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ECONOMIA

Macchiarolo, il manager visionario che ha trasformato il rigore dell’automotive in un modello per le PMI: “Le imprese nascono dai numeri, ma crescono con il coraggio”

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Ci sono uomini che fanno impresa. E poi ci sono uomini che, attraverso l’impresa, provano a cambiare il destino di un territorio. Il beneventano Innocenzo Macchiarolo, ceo della MD industrial consulting – appartiene alla seconda categoria.

Il suo quartier generale – il Work Center – è alle porte di Benevento, in contrada Piano Cappelle. Ma definirlo semplicemente “ufficio” sarebbe riduttivo. Perché quel luogo racconta molto più di una società di consulenza industriale. Racconta una filosofia. Una visione. Un’idea quasi ostinata: dimostrare che anche nelle aree interne del Sud si possa costruire innovazione, trattenere talenti, creare lavoro e generare sviluppo senza dover inseguire i modelli delle grandi metropoli.

Entrando nel Work Center si ha quasi la sensazione di essere in un’altra nazione. Spazi aperti, ambienti luminosi, coworking, sale relax, startup che condividono idee, professionisti che si confrontano davanti a un caffè. Una struttura dal respiro internazionale, ispirata ai poli creativi osservati anni fa da Macchiarolo a Monaco di Baviera, nel Nord Europa e negli Stati Uniti.

Eppure tutto nasce da qui. Da Benevento. Da un uomo partito dal basso, letteralmente dalla catena industriale dell’automotive.

La fabbrica come scuola di vita – La sua storia professionale non nasce nei consigli di amministrazione. Nasce nei reparti produttivi, tra cablaggi motore, presse industriali e turni massacranti. “Subito dopo la laurea in ingegneria iniziai a lavorare in una società di Pietradefusi che produceva cavi per il settore automotive. Dovevo programmare macchine super evolute per l’epoca, capaci di realizzare i cablaggi motore delle Fiat. Facevamo i cavi della Punto, della Delta Integrale. Prodotti complessi, precisione assoluta”.

Era la fine degli anni ’90. Il settore automotive italiano viveva ancora la grande stagione industriale. E in quel mondo feroce, frenetico, spietatamente competitivo, Macchiarolo cresce velocemente. Dopo appena tre mesi diventa responsabile qualità. Dopo un anno dirige già uno stabilimento con settanta persone.

“Il mondo dell’auto è una palestra durissima. È un ambiente dove non puoi improvvisare nulla. Devi prevenire i problemi prima ancora che si verifichino. Ti insegna il metodo, la disciplina, la velocità decisionale”. Ma soprattutto gli insegna una cosa che porterà dentro per tutta la vita: il controllo dei numeri. “Un’azienda che non misura i propri dati è un’azienda che naviga al buio”, mi ripete. È qui che entra in scena il WCM, il World Class Manufacturing, il sistema industriale fondato sulla filosofia dello Zero Waste: zero difetti, zero guasti, zero sprechi, zero incidenti. Una cultura quasi scientifica della produzione che Macchiarolo assorbe completamente. “Il WCM non ti insegna semplicemente a correggere gli errori. Ti insegna a prevederli. Ogni perdita va analizzata. Ogni inefficienza misurata. Ogni processo ottimizzato”. Ma il vero incontro destinato a cambiargli la vita non è con un modello industriale. È con un uomo.

Angelo Affinita e l’eredità invisibile – Quando entra nel gruppo guidato da Angelo Affinita, Macchiarolo vive una delle esperienze più importanti della sua vita professionale e umana.

Con Affinita lavora fianco a fianco per anni, accompagnando la crescita di un gruppo industriale che passa da 7 a 270 milioni di euro di fatturato attraverso acquisizioni, innovazione e sviluppo internazionale. Ma più dei numeri, a restargli dentro saranno i valori.

“Angelo mi ha insegnato cose che non trovi in nessun manuale di management. Mi ripeteva sempre: ‘Bisogna arrossire una sola volta’. Significa non nascondere mai un problema al cliente. Significa metterci la faccia, assumersi le responsabilità, risolvere subito e andare avanti”.

