle europee le cose difficilmente andranno bene, sa che nel Nord profondo la base è in subbuglio, ed è consapevole che solo blindando Zaia, ovvero respingendo l’attacco di Meloni, potrà provare a sopravvivere. Se Marsilio perde in Abruzzo avrà gioco facile a scaricare il peso della sconfitta sulla premier, a riaffermare sul tavolo della coalizione le ragioni della continuità nel governo dei territori.

Ed è del tutto evidente che se nel centrodestra si chiude la partita su Zaia si chiude anche quella su De Luca, Emiliano e Bonaccini. Sarebbe per Giorgia Meloni la più strategica delle sconfitte, perché si vedrebbe costretta a rinunciare all’ambizione di affermare l’egemonia della Fiamma sulla coalizione al livello locale, di trasformare Fratelli d’Italia in vera forza di governo.

E se tanto ci dà tanto è chiaro che una nuova sconfitta in Abruzzo andrebbe ad alimentare ulteriormente il vento nelle vele del centrosinistra del campo largo o giusto che sia, in vista delle regionali in Basilicata, previste in Aprile, dunque in vista del passaggio politico per eccellenza rappresentato, manco a dirlo, dalle elezioni europee.

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