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POLITICA

Catalano: sulla giustizia il bene dei cittadini non è prioritario

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Il tema della giustizia è un tema caro al PD che, “consapevole della necessità di una riforma ha inviato varie proposte al Ministro Alfano, tese ad una accelerazione dei tempi processuali e ad una tutela adeguata al cittadino”, scrive in una nota il responsabile del Dipartimento Legalità del Partitop, Enzapaola Catalano.
“Si badi però, accelerazione dei tempi processuali non vuol dire processo breve, ma vuol dire processo più celere, che dia una risposta al cittadino in tempi veloci, con un sistema spedito e fluido.

Per costruire un servizio giustizia, che sia davvero al servizio dei cittadini, occorre far funzionare la giustizia civile, rivedere l’organizzazione degli uffici, semplificare il processo penale, affrontare il problema del carcere, che versa in condizioni disastrose, stabilizzare la magistratura onoraria, affrontare insomma le vere emergenze. Queste le priorità, messe da parte però, per combattere una guerra personale intrapresa da tempo dal nostro Premier contro i magistrati.

La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, nonché la responsabilità civile dei magistrati mira solo a smantellare il potere giurisdizionale”.

“Il nostro sistema costituzionale si fonda su tre poteri: esecutivo, legislativo, giurisdizionale. La riforma in atto – prosegue Catalano – avrebbe come primo effetto, o meglio come primo obiettivo, quello di smantellare il potere della Magistratura: la funzione del magistrato equivarrebbe a quella di un qualsiasi dipendente dello Stato, il suo ruolo sarebbe mortificato, probabilmente la sua autonomia ed indipendenza svilite. Se si considera inoltre, che con la legge elettorale attuale i nostri Parlamentari sono nominati, quindi cooptati, appare chiaro che l’unico vero potere su cui si fonderebbe lo Stato, sarebbe quello esecutivo.

Sicuramente, il PD ritiene necessario il rafforzamento della sezione disciplinare del Csm per rispondere non solo all’esigenza di rendere più rigoroso e penetrante il controllo sulla professionalità dei magistrati, ma anche affinché i cittadini tornino ad esprimere il loro apprezzamento per l’affidabilità dell’ordine giudiziario. La campagna diffamatoria prima, e questa riforma poi, dimostrano ancora una volta che tra le priorità del Governo, il bene dei cittadini non è ai primi posti. Si continua ancora a fare riforme e leggi ad personam, o come in questo caso contra personam”.

 

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