POLITICA
Inchiesta Santamaria, il malcontento non risparmia l’opposizione: dopo 10 anni manca un leader, ma anche un consenso forte
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“Se Atene piange, Sparta non ride”. Lo scombussolamento prodotto dal recente allargamento giudiziario della “vicenda Santamaria” ha portato con sé qualcosa di inaspettato: decise rimostranze anche nei confronti dell’opposizione.
Ebbene sì. E’ accaduto un qualcosa che proprio non ci si aspettava. Mentre l’opposizione al mastellismo, proveniente da destra e da sinistra, sta cavalcando politicamente il decreto di perquisizione e sequestro, in particolare a carico del presidente mastelliano del Consiglio comunale e di una serie di dirigenti della macchina amministrativa, ha preso vita un deciso contrasto, soprattutto via social, nei confronti della stessa opposizione consiliare.
È successo così che le pagine e i commenti social di diversi esponenti politici della minoranza, in particolare di quelli più attivi proprio sui social, siano diventati terreno di contestazioni dure, a volte motivate, altre meno, sino ad arrivare alle reiterate richieste di dimissioni dei consiglieri di minoranza, per dare segnali di discontinuità più marcati o anche per invocare, in alcuni casi, improbabili decisioni prefettizie.
I consiglieri di minoranza hanno provato a replicare alle accuse che, forse in modo inaspettato, sono loro piovute addosso, sottolineando il proprio operato nel corso degli anni e, in particolare, in quest’ultimo periodo così turbolento, tra inchieste giudiziarie, miasmi e altre forme di inquinamento. Aggiungendo ulteriori elementi: in primo luogo, che ai rappresentanti della minoranza il percorso di controllo amministrativo sarebbe stato reso impervio, se non addirittura impossibile. Inoltre, che, alla luce dei possibili subentranti, le loro dimissioni avrebbero finito per rafforzare la maggioranza più che indebolirla.
Deduzioni e controdeduzioni legittime. Ma l’elemento sorprendente è stato sicuramente un altro: che un certo malcontento nei confronti dell’opposizione sia emerso in particolare dal proprio elettorato e non, dunque, da fronde politiche avverse.
A un anno dalle prossime elezioni amministrative, quindi, non è soltanto il fronte mastelliano a dover ritrovare brio per disegnare e decidere il proprio futuro. Anche le opposizioni al mastellismo, dopo ben dieci anni trascorsi sui banchi consiliari, si trovano davanti alla necessità di individuare il prossimo leader e, soprattutto, di definire concretamente un’idea di città da sottoporre agli elettori. Per ovvie ragioni il ruolo di guida non può più essere di Luigi Diego Perifano, che pure ha retto le fila dell’opposizione in questo ultimo lustro.
Ma il problema va oltre la semplice individuazione di un nome da candidare a sindaco: almeno allo stato, e per quanto si possa ricavare dalle reazioni sui social – che sono uno spicchio della società, non certamente il suo specchio – non sembra esserci un consenso alle spalle fortemente radicato e sufficientemente forte e univoco, costruito attraverso l’azione di opposizione, da spingere un gruppo di consiglieri uscenti a guidare o a rivendicare con forza un’azione di rinnovamento.
È questo, forse, l’elemento più interessante emerso in questi giorni. La vicenda giudiziaria ha inevitabilmente spostato i riflettori sulla maggioranza e sui suoi uomini, ma le reazioni che ne sono seguite hanno acceso una luce anche sull’altro fronte. Perché se il mastellismo deve fare i conti con il proprio futuro, l’opposizione deve ancora ben capire se, dopo dieci anni di presenza consiliare, dispone delle donne e degli uomini, delle idee e soprattutto del consenso necessari per costruire e offrire un’alternativa credibile e spendibile ai beneventani.




