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CULTURA

Rosario Di Crosta, il ‘pr’ che riscopre le tradizioni locali: dalla movida sannita ai progetti per valorizzare sapori genuini e senso di comunità

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Nel Sannio che profuma di mosto, di pane appena sfornato e di storie tramandate a voce, c’è un uomo che ha fatto del divertimento un ponte tra passato e futuro. Rosario Di Crosta, 45enne di Puglianello, è un giovane professionista che non organizza semplici eventi: costruisce emozioni collettive, accende luci nei borghi, riporta le persone a sedersi insieme, a guardarsi negli occhi, a riconoscersi comunità.

La sua è una storia che pulsa di passione vera. Quasi trent’anni vissuti tra musica, piazze e notti infinite, ma sempre con un filo conduttore: lo stare insieme. Dai primi passi a Benevento, quando incontra quello che lui stesso considera un maestro, Sergio Rosiello, “il re delle notti beneventane”, fino all’altro incontro decisivo con l’imprenditore Peppe Ievolella, che gli apre nuove strade e visioni. Due figure chiave, due guide che hanno contribuito a formare non solo il professionista, ma anche l’uomo.

Rosario impara in fretta, cresce, sperimenta. Dalle pubbliche relazioni alla creazione di eventi, fino alla nascita di un’agenzia – la Witch Management – capace di muoversi a tutto tondo nel mondo della comunicazione. Sono anni intensi, fatti di locali pieni, musica alta, collaborazioni importanti. Ma dentro di lui, lentamente, matura qualcosa di diverso.

Poi, la scelta più coraggiosa: tornare a casa. Puglianello non è solo un ritorno geografico, è un ritorno alle radici. È lì che Di Crosta cambia prospettiva: il divertimento non basta più, serve un’anima. Nasce così “Cucinatell & Magnamacell”, un format che è molto più di un evento: è un rito collettivo. Tavolate lunghe, mani che cucinano, piatti che si condividono, storie che si intrecciano. Nessun palco, nessuna distanza: solo persone che diventano protagoniste, unite dal cibo e dalla voglia di stare insieme.

Da quella scintilla nasce un mondo. Eventi, associazioni, piazze che tornano a vivere. E soprattutto nasce “L’Aniéll”, molto più di un piatto: un simbolo. Ispirato a una ricetta antica del suo papà, reinterpretato con rispetto e creatività, diventa l’anello che unisce tradizione, territorio e identità. Un cerchio che racconta Puglianello, le sue strade, le sue radici.

E questo fine settimana — e il prossimo, il 25 e 26 aprile — quel simbolo torna protagonista. La sagra de “L’Aniéll” riaccende il borgo, raddoppia l’attesa, moltiplica le emozioni. Perché il gusto raddoppia? Perché quest’anno raddoppiano gli appuntamenti. Due weekend imperdibili per esplorare ricette antiche e sapori autentici del territorio.

Buona compagnia, piatti genuini, atmosfera di casa: non è uno slogan, è una promessa mantenuta. È il calore delle piazze, è il rumore delle risate, è il profumo delle cucine che si mescola alla musica. È il nostro territorio che si racconta nel modo più sincero possibile.

E poi “Le Finestre sul Sannio”, un’altra intuizione che diventa visione condivisa: un festival capace di unire comunità, pro loco e associazioni, trasformando la nostra provincia in un grande villaggio aperto, dove ogni stand è una storia, ogni sapore è memoria.

Ma Rosario guarda anche avanti. Ai giovani, soprattutto. Alla necessità di restituire valore alla terra, ai mestieri, alle mani che sanno creare. In un’epoca in cui si parte, lui invita a restare. O a tornare. Con idee, con formazione, con orgoglio.

«Sono ritornato a casa e ho sempre amato le tradizioni popolari e la cucina genuina e paesana. Il mio obiettivo è valorizzare questi aspetti», racconta. E poi va oltre, con parole che pesano come un impegno: «Tanti giovani vanno via anche per un posto in fabbrica al Nord, quando si potrebbe riscoprire la terra che dà tantissime soddisfazioni. Viviamo in un posto dove l’agricoltura è il settore predominante: perché non formare ed educare i giovani a riscoprire questi lavori?».

Il suo è uno sguardo lucido, concreto, che non si ferma alla nostalgia, ma diventa proposta: «Mancano gli artigiani. Perché non formare verso queste professioni fondamentali dove ci sarebbe tantissimo lavoro? Stiamo perdendo fette di popolazione, ma noto anche un allontanamento dai valori del passato».

E allora gli eventi diventano strumenti, occasioni, semi da piantare: «I miei eventi si basano su cultura e storia, enogastronomia e riscoperta delle tradizioni. Investiamo in questo. Noi produciamo non solo prodotti genuini ma anche di altissima qualità. Incentiviamo questi tipi di progetti e investiamo nelle future generazioni».

C’è anche un’idea che guarda lontano, alle scuole, ai più piccoli: «Sto ragionando su progetti da portare nelle scuole con una educazione alle tipicità locali e alla riscoperta della terra. Appassioniamo i più piccoli e diamogli opportunità di lavoro che appartengono alle peculiarità del nostro Sannio».

E infine, un richiamo forte, quasi un manifesto: «Prepariamo i nostri figli alla vita lavorativa con una formazione continua con scuole di mestieri che riscoprano lavori che stanno via via scomparendo».

Perché il suo messaggio è semplice e potente: il futuro dei nostri borghi non è altrove, è già qui. Sta nei prodotti che coltiviamo, nelle tradizioni che custodiamo, nelle persone che scelgono di crederci. E allora sì, Rosario Di Crosta continua a far divertire. Ma oggi lo fa con qualcosa in più: un cuore pieno di radici e uno sguardo capace di trasformare ogni evento in un’esperienza che resta.

Non solo una festa. Ma un ritorno a casa.

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