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ECONOMIA

Un secolo di eleganza e memoria: la Gioielleria Babuscio di Benevento festeggia cento anni

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C’è una vetrina, al numero 90 di corso Garibaldi, che da cento anni accende riflessi di luce tra le pietre antiche della città. Dentro, tra oro, gemme e specchi, si respira un profumo che non è solo di eleganza, ma di memoria. È il profumo delle mani che hanno lucidato anelli, incastonato pietre, riparato orologi, accolto clienti e amici come se entrassero in casa.
Ieri, quella vetrina — la Gioielleria Babuscio — ha compiuto cent’anni di vita. E Benevento si è fermata per festeggiarla, come si fa con una parte di sé.

Cent’anni non sono soltanto una data incisa sul calendario: sono un racconto di famiglia e di città, un filo d’oro che unisce le generazioni e che, ancora oggi, continua a brillare dietro un’insegna diventata simbolo di fiducia, gusto e passione artigiana. Una storia che comincia molto prima del 1925, e che attraversa guerre, rinascite e cambi d’epoca senza mai smarrire la sua voce: quella discreta e tenace della famiglia Babuscio, un cognome con origini probabilmente arabe, che da quattro generazioni intreccia il tempo con la bellezza.

Le origini: quando l’oro incontrò il tempo

Tutto comincia nel lontano Ottocento, in una Benevento ancora borbonica, dove il giovane Anacleto Babuscio – nato nel 1848 – decide di seguire un sogno lucente: diventare orafo.
Si trasferisce a Napoli, tra martelli e lime, nella prestigiosa scuola degli argentieri, dove impara che la bellezza non nasce dal caso ma dalla disciplina, dalla pazienza e dal rispetto per la materia. Quando torna nella sua città, porta con sé non solo un mestiere, ma un modo di guardare il mondo: come si guarda un orologio che segna il tempo giusto.

È lui il primo a legare per sempre la famiglia Babuscio al doppio destino dell’oro e del tempo: artigiano, perito orafo e orologiaio del campanile del Duomo. Si racconta che, quando a mezzogiorno le campane tacevano, i beneventani sussurrassero: “Oggi Anacleto è malato”. Era un modo per dire che la città e quell’uomo erano una cosa sola.

Le sorelle Leonilde e Lucia: la rinascita nel cuore della città

Nel 1925, Anacleto passa il testimone alle figlie Leonilde e Lucia, due donne coraggiose che aprono la prima “Oreficeria Babuscio” in via Fragola. Non vendono solo gioielli, ma fanno entrare i clienti in un piccolo teatro di luce, dove ogni gesto è gentilezza, ogni sguardo è ascolto. La città le ama, e presto il nome Babuscio diventa sinonimo di eleganza, di fiducia, di quel gusto antico che non ha bisogno di parole per essere riconosciuto.

Poi arriva la guerra. Nel settembre del 1943, Benevento viene colpita dai bombardamenti: via Fragola scompare, la cattedrale crolla, e anche la bottega dei Babuscio viene cancellata.
Leonilde muore poco dopo, e Lucia resta sola, con la forza silenziosa di chi non sa arrendersi.

Tra le macerie, trova la volontà di ricominciare. Al suo fianco c’è il giovane Anacleto, nipote e futuro erede della tradizione: sarà lui a ridare un volto alla gioielleria di famiglia.

Il dopoguerra: una luce che torna a brillare

La rinascita arriva in corso Garibaldi, tra il profumo del caffè e i passi della gente che ricostruisce la propria vita. Anacleto Babuscio accoglie i clienti come amici, dietro un bancone che diventa confine e ponte insieme: uno spazio dove il tempo sembra rallentare, e ogni vendita è una storia raccontata con sorriso e competenza. “Entravi per comprare un orologio e uscivi con un ricordo”, dicono in molti.

Dopo la sua scomparsa, nel 1979, i figli Nicola, Enrico e Antonio raccolgono l’eredità del padre e fondano la “Eredi Anacleto Babuscio”. Sono anni di trasformazione: la città cambia volto, arrivano nuovi stili, nuove mode, ma la bottega resta un approdo sicuro.
Nel 1988 la gioielleria – dopo aver cambiato diverse sedi tra corso Garibaldi e piazza Roma – trova la sua casa definitiva al numero 90 della strada più famosa del centro cittadino: la vetrina di oggi, quella che da allora accompagna lo struscio dei beneventani.

Tradizione e futuro: l’eleganza che resiste

Oggi la quarta generazione Babuscio porta avanti il nome con la stessa dedizione di sempre.
La nostra è una famiglia immersa nelle radici di Benevento,” racconta Antonio Babuscio, uno dei titolari. “Essere qui da cento anni significa dimostrare che si può vivere e lavorare bene anche restando nella propria città. Benevento è bella, è viva, è culturalmente ricca: il nostro secolo di attività è anche un modo per dire che qui si può costruire futuro, non solo ricordare il passato.”

Le nuove sfide parlano di innovazione, digitalizzazione, e-commerce, ma anche di un rapporto che resta autentico: “Più dell’80% dei nostri clienti lo conosciamo per nome,” spiega ancora Antonio. “Il gioiello non è un oggetto come gli altri: è una promessa, un legame, un frammento di vita. E certe emozioni non si comprano con un click.”

Cento anni di Benevento

Ieri sera, davanti alla storica sede, corso Garibaldi si è vestito a festa. Le luci, le note, gli applausi, ma soprattutto gli sguardi — quelli commossi di chi ha visto crescere insieme la città e la gioielleria. Perché la storia dei Babuscio è anche la storia di Benevento: un intreccio di resilienza, eleganza e identità.

Un secolo dopo, la Gioielleria Babuscio continua a brillare non solo per ciò che vende, ma per ciò che rappresenta: un’idea di bellezza che attraversa il tempo, come un orologio che non si ferma mai.

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