Comune di Benevento
Comunicazione istituzionale, Benevento sempre più provinciale…
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Con un articolo in bell’evidenza pubblicato fra ieri e oggi, Gazzetta di Benevento ha dato la notizia del (sostanziale) avvenuto insediamento del nuovo segretario del comune di Benevento. Scelto direttamente dal sindaco Fausto Pepe dopo una serie di colloqui, ricevuto più o meno formalmente nel tardo pomeriggio di ieri dal sindaco e da altri esponenti della sua amministrazione. Evento immortalato dagli scatti del fotografico della testata, che, giustamente imbeccato dai suoi canali, dobbiamo dedurre appostato per l’intera giornata sul portone di palazzo Mosti in attesa della lieta novella. Sempre da Gazzetta apprendiamo, e con piacere, che Rossella Grasso – questo il nominativo del segretario, della cui ufficialità ovviamente non è dato sapere e sulla cui mancanza di ufficialità giunge addirittura la (preventiva) nota di congratulazioni della Uil di Bosco e della Fp Cgil di Zinno – ha stretti legami, anche familiari, con il mondo del giornalismo. Le saranno utili per gestire un futuro che è stato inaugurato da un pessimo presente.
Giusto per evitare equivoci: Gazzetta di Benevento ha fatto il suo lavoro.
Ritorniamo a battere, però, su un chiodo che sta arrugginendosi. Il più alto dirigente amministrativo della maggiore istituzione amministrativa locale forse meritava ben altra presentazione che quella dal buco di una serratura. La meritava ufficiale e fuori dalle progressive indiscrezioni.
Sarà che il corposo ufficio stampa – ufficiale e no – del Comune è fin troppo preso dal suo lavoro su Città Spettacolo; sarà che c’è una generazioni di politici che, onestamente, sta valicando ogni limite nella visibilità, la quale è ovvio diventi un elemento di scambio giornalistico e non depone certo per (quantomeno) un’equidistanza professionale, intellettuale ed etica (degli uni e dell’altro settore); sarà che è proprio difficile abituare certi, tanti personaggi che rivestono cariche pubbliche a distinguere una notizia da un momento istituzionale…
Sprovincializzarsi, e non con un disegno di legge costituzionale, è davvero un obbligo.