Lo dice con emozione autentica. Perché dietro quel ricordo si percepisce ancora il rapporto umano profondo che li legava. “Ho avuto il privilegio e l’onore di essere il suo braccio destro fino alla sua prematura scomparsa. Mi ha insegnato a riflettere prima di decidere. A non correre. A meditare ogni scelta strategica”.

Da una parte il rigore matematico dell’automotive. Dall’altra l’etica manageriale e la centralità delle persone. È proprio dalla fusione di queste due anime che nel 2014 nasce MD Industrial Consulting.

“Entriamo nel DNA della tua impresa” – Macchiarolo capisce una cosa prima di molti altri: le PMI italiane non hanno bisogno dell’ennesimo consulente che compila pratiche o vende contributi pubblici. Hanno bisogno di qualcuno che entri davvero dentro le aziende.

Nasce così il claim che ancora oggi rappresenta il manifesto operativo della MD: “Entriamo nel DNA della tua impresa”. Non uno slogan pubblicitario. Ma un metodo. “Non vendiamo consulenze standardizzate. Passiamo tempo nei reparti produttivi, negli uffici, con le persone. Analizziamo i flussi reali, leggiamo i dati, capiamo i problemi veri”. Ed è qui che emerge uno dei temi centrali della sua visione imprenditoriale: la cultura del dato.

“Molti imprenditori gestiscono ancora le aziende soltanto con l’intuito. Ma l’intuito serve per creare un business. Per farlo crescere servono numeri, KPI, controllo di gestione, pianificazione finanziaria”. Macchiarolo parla come un manager industriale, ma ragiona spesso come un mental coach. Perché il suo lavoro non è soltanto riorganizzare aziende. È soprattutto cambiare mentalità: “Il problema più grande non è quasi mai tecnico. È culturale. Molti imprenditori investono senza chiedersi se quell’investimento genererà davvero valore”.

E racconta un episodio emblematico: “Un imprenditore voleva acquistare una nuova linea da 600 mila euro approfittando dei crediti d’imposta. Analizzando i dati mi resi conto che quella macchina non avrebbe migliorato realmente il conto economico. Gli proposi invece un investimento agrivoltaico. Oggi quell’impianto produce energia, genera margini veri e crea stabilità finanziaria”.

È questo il punto chiave della filosofia MD: il contributo pubblico non deve essere un fine. Deve essere uno strumento per creare crescita reale: “Noi non facciamo bandi per prendere incentivi. Li facciamo per aumentare fatturato, competitività e qualità”.

Oggi MD segue oltre 350 aziende in tutta Italia. Campania, Lazio, Marche, Lombardia, Piemonte. Una struttura multidisciplinare fatta di commercialisti, revisori, ingegneri, esperti di organizzazione industriale e professionisti provenienti dal mondo automotive.

Ma la vera differenza sta nell’approccio: “Noi fatturiamo solo quando il cliente ottiene il risultato”. Un modello quasi rivoluzionario nel mondo della consulenza: “Se un’azienda chiude un accordo industriale grazie al nostro lavoro, noi veniamo pagati dopo. Questo crea fiducia. Vuol dire condividere il rischio insieme all’imprenditore”.

E i risultati arrivano anche oltre i confini italiani. Recentemente MD ha accompagnato un’azienda automotive italiana in Ungheria, uno dei nuovi hub europei del settore auto.

Abbiamo analizzato il mercato, trovato partner industriali, costruito relazioni con aziende locali. Oggi quella società sta lavorando su commesse internazionali legate anche alla nuova Panda”. Perché il vero valore della consulenza, per Macchiarolo, non è compilare documenti. È costruire futuro.

Il Work Center: il luogo dove nascono le idee – Forse il progetto che più racconta la sua personalità è proprio il Work Center. L’idea nasce anni fa durante i suoi viaggi all’estero. “Rimasi colpito da questi poli creativi dove professionisti diversi lavoravano insieme, si incontravano, facevano rete. Pensai che Benevento avesse bisogno esattamente di questo”. Così nasce uno spazio che unisce coworking, networking, innovazione e benessere lavorativo.

Perché per Macchiarolo il benessere sul posto di lavoro non è un dettaglio. È produttività. “Sono stato dipendente. So cosa significa lavorare in ambienti tossici, dominati dalla competizione interna. Nelle multinazionali spesso perdi tempo a gestire guerre tra dirigenti invece di concentrarti sui risultati”.

