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AMBIENTE

Turismo eolico, San Marco dei Cavoti nella guida Legambiente. Ma la valorizzazione non perda di vista la tutela

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L’energia rinnovabile diventa strumento di crescita territoriale e valorizzazione turistica. E’ l’idea di “Parchi del vento 2022”, la seconda edizione della guida turistica dei parchi eolici in Italia realizzata da Legambiente in occasione del ‘Global Wind Day’.

Quest’anno arrivano a diciotto le aree mappate in undici regioni italiane, raccontati in un volume e sul sito parchidelvento.it con cartine interattive e informazioni turistiche. Un progetto inedito del cigno verde, la prima guida al mondo dedicata al turismo eolico, a cura di Edoardo Zanchini, con il contributo di Agsm, Edison, Erg, FERA, RWE, IVPC, LEITWIND e con il patrocinio di ANEV. 

L’obiettivo è invitare a scoprire territori affascinanti, spesso esclusi dai circuiti turistici più frequentati, osservando da vicino le moderne macchine che producono energia rinnovabile.

Nella guida, il Sannio è rappresentato da San Marco dei Cavoti con un impianto entrato in esercizio nel 2008, composto da sei aerogeneratori da 1.8 MW e da due aerogeneratori da 2.0 MW per un totale di 14.8 MW.

Realizzato dalla società IVPC, guidata dal presidente del Benevento Calcio e Confindustria Oreste Vigorito, “ogni torre – spiega la guida – è montata su tubolare è alta 80 metri ed il diametro del rotore è di 90 metri, la produzione di energia pulita copre annualmente i consumi domestici di circa 10.000 famiglie permettendo un risparmio, in termini di emissioni, di circa 17.000 tonnellate di CO2”.

“Un angolo di Provenza in Campania, ma senza l’odore dei profumati campi di lavanda”, così la guida presenta il borgo sannita. “Benvenuti a San Marco dei Cavoti – prosegue -, dove le antiche origini provenzali – il borgo fu fondato dagli Angioini che a metà del XIV secolo ripopolarono il paese disabitato dalla peste del 1348 e distrutto dal terremoto del 1349 – vengono utilizzate dai suoi abitanti per rivendicare una loro specificità, una sorta di simbolo distintivo che li separerebbe dal resto dell’universo campano”.

La guida racconta i personaggi del posto come Lee Iacocca, l’emigrante americano che divenne il primo presidente della Ford o come il cavalier Salvatore Ricci, che tutti qui in paese ricordano come il “maestro orologiaio”. Si passa poi alle attività culturali: Museo degli Orologi da Torre o il Museo della Pubblicità, del packaging e del commercio.

Spazio, ovviamente, anche alle prelibatezze culinarie della zona del Fortore e una menzione speciale a parte va “naturalmente fatta per sua maestà il Torroncino”.

La guida consiglia anche di “abbinare la visita dell’elegante centro storico medievale al parco eolico di San Marco dei Cavoti, uno dei più estesi d’Italia. La visita, organizzata da “Il Portale dei Parchi”, è inserita nel progetto, “I Sentieri di Eolo”, finalizzato alla valorizzazione dei territori di ubicazione delle centrali”.

Infine, per gli appassionati di ciclismo “la zona della comunità montana del Fortore – aggiunge la guida – offre diversi affascinanti itinerari fai da te tra campi coltivati, solitari e impervi rilievi e antichi borghi. Per gli amanti dei sentieri e delle lunghe traversate a piedi, invece, il consiglio è di provare almeno una tappa dell’antico Regio Tratturo Pescasseroli-Candela”.

“Parchi del vento 2022” è, indubbiamente, un progetto interessante. Con la crisi energetica che stiamo vivendo e la transizione green che ci attende ignorare o demonizzare la presenza delle turbine sui territori appare davvero insensato. Utilizzare, in favore del turismo e della valorizzazione dei borghi, questi impianti è una iniziativa che potrebbe portare benessere economico ai territori e consentire alle attività locali di crescere. Tuttavia, il turismo senza la componente della comunità locale non può svilupparsi: per questo, per tramutare il turismo eolico da una bella idea in realtà, è necessario coinvolgere cittadini ed istituzioni locali.

 Troppo spesso, infatti, la nascita di nuovi impianti viene vissuta come un attacco al paesaggio e non come una potenzialità di crescita. Le proteste per la montagna di Morcone e a Pontelandolfo ne sono un esempio, ma anche la più recente di San Bartolomeo in Galdo dove residenti e amministrazioni (anche pugliesi) si stanno opponendo alla realizzazione di un nuovo parco che dovrebbe sorgere in un’area destinata ad agricoltura di qualità e attraversata dal Regio Tratturo Lucera-Castel di Sangro. Una contraddizione evidente rispetto alla convivenza di produzione energetica e turismo eolico.

Potrebbe giovare la definizione di un piano energetico regionale per dare una forma ad una matassa difficile da districare. In questo senso si muove da tempo il deputato sannita del M5s, Pasquale Maglione, che proprio in occasione delle proteste di San Bartolomeo in Galdo tornò a ribadire la necessità di scelte più attente sui territori.

La sfida della transizione energetica passa proprio lungo queste direttrici. Opporsi ad oltranza non ha senso, come non lo ha distruggere le aree interne in nome delle rinnovabili: le scelte dei prossimi anni saranno cruciali, soprattutto per i piccoli comuni interni, e la sopravvivenza dei borghi passa, soprattutto, attraverso la capacità di tutelarli e coinvolgerli nelle gestione.

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