Opinioni
Il “muro” di paletti nello slargo di fronte al Duomo: un pugno nell’occhio in nome della sicurezza e della visibilità
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Più che un intervento di sicurezza urbana, a molti è sembrato un vero e proprio pugno nell’occhio. Nello slargo che collega Corso Vittorio Emanuele III e Corso Garibaldi, proprio di fronte alla maestosità del Duomo di Benevento, da questa mattina è comparsa una lunga fila di paletti bianchi e rossi. Una barriera installata dalla società Bemobi con l’obiettivo di contrastare la sosta selvaggia e migliorare la visibilità, ma che ha immediatamente acceso nuove polemiche sulla gestione degli spazi pubblici, sulla vivibilità del centro storico e, soprattutto, sull’impatto estetico di un intervento realizzato in uno degli scorci più suggestivi della città.
La prima perplessità riguarda proprio l’impatto visivo. In un contesto urbano di particolare pregio, caratterizzato dalla presenza della Cattedrale e da edifici che raccontano la storia del centro cittadino, la scelta di installare ventidue dissuasori ad alta visibilità appare a molti sproporzionata e poco armoniosa. Se l’intento era quello di garantire maggiore sicurezza a pedoni e automobilisti, impedendo la sosta irregolare in un punto delicato anche per la visibilità, il risultato restituisce un’immagine decisamente poco gradevole: una sorta di barriera da cantiere permanente che finisce per alterare la percezione di uno spazio storico.
C’è poi la questione della fruibilità. Prima dell’installazione, quell’area, pur essendo interessata dal divieto di sosta e fermata, rappresentava spesso un punto utilizzato dagli automobilisti per soste rapide e irregolari. Una situazione che richiedeva controlli e interventi della Polizia Municipale, con le conseguenti sanzioni. Adesso il problema della sosta abusiva è stato certamente arginato attraverso una barriera fisica, ma resta da capire se questa fosse la soluzione più opportuna e se siano state valutate alternative meno impattanti sul piano estetico e funzionale.
Lo slargo appare oggi delimitato e, per certi versi, ingabbiato da una successione di paletti che ne modificano radicalmente l’aspetto. Uno spazio sottratto alle auto, ma che non sembra tradursi in un concreto miglioramento della fruibilità per i cittadini. E torna inevitabilmente la domanda: come si concilia la necessità di tutelare la sicurezza con quella di preservare il decoro urbano?
L’episodio si inserisce, del resto, in un dibattito ben più ampio e ormai ricorrente in città: quello – riferito da parte della cittadinanza – della progressiva riduzione degli stalli gratuiti e dell’espansione della sosta a pagamento. Un tema che continua ad alimentare malumori tra residenti e automobilisti.
Il serpentone bianco e rosso davanti al Duomo è destinato, dunque, a far discutere. Da una parte l’esigenza di contrastare comportamenti irregolari e garantire la sicurezza, dall’altra il diritto dei cittadini a uno spazio urbano decoroso, funzionale e rispettoso del contesto architettonico. La sosta selvaggia non è certamente un problema da sottovalutare, ma la domanda resta: era davvero necessario intervenire in questo modo?
Per ora, davanti alla Cattedrale, le auto non sostano più (o sostano dinanzi, restringendo ancor di più la strada). Al loro posto ci sono decine di paletti che hanno già conquistato, nel bene o nel male, il centro della polemica cittadina.




