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Ceppaloni apre il Festival del Libro: Veltroni e Mari rilanciano il valore della verità nell’era dei social

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Dopo i saluti istituzionali del sindaco Claudio Cataudo, ha preso il via la terza edizione del Festival del Libro di Ceppaloni.

Tra i protagonisti della giornata il giornalista Giovanni Mari e Walter Veltroni, che hanno guidato il pubblico attraverso temi centrali del nostro tempo: libertà di stampa, crisi del pensiero critico, social network, disagio giovanile, educazione, memoria storica e bisogno di ascolto.

Nel suo intervento, Giovanni Mari ha soffermato la sua attenzione sulla libertà di espressione, partendo dalla storia italiana e dal progressivo smantellamento della stampa durante il fascismo. Ricordando il delitto Matteotti e la scelta del regime di distruggere il pluralismo dell’informazione, Mari ha sottolineato che la libertà di stampa non muore mai da sola, ma viene indebolita quando chi dovrebbe difenderla sceglie di voltarsi dall’altra parte.

Una riflessione che si è poi spostata sull’attualità, con un’analisi della crisi del giornalismo e del ruolo sempre più dominante dei social network. Secondo Mari, oggi i poteri politici, economici e finanziari puntano a eliminare il filtro del pensiero critico e dell’informazione professionale, parlando direttamente ai cittadini attraverso strumenti sempre più rapidi e privi di mediazione.

«I social sembrano amici, ma rischiano di diventare un veleno molto pericoloso», ha spiegato, denunciando una comunicazione costruita sempre più sugli slogan e sempre meno sulla comprensione reale dei problemi. Da qui il richiamo allo slogan del Festival “Dal labirinto si esce leggendo”, indicato come una risposta concreta alla superficialità del dibattito contemporaneo.

Mari ha inoltre invitato a recuperare forme di partecipazione dal basso, ricordando come le grandi resistenze del Novecento siano nate anche attraverso strumenti semplici come i volantini clandestini distribuiti nelle fabbriche e nei luoghi pubblici. «Oggi non possiamo abbandonare il campo dei social, ma dobbiamo smettere di fare gli influencer e tornare a essere informatori», ha concluso, ribadendo l’importanza di continuare a fare domande per difendere la democrazia.

Grande attenzione anche per l’incontro con Walter Veltroni, che ha affrontato il tema del disagio giovanile e della fragilità sociale contemporanea partendo dal personaggio di Buonvino, protagonista della fortunata saga letteraria ideata dallo stesso Veltroni.

Veltroni ha definito il disagio psicologico degli adolescenti «una grande emergenza sociale troppo spesso ignorata», ricordando dati allarmanti cresciuti soprattutto dopo il Covid. Ha citato l’aumento delle richieste di intervento nei pronto soccorso pediatrici e il crescente senso di solitudine che colpisce i più giovani in una società dominata dalla pressione dei risultati, dalla competitività e dalla paura di fallire.

Particolarmente toccanti i riferimenti a episodi di cronaca che raccontano il peso delle aspettative sulle nuove generazioni, in un contesto che spesso valuta i ragazzi soltanto in base ai risultati e non alla loro condizione emotiva.

Al centro del dialogo anche il tema dell’ascolto, indicato da Veltroni come la vera “investigazione” di cui la società avrebbe bisogno oggi. «I ragazzi devono poter parlare, raccontarsi, essere ascoltati», ha spiegato, denunciando una società che tende invece a isolare le persone e a sostituire le relazioni umane con la dipendenza tecnologica.

Ampia la riflessione sull’impatto degli smartphone e dei social network, descritti come strumenti che hanno progressivamente sottratto tempo, concentrazione e autonomia alle persone. «Quel telefono si è preso la nostra vita», ha affermato, sottolineando come la continua connessione abbia ridotto la capacità di leggere, concentrarsi e vivere relazioni autentiche.

Veltroni ha poi ricordato il trauma collettivo della pandemia, parlando della didattica a distanza come di una “contraddizione in termini”, perché educare significa guardarsi negli occhi, condividere esperienze, vivere la socialità e non restare isolati davanti a uno schermo.

Nel corso dell’incontro si è discusso anche del rapporto tra genitori e figli. Veltroni ha osservato come molti genitori contemporanei tendano a essere troppo protettivi e poco autorevoli, cercando di eliminare ogni conflitto, mentre la conflittualità rappresenta spesso un passaggio naturale verso l’autonomia personale.

Spazio infine a una riflessione sulla speranza e la memoria storica. Di fronte alle paure del presente, Veltroni ha invitato a non abituarsi mai alla barbarie, all’indifferenza e alla semplificazione del pensiero, ricordando come l’Italia abbia saputo rialzarsi anche dopo le tragedie del Novecento grazie all’impegno civile, culturale e sociale di intere generazioni.

La giornata inaugurale del Festival del Libro di Ceppaloni si è così trasformata in un grande momento di confronto, rilanciando il valore della cultura, della lettura e del pensiero critico come strumenti indispensabili per comprendere il presente e costruire il futuro.

Il Festival prosegue sabato 23 maggio con una nuova giornata di incontri e appuntamenti dedicati soprattutto ai giovani e al racconto della realtà contemporanea. Tra gli ospiti Vanessa Roghi, Daniele Aristarco e Anna De Giovanni.

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