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POLITICA

Abolire Benevento e la sua provincia? Non se ne parla: via tutte…

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Scrivi, metabolizza, discuti, incazzati… e poi riponi nel fodero tutte le armi sguainate in consigli provinciali, comunali, riunioni formali ed informali, ritrovi di partito o caminetti estivi, tavoli di coordinamento istituzionale ed altro ancora.

“Vogliono eliminare la provincia di Benevento”: gli alti lai risuonati in questi giorni hanno avuto come sottofondo questo ritornello. Ripetuto in tutte le salse retoriche (per motivi che più volte abbiamo avuto modo di ripetere: primo su tutti, l’evidente impossibilità del desiderio governativo…). E proprio perché non fosse per paradosso un nordista come Bossi a decretare la salvezza del Sannio, ecco che in quella sede decisamente istituzionale che è divenuto un luogo privato, una villa di Arcore, tutto quel che è stato scritto il 13 agosto viene riscritto dopo un lungo pomeriggio ed un faccia a faccia fra Berlusconi e Bossi, e qualche altro personaggio di contorno.

Schizofrenia politica, ed il termine non è del tutto improprio. Basta leggere i lanci d’agenzia ed il documento del Governo (giova ricordarlo: proviene da Arcore): raggiunto un accordo per la soppressione di tutte le province per via costituzionale.

Dimezzamento del numero dei parlamentari per via costituzionale. Due miliardi di euro in meno per i tagli agli enti locali. Abolizione del contributo di solidarietà che sarà sostituito con un intervento sulle pensioni. Calcolo delle pensioni soltanto in base agli “effettivi anni di lavoro”: il calcolo per il raggiungimento degli anni di anzianità, viene spiegato da fonti di maggioranza, non dovrebbe più tener conto degli anni di servizi militare prestato e degli anni universitari. “Verranno scorporati”, mantenendo immutato l’attuale regime previdenziale. Gli anni in questione, però, verranno computati per il calcolo della pensione. Nessuna modifica all’Iva.

”Sostituzione dell’articolo della manovra relativo ai piccoli comuni con un nuovo testo che preveda l’obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dall’anno 2013 nonché il mantenimento dei consigli comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri”.

L’unica certezza della vita è davvero la morte. Quindi non sorprende questo incredibile gioco delle tre tavolette, del quale altrettanto incredibilmente si propone pure un confronto parlamentare con l’opposizione come elemento di irrisione definitiva. La certezza, appunto: la morte dell’intelligenza politica.

Guardiamo al bicchiere mezzo pieno in loco. Saranno contenti nel Sannio: il tempo delle riforme costituzionali è piuttosto lungo, e comunque adesso che il destino dovrebbe accomunare tutti senza distinzioni sarà il caso di cogliere la prima occasione ufficiale, e cioè il consiglio congiunto del 2 settembre prossimo, per spiegarlo un po’, dopo averlo evocato anche nel tavolo di coordinamento istituzionale tenutosi alla Rocca dei Rettori, questo progetto di riforma in chiave beneventana di cui si son trovati sostenitori indistintamente i nostri maggiori rappresentanti istituzionali. Per farci capire, per conoscere le loro idee, i loro progetti. Via la Provincia – come tutte le altre province e quindi senza nessuna discriminazione, senza calpestare nessuna storia, identità, memoria. E dunque?

***

Ma se vogliamo continuare a ragionare valicando lo schieramento,e passando al centrodestra, ecco il primo parere, a caldo (fin troppo a caldo…) dell’onorevole sannita Nunzia De Girolamo: “Con le modifiche alla manovra il governo Berlusconi ha dimostrato di mantenere gli impegni volti al miglioramento del decreto”. Cosi’ commenta l’esito del vertice di oggi ad Arcore, parlando da Vedro’ (ma noi vedremo mai la fine dello scempio?, Ndr), in Trentino.

‘La soppressione delle province – prosegue De Girolamo – il dimezzamento del numero dei parlamentari per via costituzionale e l’eliminazione del contributo di solidarieta’ sono anche un messaggio chiaro alle opposizioni,
che ora non hanno piu’ alibi’.

Infatti, governano le opposizioni.

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