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POLITICA

‘Guerra in Libia, un po’ di verità tra qualche anno…’

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Dal responsabile di “Azione Giovani” di Solopaca, Giuseppe Casillo, riceviamo e pubblichiamo:

“Cosa succede in Libia? A questa domanda risponderemo a grandi linee tra qualche mese e sapremo un po’ di verità tra qualche anno. Ciò che invece sappiamo già ora è che l’Italia come sempre ha perso il classico “treno”. Fin dall’inizio della rivolta in Libia l’Italia, che ha nella zona cospicui interessi economici derivanti dai contratti per le forniture di petrolio e gas naturale, è rimasta a guardare apparentemente senza prendere una posizione netta. Il 10 Marzo il presidente francese Sarkozy ha ricevuto una delegazione degli insorti all’Eliseo, ha rotto le relazioni diplomatiche con Gheddafi ed ha riconosciuto la nuova Libia che stava nascendo a Bengasi. Certamente Sarkozy ha stupito un po’ tutti con questa accelerazione improvvisa, ma è altrettanto vero che il riconoscimento degli Insorti da parte della Francia ha sbloccato l’impasse burocratico alle Nazioni Unite ed ha spianato la strada all’intervento militare. La Francia aveva ed ha tutti gli interessi a subentrare all’Italia sia come partner commerciale nelle forniture energetiche sia come sia come interlocutore in ambito diplomatico. Gli Insorti hanno altresì dichiarato che i vecchi contratti verranno si rispettati, ma rivedendoli in base alle nuovi condizioni geopolitiche che si andranno a delineare… In tutto questo il governo italiano stenta ancora a prendere una posizione precisa, non avendo né rispettato il trattato di “Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione Italia – Libia”, il quale tra le altre cose recita “Nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l’Italia non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà, né permetterà, l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia.”; né avendo preso posizione a favore degli Insorti, i quali con ogni probabilità diventeranno il prossimo interlocutore politico in quell’area geografica. Come se non bastasse, il nostro presidente del Consiglio si lascia andare ad allegre dichiarazioni del tipo: «Sono addolorato per Gheddafi e mi dispiace. Quello che accade in Libia mi colpisce personalmente». A questo punto ci sono delle domande che dobbiamo per forza porci: perché abbiamo stipulato quel trattato di amicizia? Perché non lo abbiamo rispettato? Perché se avevamo intenzione di non rispettarlo non abbiamo preso la dovuta posizione all’interno della comunità internazionale e nei confronti degli Insorti libici? La politica estera del nostro Paese ha un senso? Ai posteri l’ardua sentenza”.

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