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ECONOMIA

Territori in bilico – Il rilancio dei borghi si scontra con la carenza dei servizi

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L’inchiesta pubblicata alcuni giorni fa su ‘Il Sole 24 Ore’ accende i riflettori su uno dei nodi più complessi e contraddittorii del nostro tempo: il destino delle aree interne e il disegno, teoricamente suggestivo, di fare dei piccoli borghi la valvola di sfogo per decongestionare le grandi aree metropolitane. La fotografia scattata dal quotidiano economico costringe a una riflessione profonda che va ben oltre il fascino nostalgico del “piccolo è bello”. I numeri, nella loro spietata chiarezza, dicono che meno di un Comune italiano sotto i 5.000 abitanti su cinque (appena il 19,6%) è in grado di garantire contemporaneamente quattro presidi elementari di convivenza civile: una farmacia, un ufficio postale, uno sportello bancario e un distributore di carburante. L’80,4% di queste realtà sconta l’assenza di almeno uno di questi servizi, con picchi di isolamento che sfiorano l’83% nei territori montani e una desertificazione bancaria che lascia scoperto il 60,7% dei centri minori.

All’interno di questo quadro nazionale, la riflessione si fa ancora più stringente se si analizzano i dati specifici del Mezzogiorno, dove le carenze infrastrutturali rischiano di cronicizzarsi. Al Sud, appena il 15,9% dei piccoli centri riesce a garantire la copertura totale dei quattro servizi di prossimità. La stragrande maggioranza si barcamena in una fascia intermedia di parziale efficienza, con il 41,1% dei Comuni che dispone di appena due servizi e il 35,2% che ne assicura tre. A preoccupare maggiormente è però quella soglia di totale marginalità che penalizza quasi un borgo meridionale su dieci: il 7,3% delle amministrazioni sopravvive con un unico presidio attivo, mentre lo 0,6% si trova in una condizione di completo isolamento, totalmente privo di farmacie, uffici postali, sportelli o distributori.

Questi dati impongono di interrogarci sul reale significato della parola “sviluppo” e sulla sostenibilità sociale delle politiche attuali. La tendenza a cercare una qualità della vita differente, accelerata dallo smart working e dal desiderio di fuggire dal caos urbano, esiste ed è un valore. Tuttavia, l’errore prospettico della politica – sia a livello nazionale che locale – è l’illusione che basti un incentivo monetario per colmare un vuoto strutturale. L’ampio ventaglio di misure descritto dal giornale – che spazia dall’ipotesi di una flat tax al 4% per i pensionati extra-Ue fino ai bonus bebè legati alla residenza quinquennale, passando per i contributi a fondo perduto e i crediti d’imposta regionali per le ristrutturazioni – rischia di rimanere una risposta effimera a un problema strutturale. Il denaro può attrarre l’attenzione temporanea, ma non trattiene le persone laddove mancano le condizioni minime per la quotidianità.

La riflessione cruciale investe quindi la capacità di programmazione e di spesa dello Stato. Il fatto che, ad aprile 2026, la Strategia Nazionale per le Aree Interne (Snai) relativa al ciclo 2014-2020 avesse speso poco più della metà del miliardo e duecento milioni stanziati a causa di veti e ritardi burocratici a catena, è il sintomo di un corto circuito. Se le risorse esistenti, incluse quelle imponenti del Pnrr, faticano a tradursi in cantieri e servizi reali, la transizione ecologica e l’adattamento ai cambiamenti climatici – che proprio nelle terre alte e nei piccoli centri dovrebbero trovare i loro laboratori ideali – rischiano di restare concetti astratti.

Perché il ripopolamento si trasformi in una reale inversione demografica e non nell’ennesimo finanziamento a fondo perduto per seconde case o “Disneyland stagionali”, serve un radicale cambio di paradigma. La certezza dei diritti fondamentali – salute, istruzione, mobilità – deve precedere la logica del bonus. Solo restituendo dignità infrastrutturale ai territori, colmando i divari storici che penalizzano le aree interne del Mezzogiorno, si potrà trasformare la riscoperta dei borghi da fenomeno passeggero a pilastro di un nuovo modello di sviluppo economico e sociale per l’intero Paese.

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