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CULTURA

Eccellenze Sannite, idee a confronto su inclusione e avvicinamento dei disabili al patrimonio culturale

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Idee a confronto sul tema “Tecnologie intelligenti per favorire l’inclusione e avvicinare i disabili al patrimonio culturale”. L’incontro, promosso dalla piattaforma Eccellenze Sannite®, ha permesso ad amministratori, imprenditori e stakeholder di conoscere gli ostacoli e trovare le giuste soluzioni per permettere, anche alle persone che vivono una disabilità, di accedere al patrimonio artistico – culturale: “Si dice: il patrimonio culturale appartiene a tutti. Lo ripetiamo come un principio acquisito, quasi un obbligo di circostanza. Poi, nella realtà, c’è il buio. Il silenzio. La distanza incolmabile di una scultura che non si può toccare, di un dipinto che non si può ascoltare, di uno spazio che il corpo non riesce ad attraversare”.

A portare i saluti istituzionali il Sindaco di Apollosa Danilo Parente: “Promuovere l’accessibilità attraverso l’innovazione, significa andare oltre l’abbattimento delle barriere e ripensare la partecipazione culturale in chiave inclusiva. Le tecnologie intelligenti, se progettate mettendo al centro la persona, diventano strumenti essenziali per garantire a tutti il pieno accesso al patrimonio culturale. Lavorare in soluzioni accessibili significa costruire una società più equa, in cui la cultura sia realmente un diritto universale e un’esperienza condivisa, capace di valorizzare ogni persona. Questo approccio contribuisce a rendere il patrimonio culturale uno spazio aperto, dinamico e partecipato, in cui nessuno sia escluso”.

L’Assessore alle Politiche per la Disabilità del Comune di Benevento Carmen Coppola: “Il patrimonio culturale è un bene comune che deve essere fruibile da tutti. Parlare d’inclusione significa parlare di diritti, opportunità e soprattutto dignità; significa costruire una società capace di non lasciare indietro nessuno, valorizzando le differenze come risorsa, non come limite. Ecco che le tecnologie diventano veri ponti: che avvicinano le persone, abbattono barriere e rendono accessibile ciò che per troppo tempo è stato distante. Rendere accessibili i luoghi, i contenuti e le esperienze culturali, significa ampliare gli orizzonti, creare partecipazione e rafforzare il senso di comunità”.

Il consigliere Centro Servizi Irpinia – Sannio Pasquale Orlando: “La richiesta più ‘politica’ che arriva al Cesvolab è che la tecnologia non sia calata dall’alto. Le Associazioni locali chiedono di essere coinvolte nella creazione dei contenuti digitali affinché le tecnologie intelligenti riflettano realmente l’identità del territorio e i bisogni specifici di chi lo abita. In breve, le comunità chiedono una “Cultura Aumentata”, dove il digitale non serve a stupire ma a rendere il patrimonio parlante. Per tutti, nessuno escluso. Le comunità non chiedono effetti speciali, ma tecnologie abilitanti che risolvano problemi concreti di fruizione: superamento dell’isolamento geografico (Digitalizzazione 3D e VR); multi-sensorialità e sensing; semplificazione e linguaggio (AI e Easy-to-read). C’è una forte domanda d’innovazione per le disabilità intellettive: traduzione in linguaggi semplici, l’uso dell’intelligenza artificiale per convertire testi complessi in formati Easy-to-read o per fornire assistenti virtuali che rispondano a domande in tempo reale. Co-progettazione, dunque, non pacchetti pronti”. A moderare i lavori, il direttore de L’Eco del Sannio Daniela Piesco: “L’accessibilità non è un favore, non è una concessione, non è una gentilezza da museo beneducato: è cittadinanza. È dignità. È la misura di quanto una comunità sia davvero comunità”.

Ad entrare nel merito e illustrare i progressi tecnologici per passare dal dire al fare, gli interventi di Luca Mauriello, Ceo Projenia SCS, Augusto Ozzella della Ciclopyes e Mario Ferraro, amministratore di Matter Economy: “Con l’apertura di questa sede unica, da impresa edile tradizionale passiamo ad un modello d’imprenditoria in chiave moderna, dove l’innovazione diventa il nostro tratto distintivo. Aprirsi all’arte, alla comunicazione, significa guardare il territorio a 360 gradi, ponendo grande attenzione verso le diverse espressioni della nostra cultura”.

