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Calcio

Marco Paoloni ha ottenuto gli arresti domiciliari

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L’ex portiere della Cremonese, poi al Benevento, Marco Paoloni, nel suo interrogatorio davanti al gip Guido Salvini, ha ribadito la sua estraneità riguardo la somministrazione di Minias, un tranquillante, ai suoi compagni di squadra prima di Cremonese-Paganese del 14 novembre del 2010. E’ questo l’episodio che diede il via all’inchiesta sulle partite truccate. I suoi avvocati, al termine dell’ interrogatorio durato poco più di un ora, hanno detto di essere “soddisfatti e fiduciosi” sugli sviluppi della vicenda.

 

Quindi è stato posto agli arresti domiciliari (era in carcere dal primo giugno) nella casa che ha nella sua disponibilità a Cremona e la detenzione dovrà essere “applicata in modo molto rigido”, “dovendosi escludere che possa rientrare nella sua abitazione di Civitavecchia, in quanto in tale contesto, anche in assenza della polizia giudiziaria operante, sarebbe meno controllabile e più a rischio di inopportuni contatti”. Il calciatore viene in sostanza scarcerato solo per “la considerazione che all’interno del sistema la detenzione in carcere, soprattutto di incensurati, e il suo prolungamento in questa fase devono essere considerate misure eccezionali”.

 

Per il resto, la versione che Paoloni ha dato riguardo la vicenda del Minias, che fu somministrato ai giocatori della Cremonese, prima della partita con la Paganase, “contrasta da un lato con dati di fatto e dall’altro accentua, anche nei riferimenti a un ‘ricatto subito’, le esigenze relative a una acquisizione genuina della prova, tenendo in ipotesi a rendere meno decifrabile quanto avvenuto nella prima fase della vicenda oggetto dell’indagine”.

 

Paoloni, infatti, ha spiegato che la vicenda della ricetta, intestata alla moglie, relativa al Minias era parte di un ‘ricatto’ a cui era stato sottoposto da Massimo Erodiani e Marco Pirani, anche loro arrestati nell’ambito dell’ inchiesta “in relazione a debiti maturati nelle scommesse sportive”.

 

“Del resto – secondo la sua versione, annota il gip – egli e la sua famiglia sarebbero stati oggetto di minacce e, di conseguenza, la sua collocazione in località distante e invece più vicina alla diretta conoscenza dell’indagine garantisce non solo migliori controlli ma anche in ipotesi una tutela della sua persona”.

 

Per Salvini, “gli arresti domiciliari devono quindi essere applicati presso l’abitazione di cui Paoloni ancora dispone a Cremona, con l’assoluto divieto di comunicare in qualsiasi forma con persone diverse dalla moglie, dalla figlia e dai difensori, dovendosi valutare in seguito la possibilità di comunicare con altri congiunti”.

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