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Opinioni

Referendum, la riflessione di don Ezio Rotondi: “Altro che disinteressati, i giovani tornano protagonisti e riscoprono la Costituzione”

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na partecipazione silenziosa ma concreta, capace di smentire stereotipi ormai logori. È la riflessione di don Ezio Rotondi, parroco di Apice, all’indomani del referendum sulla giustizia che ha visto una significativa presenza di giovani e giovanissimi alle urne.

“Si dice spesso che i giovani siano disinteressati alla politica, distanti dalle istituzioni, poco inclini a confrontarsi con i temi della Costituzione – osserva don Rotondi – ma quanto emerso dal referendum racconta una realtà diversa”. Secondo il sacerdote, infatti, la partecipazione registrata dimostra come le nuove generazioni non siano affatto assenti, ma pronte a mobilitarsi quando percepiscono in gioco questioni rilevanti per il proprio futuro.

Una narrazione, quella dei giovani apatici o indifferenti, che per anni ha trovato spazio nel dibattito pubblico ma che, alla prova dei fatti, mostra tutta la sua fragilità. “Molti ragazzi hanno scelto di informarsi, confrontarsi e partecipare – sottolinea – non per moda, ma per consapevolezza”.

Al centro della riflessione c’è il rapporto tra giovani e Costituzione, percepita non come un insieme di principi astratti, ma come qualcosa di concreto, capace di incidere sulla vita quotidiana. “Dentro quelle norme – evidenzia – ci sono diritti, ma anche promesse non ancora pienamente realizzate. Ed è proprio questa distanza tra ciò che è scritto e ciò che resta da costruire a rendere i giovani particolarmente sensibili”.

Una partecipazione che non sempre si esprime nei modi tradizionali della politica, ma che si sviluppa in forme nuove: nei confronti quotidiani, nelle discussioni tra coetanei, nelle informazioni cercate online. “È una presenza meno rumorosa, ma non meno profonda”, aggiunge.

Per molti giovani, oggi, difendere la Costituzione significa soprattutto difendere la possibilità di un futuro aperto, fondato su equità, diritti e opportunità. Un modo per non arrendersi all’idea che le decisioni siano già prese altrove.

Da qui l’invito a istituzioni e politica a saper cogliere questo segnale: non limitarsi a registrare la partecipazione, ma valorizzarla, creando spazi reali di dialogo e inclusione. “Il vero problema – osserva don Ezio – non è chiedersi perché i giovani partecipino poco, ma perché spesso non li sappiamo vedere o riconoscere”.

Il referendum, conclude, ha avuto il merito di rendere visibile una realtà già esistente: una generazione “non perfetta, non uniforme, ma attenta”, capace di assumersi responsabilità e di sentirsi parte attiva della vita democratica del Paese.

Un segnale chiaro, che invita ad ascoltare di più e a giudicare di meno. Perché, come sottolinea il parroco, “se c’è qualcuno che oggi sente davvero il bisogno di custodire la Costituzione, sono proprio coloro che dovranno viverci dentro più a lungo”.

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