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Giustizia, il confronto all’Unisannio: dal nodo della separazione delle carriere al rischio di condizionamento dell’Alta Corte

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In vista del referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, il Dipartimento DEMM dell’Università degli Studi del Sannio, in collaborazione con la Camera Penale e l’Ordine degli Avvocati di Benevento, ha promosso un incontro per offrire a cittadini e studenti preziosi spunti di riflessione. L’appuntamento ha visto confrontarsi accademici, avvocati e magistrati su un tema che vede oggi contrapposte forze di governo e opposizioni, insieme ai sindacati.

A schierarsi a favore della riforma sono gli avvocati. Secondo Nico Salomone, presidente della Camera Penale di Benevento, la separazione delle carriere tra chi accusa (PM) e chi giudica rappresenta il passaggio fondamentale per creare un “giudice terzo”. Salomone ha voluto rassicurare sul fronte operativo: “Il Pubblico Ministero resterà il padrone delle indagini e guiderà la polizia giudiziaria senza cambiamenti”

Di parere opposto sono invece i magistrati. Per Roberto Nuzzo, giudice e segretario della sottosezione Anm, la “separazione delle carriere” sarebbe solo un’etichetta utilizzata per vendere una riforma che punta, nei fatti, a depotenziare la magistratura. Nuzzo ha criticato duramente il meccanismo del sorteggio per il CSM, definendolo un sistema che premia il caso rispetto alla competenza e alla capacità organizzativa, rischiando di creare un organo di autogoverno composto da “monadi. Il punto più critico, secondo Nuzzo, resta però l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, su cui ha lanciato un monito molto chiaro attraverso un esempio concreto:

“Oggi decido una causa interpretando la legge per rendere giustizia al caso concreto. Domani farò lo stesso, ma con una consapevolezza diversa: a stabilire se io debba essere sanzionato o addirittura espulso sarà un organo che potrebbe comporsi, in un singolo collegio, di tre politici e un solo magistrato. È un cortocircuito che genera condizionamento, specialmente se a essere giudicato è un potente legato alla forza politica che ha nominato i componenti di quell’Alta Corte. A meno di non pretendere che i magistrati facciano i “supereroi”, questa riforma resta pericolosa: usa la separazione delle carriere come paravento per nascondere obiettivi ben diversi”

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