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Sindacati

‘Il peso della manovra ricade, come sempre, sulle fasce deboli’

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“La CGIL FP di Benevento condanna fermamente la bozza di manovra economica da 46 miliardi proposta dal Governo, il cui peso sfacciatamente ricade ancora una volta sulle fasce più deboli della popolazione: redditi più bassi, disabili, anziani, bambini. Infatti, – si legge in una nota a forma di Giannaserena Franzè – dopo aver drasticamente ridotto i finanziamenti dei Comuni e delle Regioni destinati ai servizi e aver praticamente cancellato il fondo nazionale per le politiche sociali, per i nidi, per la famiglia, ora si passa a colpire i diritti soggettivi. Non solo infatti, in una legge delega, che dovrebbe occuparsi di assistenza, non si fa cenno ai Livelli essenziali delle prestazioni sociali, ma, dietro termini come “riqualificazione” e “riordino” si sottraggono risorse da tutte le forme di sostegno socio assistenziale, sanitario o previdenziale quali ad esempio l’indennità di accompagnamento, il sostegno all’invalidità o i trattamenti pensionistici di reversibilità.

 

Anche la sanità viene nuovamente colpita con tagli di oltre 5 miliardi, in un paese nel quale la spesa sanitaria è al di sotto della media UE e dei paesi dell’OCSE. Ne consegue il reinserimento dei tickets sanitari, con l’aumento degli stessi nelle regioni, come la nostra, in cui a causa dello sforamento del patto di stabilità, la Regione aveva già assunto provvedimenti di tal genere.

 

Si interviene sulla rivalutazione delle pensioni “normali”, quelle di impiegati e lavoratori con 40 anni di contributi, anziché intervenire sulle rendite tassandole almeno a livelli europei, senza pudore si minano ancora i diritti delle persone più “fragili”e si continuano a tutelare accuratamente i redditi più alti, quelli da 75.000 euro in su.

 

Emerge un quadro a tinte fosche, che se calato nella nostra realtà provinciale appare ancor più preoccupante.

 

La nostra provincia è “anziana”, ovvero si vive a lungo, un dato positivo di per sè, che però va incrociato con quello dell’elevato tasso di emigrazione giovanile (soprattutto di giovani qualificati).

 

Dunque nel futuro prossimo accadrà che in assenza di servizi socio sanitari, fino ad oggi garantiti dal sistema di welfare pubblico, in assenza dei figli che vivono distanti perché lavorano al centro/nord, chi garantirà assistenza?

 

Ciò che servirebbe invece è una seria riforma del welfare, basata sulla definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali, potendo così garantire diritti uguali ed esigibili per tutti i cittadini.

 

Ripristino e potenziamento del Fondo per le non autosufficienze, una reale e concreta applicazione del principio di sussidiarietà, inserimento di strumenti di sostegno al reddito contro la povertà per chiunque non abbia autosufficienza economica.

 

Misure di respiro nazionale che però darebbero linfa alle politiche sociali del territorio, che non ha più strumenti economici per garantire servizi al cittadino. L’unica strada che sembra rimanere ai comuni è chiedere al cittadino, che necessita di assistenza, di compartecipare alle spese della stessa, se può permetterselo, altrimenti farne a meno… come se si potesse fare a meno di curarsi quando si è malati…

 

La CGIL fp Prov.le avversa fermamente questa prospettiva, ed insieme con tutta l’organizzazione opera quotidianamente, nei luoghi della contrattazione, per contrastarla”.

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