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Incendio di Airola, esposto in Parlamento: “Aprire un’inchiesta sul caso”

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Un esposto sul “Caso Airola” è stato presentato dall’avvocato Teresa Meccariello al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e al Presidente della Regione Campania.

Al centro dell’esposto c’è il rogo sviluppatosi il 31 agosto nella zona industriale, presso l’impianto di stoccaggio e trattamento di rifiuti urbani e speciali non pericolosi gestito dalla società Eco Energy srl. Le fiamme avrebbero aggredito una massa di rifiuti stimata in circa un milione di metri cubi, composta in larga parte da plastiche, carta e pneumatici, provocando il prolungato sprigionamento di una fitta colonna di fumo nero che ha interessato un perimetro territoriale di circa tre chilometri quadrati e un’intera vallata, coinvolgendo diversi Comuni.

Particolare attenzione viene riservata agli esiti dei primi monitoraggi ambientali. Le analisi avviate dall’ARPA Campania tramite campionatori ad alto flusso hanno rilevato, nel primo ciclo di campionamento del 31 agosto-1 settembre 2026, una concentrazione di diossine, furani e PCB diossina-simili aerodispersi pari a 0,28 pg/Nm³ I-TEQ, superiore al valore di riferimento di 0,15 pg/Nm³ I-TEQ. La vastità della nube ha reso necessario l’utilizzo di ulteriori stazioni di monitoraggio nei Comuni limitrofi di Arienzo, Bucciano e Rotondi, oltre all’impiego di laboratori mobili per la misurazione di altri inquinanti.

Uno dei punti centrali dell’esposto riguarda le vicende giudiziarie che hanno interessato l’area. La società Eco Energy srl era sottoposta ad amministrazione giudiziaria dal gennaio 2022, su provvedimento del Tribunale di Benevento, per ipotesi di reato di riciclaggio.

Nell’aprile 2024, inoltre, l’impianto è stato sottoposto a sequestro preventivo da parte del GIP di Benevento, nell’ambito di un’indagine del NOE dei Carabinieri di Napoli, per ipotesi di illecita gestione di rifiuti, scarico abusivo e violazione delle prescrizioni autorizzative.

Nell’esposto si fa riferimento anche all’accumulo di rifiuti ammassati “fuori layout”, ad altezze ritenute pericolose sia all’interno sia all’esterno del capannone di circa 5.000 metri quadrati, con conseguenze sulla viabilità interna e sulle vie di sicurezza.

«Ciononostante – si legge nella petizione – il sito non è mai stato svuotato né bonificato», conservando fino al 31 agosto 2026, secondo la ricostruzione proposta, un carico di incendio considerato insostenibile per la pubblica sicurezza.

La petizione richiama poi il precedente incendio del 13 ottobre 2021, quando la zona PIP di Airola fu interessata dal devastante rogo che distrusse lo stabilimento della Sapa e l’adiacente struttura logistica. Un precedente che, secondo l’avvocato Meccariello, rende necessario verificare se dopo quell’evento siano state adottate idonee misure preventive e di sicurezza sull’intera area industriale.

Nell’esposto viene sottolineata anche la portata sovracomunale dell’emergenza. Il primo settembre si è tenuta in Prefettura a Benevento una riunione straordinaria di coordinamento con i sindaci di 11 Comuni interessati, oltre ai vertici delle forze dell’ordine, dei Vigili del Fuoco, dell’ASL, dell’ARPAC e della Prefettura di Avellino.

Particolare preoccupazione viene espressa per le possibili ricadute sull’agricoltura e sulla filiera agroalimentare della Valle Caudina. L’esposto richiama la fascia prioritaria di potenziale contaminazione individuata dall’ASL, fino a tre chilometri, per i controlli a campione sulle aziende agricole e zootecniche.

