AMBIENTE
Benevento: presentati i dati di “OneAquaHealt”, una ricerca internazionale sullo stato delle acque
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È stato anche un valido esempio di democrazia partecipata il workshop dal titolo OneAquaHealt, che ha visto confrontarsi in una intensa giornata di studi che ha fatto il punto tra gli ecosistemi acquatici urbani di cinque città europee: oltre Benevento, Coimbra (Portogallo), Ghent (Belgio), Tolosa (Francia), Oslo (Norveglia).
Un progetto europeo di ampio respiro internazionale che ha raccolto dati preziosi, analizzando la qualità di corsi d’acqua urbani ed extraurbani dei siti coinvolti. Il workshop ha esposto materiali ed esperienze maturate nel corso del progetto per tradurle in proposte concrete agli stakeholders e ai decisori politici.
“Nelle aree urbanizzate, gli ecosistemi acquatici – ha detto il coordinatore del progetto Professore Luigi Esposito dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, la quale con la Facoltà di Veterinaria ha fornito il supporto scientifico – costituiscono corridoi ecologici tra aree naturali frammentate, supportando un’ampia biodiversità e una varietà di Servizi Ecosistemici molto spesso ignoti ai decisori politici territoriali”.
Il progetto ha ripreso le linee guida di OneAquaHealt che, non a caso, hanno chiesto il maggiore coinvolgimento possibile di autorità, decisori politici, cittadinanza qualificata. Apprezzatissimi gli interventi in video delle assessore Maria Carmela Serluca, competente per l’Agricoltura e Fiorella Zabatta, con delega al settore Pesca, della Regione Campania”.
Illuminante l’intervento del dottor Antonio Limone, direttore generale Asl Caserta: “Parliamo di qualcosa che non c’è: l’acqua, perché i fiumi sono asciutti.”, facendo riferimento alla sempre più scarsa portata dei corsi d’acqua. Poi aggiunge “Se vogliamo trovare davvero soluzioni bisogna produrre dei report che devono essere consegnati alla classe politica”. Tutelare la risorsa acqua con soluzioni adeguate. Da più parti si è sottolineata la necessità di ripristinare i contratti di fiume.
Giuseppe Campanile, del Consiglio di Amministrazione della Federico II, ha detto “nelle acque, dai nostri studi, sono state ritrovate, oltre che sostanze tossiche, anche tracce di farmaci, vuol dire che le nostre abitudini sono cambiate negli anni”. Un sistema complesso come quello evidenziato dagli studi condotti da “OneAquaHealt” ha coinvolto moltissime realtà e prodotto eccezionali risultati, ma, riprendendo le parole del dottor Limone “il lavoro scientifico deve indicare una strada”.
Ha concluso il professore Luigi Esposito: “ ‘OneAquaHealt’ sta per terminare ma ci sono buone prospettive per proseguire nel nostro lavoro di ricerca, con un nuovo progetto “Climact” che proseguirà il lavoro fatto fino ad oggi”.