Al contrario, il Work Center nasce per favorire cooperazione, creatività e contaminazione di competenze. Qui convivono startup innovative, consulenti, ingegneri, esperti di finanza, professionisti digitali: “Dalle contaminazioni nascono opportunità economiche vere. Volevo creare un polo di idee. Un luogo dove i giovani possano restare e creare”.

JYSK, energia e il coraggio di investire nel Sannio – La visione di Macchiarolo non si ferma alla consulenza. È stato tra i protagonisti dell’operazione che nel 2024 ha portato a Benevento il colosso danese JYSK, contribuendo alla riqualificazione commerciale di via dei Mulini. “Bisogna capire cosa manca sul territorio. Non serve aprire attività tutte uguali. Servono servizi nuovi, investimenti nuovi, visione”.

Per lui il problema del Sud – e del Sannio in particolare – non è l’assenza di opportunità. È l’assenza di mentalità imprenditoriale. “Benevento ha enormi potenzialità. Abbiamo sole, territorio, qualità della vita. Eppure spesso arrivano multinazionali da fuori a investire sulle nostre risorse perché noi non ci crediamo abbastanza”.

Da questa convinzione nasce anche One Energy, una delle prime comunità energetiche della Campania. “Con la comunità energetica il valore resta sul territorio. Imprese e cittadini producono energia, consumano energia e condividono benefici economici”.

Un modello che secondo lui può rappresentare una rivoluzione per le aree interne: “Le rinnovabili non devono essere soltanto business finanziario. Devono creare economia locale, servizi, occupazione”.

E già guarda oltre. Con il figlio Luca ha avviato Green Asset, società che opererà nello sviluppo di sistemi innovativi di accumulo energetico: “L’accumulo sarà il futuro del settore energetico. Vogliamo essere tra i primi a sperimentare soluzioni avanzate”.

La palestra Armonia e il lato più umano dell’imprenditore – Ma tra tutti i progetti, ce n’è uno che gli illumina lo sguardo in modo diverso. È Armonia, la palestra di ginnastica artistica che nascerà in via dei Mulini e sarà guidata dalla figlia Chiara.

Qui il linguaggio dei numeri lascia spazio quasi all’emozione. “Questo progetto ha un valore affettivo enorme. Daremo lavoro a ragazze del territorio che potranno fare ciò che amano davvero”.

Racconta di una giovane laureata in biotecnologie che ha deciso di restare nel Sannio per diventare istruttrice. “Ecco, questa è la vera vittoria. Trattenere una mente che forse sarebbe andata via”.

Per Macchiarolo lo sport è molto più di un investimento. È responsabilità sociale. “Lo sport insegna disciplina, resilienza, rispetto delle regole. Toglie i giovani dall’isolamento”.

E ancora una volta ritorna il suo concetto chiave: creare servizi che generino contemporaneamente valore economico e valore sociale.

“Il problema non sono i giovani. È la paura che gli trasmettiamo” – Quando parla del futuro del Sannio, Macchiarolo è concreto e ancora una volta lungimirante.

“Lo spopolamento non è una condanna inevitabile. Ma dobbiamo cambiare mentalità”. E individua tre priorità assolute: infrastrutture, connessioni veloci e collaborazione con l’Università del Sannio per trattenere talenti. Poi però affonda su un tema più profondo: la cultura della sicurezza. “Oggi i giovani crescono spesso educati alla paura. Guardano il posto fisso perché noi adulti gli trasmettiamo insicurezza”.

Parla da padre, prima ancora che da imprenditore. “Noi dobbiamo insegnare ai ragazzi il coraggio di creare. Per fare impresa serve sicurezza interiore. Serve determinazione”.

Poi sorride, osserva il Work Center pieno di persone che lavorano, startup che nascono, idee che si intrecciano. Ed è forse lì che si comprende davvero la sua visione. Perché Innocenzo Macchiarolo non sta semplicemente affiancando o costruendo aziende. Sta provando a costruire un ecosistema. Un luogo dove restare non sia più una rinuncia, ma una scelta di futuro.

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