Secondo la petizione, il ritardo negli esiti analitici o la mancanza di un sostegno pubblico immediato rischierebbero di provocare danni alle imprese agricole, ai coltivatori diretti e all’agricoltura privata, con conseguenze anche sulla filiera agroalimentare locale.

L’avvocato Meccariello richiama inoltre il possibile effetto cumulativo degli inquinanti derivanti dai roghi del 2021 e del 2026, ipotizzando possibili ricadute sui terreni, sulle falde acquifere e sulla catena alimentare della Valle Caudina. Un aspetto sul quale, viene sottolineato, sarebbe necessario effettuare verifiche approfondite.

Alla luce di questo quadro, la petizione chiede alle Camere e alla competente Commissione parlamentare di valutare l’apertura di un’inchiesta sul “Caso Airola”, con l’obiettivo di accertare formalmente le cause del disastro ambientale del 31 agosto e verificare eventuali responsabilità nella gestione della sicurezza industriale dell’area.

Tra le richieste figura anche l’audizione dei soggetti coinvolti e la verifica dell’attuazione dei piani di emergenza, delle garanzie fideiussorie e delle polizze ambientali, per evitare che i costi delle eventuali operazioni di bonifica possano gravare sul bilancio pubblico.

L’esposto sollecita inoltre un monitoraggio sanitario cumulativo e l’istituzione di un registro epidemiologico territoriale per la popolazione esposta ai fumi di diossina, tenendo conto, in particolare, dell’impatto cumulativo dei roghi del 2021 e del 2026.

Tra le richieste avanzate c’è anche il sostegno allo stato di calamità, con misure a tutela delle imprese e degli agricoltori danneggiati, oltre all’attivazione di uno sportello straordinario per agricoltori, allevatori, imprese agricole e coltivatori.

La petizione propone analisi di laboratorio rapide e gratuite per il rilascio dei certificati di salubrità delle produzioni, ristori economici immediati e azioni di rivalsa sui responsabili del rogo per il risarcimento dei danni economici e d’immagine eventualmente subiti dal territorio.

Infine, viene chiesto di valutare il riconoscimento della Valle Caudina come “Area a rischio di crisi ambientale”, con tutele speciali, finanziamenti straordinari per la bonifica dei suoli e delle falde e misure di sostegno economico e fiscale per le aziende agricole e per il comparto agroalimentare.

L’obiettivo dichiarato è quello di promuovere un piano straordinario di risanamento e bonifica e garantire, attraverso Governo, Ministero dell’Ambiente e Regione Campania, misure specifiche per la tutela ambientale, sanitaria ed economica della Valle Caudina.

“Da cittadina ho fatto il mio dovere – sottolinea Meccariello – Ora mi aspetto che la Politica e chi siede nelle istituzioni in rappresentanza di questo territorio faccia lo stesso. Non bastano i soliti proclami perché di quelli ne abbiamo avuti fin troppi. Il rischio è che tra qualche giorno su questa nube tossica cali il silenzio. E’ per questo motivo che ho depositato, come cittadina, una Petizione alle Presidenze di Camera e Senato, alla Commissione Ecomafie e alla Regione Campania perché sul rogo di Airola dello scorso 31 agosto non bastano le sole ordinanze sindacali.

Questa è la seconda volta dopo il 2021, non possiamo aspettare la terza. La faccenda non riguarda più solo e soltanto Airola o la Valle caudina: il caso Airola è e deve essere un caso Nazionale perché è il fallimento di una regione di un modello. Dopo la terra dei Fuochi del 1994, il rogo dell’impianto STIR nel 2019, per citare soli i casi più emblematici, ci ritroviamo nel 2026 a parlare ancora delle stesse cose che si sommano a tante altre mancanze strutturali. Non abbiamo mai chiesto la luna ma cose semplici che in un paese civile si chiamano servizi pubblici essenziali (come la rete ferroviaria, una viabilità adeguata, la tutela del territorio) e lep (livelli essenziali di prestazione)”.

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