A chiudere i lavori, le testimonianze di Renata Romano, Coop. Soc. Oltre L‘Orizzonte – Centro Aprea di Atripalda: “Dal mio osservatorio vedo spesso un paradosso: arrivano soluzioni tecnologiche sofisticate, che però parlano un linguaggio ‘distante’ da chi dovrebbe usarle. La tecnologia è efficace solo quando nasce dall’ascolto dei bisogni reali, non quando cerca d’imporre un modello standard di efficienza. Per i nostri ragazzi, una tecnologia che funziona è quella che non richiede istruzioni complesse, ma che s’integra naturalmente nel loro modo di comunicare ed agire. Il rischio, altrimenti, è che lo strumento diventi una ulteriore barriera, anziché un ponte, lasciando la persona con disabilità ancora più isolata di fronte ad un oggetto che non riconosce come proprio. Quando una persona con disabilità entra in uno spazio culturale, la prima domanda che si pone non riguarda solo il gradino o la rampa; la barriera più alta è spesso quella psicologica del ‘non sono previsto’. La barriera fisica è un dato di fatto tecnico, risolvibile con le normative; viceversa, la barriera sensoriale riguarda la fruibilità dei contenuti: dalle luci ai suoni ai testi comprensibili. Ma la vera sfida è l’accoglienza. Se il personale non è formato o se il percorso non comunica esplicitamente ‘questo posto è anche tuo’, scatta quel senso di esclusione che spegne il desiderio di tornare. Chiediamo che il museo o una galleria non sia solo un luogo da visitare, ma uno spazio da abitare, dove l’accessibilità cognitiva ed il calore umano siano le prime, vere, infrastrutture”.

E di Guido Bianchini, studioso di filosofia: “La filosofia, soprattutto dal ‘900 in poi, ha lottato per liberarsi dall’ossessione per l’universalità, in favore della valorizzazione della singolarità, del misurarsi con quelle differenze e quelle alterità (non a caso al plurale) che ciascuno incarna. La cultura dell’accessibilità per essere effettiva e non retorica non deve essere per tutti, ma per ciascuno, o meglio per chiunque altro. L’arte può essere quello strumento che rende visibile e manifesto, con messaggi d’impatto, che queste alterità e differenze viventi esistono, sussistono e necessitano di essere riconosciute come tali. E forse lungo questa via  si fa anche un “servizio civile” alle proprie comunità: nella misura in cui si palesa la necessità, non di includere, con atto benevolo e magnanimo, le differenze, ma la necessità ineludibile di misurarsi con esse, per accrescere, migliorare e disarticolare meglio il proprio “corpo sociale”.

L’incontro è proseguito con l’inaugurazione del progetto “Arte & Impresa”, una selezione di opere di artisti sanniti in esposizione negli spazi di lavoro. Protagonisti della mostra “Virtualità… tangibili, tra bellezza e costruire” con tele, sculture, ceramiche e fotografie, il maestro Alfredo Verdile, coordinatore del gruppo di artisti, Vincenzo Marsico, Salvatore Fiore, Mario Ferraro, Maurizio Iazeolla, Fausto Boniello, Guido Di Nunzio, Mariano Goglia e Rossella Mazzitelli. “Gli artisti di Eccellenze Sannite® non prestano semplicemente la loro opera, ma scelgono da che parte stare. Le loro creazioni, radici profonde nella terra sannita, sguardo aperto al contemporaneo, diventano testimonianza di una battaglia culturale e civile insieme. Perché un’arte che accetta di parlare solo ad una parte del mondo ha già tradito se stessa. Il catalogo preparato per l’evento non è un elenco di opere. È un atto di rottura. Contro ogni estetica dell’esclusione, contro ogni cultura che si accontenta di essere bella solo per alcuni. La vera eccellenza, non seleziona chi può emozionarsi”.

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