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POLITICA

Bello lancia l’ultimatum al PD: “E’ necessario un chiarimento finale”

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Saranno 8 alla Camera e 4 al Senato i candidati sanniti che il Centro Democratico, il nuovo soggetto politico, evoluzione dell’Api, schiererà in campo alle elezioni del 24 e 25 febbraio. A presentarli in conferenza stampa Gianvito Bello, che con una terza pozione in Campania 2 alla Camera, dopo Bruno Tabacci, leader di Centro Democratico, che sarà a Benevento il 15 febbraio, e Pino Bicchielli, entrambi candidati anche in altre circoscrizioni, è di fatto il capolista territoriale.

Il Centro Democratico si rifà al programma “Italia Comune” e può essere definito come la “terza gamba del centrosinistra”. Ma se a livello nazionale i rapporti con il Partito Democratico sono buoni, a Benevento è in piedi una vera e propria vertenza politica. “Unilaterale”, precisa Bello, che assicura, “nelle prossime 48 ore chiederemo un chiarimento finale al PD”.

“Sono due anni che tra Api e PD non c’è dialogo”, lamenta Bello. In questo tempo tanti eventi, dalla revoca delle sue deleghe, nel mese di agosto, fino agli ultimi fatti nel corso del consiglio comunale a Palazzo Mosti, teatro di un serrato scambio di opinioni tra Cangiano ed il sindaco Pepe, tanto da portare molti a chiedersi se il consigliere dell’Api sia ancora parte della maggioranza. “Sono nella maggioranza – chiarisce Cangiano, che smentisce quanto dichiarato dal Primo Cittadino circa una telefonata in cui avrebbe chiesto la presidenza del Consiglio. “Io non ho chiesto niente, non capisco la caduta di stile del Sindaco e perchè abbia detto quelle cose. Poi se avessi voluto la presidenza, non mi sarei dovuto rivolgere a lui, ma ad altre sedi”. La Presidenza del Consiglio alla fine è andata a Giovanni Izzo, ex Api, passato al PD. “Una scelta che non ci è piaciuta. Ma questo fa parte dello stile politico”, chiosa Bello sulla questione.

Tanti sassolini, come la conferenza stampa nella sede del PD, fatta dai fuorisciti dell’Api, che, prima di Natale, ufficializzarono il loro passaggio con i democratici sanniti. Tra loro anche Luigi Boccalone, che dopo pochi giorni sarebbe stato investito dal ciclone giudiziario. Un comportamento, anche questo, non particolarmente apprezzato in casa Api. “Non abbiamo detto niente – commenta Bello – ma non c’è piaciuto il comportamento di questo partito di maggioranza relativa”.

Nessun timore per l’Api di essere coinvolto, in qualità di alleato del centrosinistra, nelle vicende di palazzo Mosti. “Boccalone, ricorda Bello, da due anni, aveva lasciato il nostro partito”. E sulla questione delle eventuali dimissioni del Sindaco, commenta: “Essere garantisti non significa far finta di non vedere. Ma le dimissioni appartengono alla coscienza di ognuno”.

Tra qualche giorno, stando alle parole, il rapporto dell’Api con il PD dovrebbe arrivare ad un chiarimento finale. Anche se forse sarebbe più giusto dire, il rapporto tra Gianvito Bello e Umberto Del Basso De Caro. Una tensione determinata, non tanto dal cattivo operato come assessore, come ricordato dallo stesso Bello (nel documento di revoca di Cimitile non c’è riferimento ad aspetti negativi del suo lavoro), né da posizioni in contrasto con la maggioranza. Fatto salvo il dialogo che prima delle elezioni amministrative l’Api aveva intrapreso con gli altri partiti del Terzo Polo. Ma, come sottolinea il leader sannita, risale a prima dell’accordo di alleanza elettorale con il centrosinistra.

Se la politica del partito sembra non essere la causa, l’unica spiegazione plausibile per capire la tensione tra i due schieramenti, a questo punto, è di natura personale. I motivi però sono ancora da scoprire.

Erika Farese

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