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Calcio

Il Benevento è stato inferiore alla Juve Stabia

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(di antonio corbo) – "Il luogo comune, essendo ritenuto una ovvietà, non richiede alcuna prova né ci si attende che sia sottoposto a critica o falsificazione. Resiste perfino all’evidenza, con cui comunque viene raramente confrontato. È affermato con tale frequenza, che difficilmente si è in grado di ricordare la sua fonte".
 

Se andate su Wikipedia, è questa la definizione che viene data del luogo comune. Il calcio ne è pieno. E tante altre ancora sono le maledizioni, gli stadi "fatali". Il gioco del pallone in fondo è anche questo, ma non è in questo che può sostanziarsi. Troppo facile, a Benevento, limitarsi oggi a constatare l’ovvietà, l’ineluttabilità dell’ennesima delusione playoff. Tornando però nel campo della razionalità, è sufficiente una frazione di secondo per rendersi conto che l’eliminazione patita a seguito del doppio scontro con la Juve Stabia non è neanche lontana parente, per dirne una, con quella subita lo scorso anno per mano del Varese di mister Sannino. Il Benevento, nell’arco dei 180 minuti di gioco della semifinale playoff, ha fatto meno dei cugini stabiesi e tanto basta a giustificare il risultato finale e a porre seri interrogativi sul perchè in due gare i sanniti non siano riusciti a mostrare in campo quella superiorità tecnica che sulla carta tutti riconoscevano. D’altronde, la delusione del presidente Oreste Vigorito, ci permettiamo di fare l’esegesi del suo pensiero, prende origine proprio da questa semplice constatazione.
 

Fatto salvo l’impegno (e ci mancherebbe) di tutti i tesserati del Benevento Calcio, qualche dubbio su ciò che si è visto permane e non attiene certo alla sfera dell’oscuro, dell’arcano o dell’indefinibile. E prima che alzare le mani dinanzi alla presenza di un anatema pronto e inflessibile nello stroncare le velleità di promozione dei sanniti, occorre analizzare cause e motivi di un fallimento che certo si poteva evitare. E se gli errori sotto porta di Bueno, l’occasione di Evacuo sfumata per pochissimi centimetri, gli interventi del portiere avversario, e perfino le decisione arbitrali sfavorevoli, fanno parte dell’episodicità legata al gioco del calcio, meno comprensibili (e dunque più difficilmente digeribili) restano alcune scelte fatte a freddo da chi è chiamato a limitare il più possibile la rilevanza dell’episodio. Se decidesse tutto il fato, nessun presidente si affannerebbe nel ricercare, esonerare, pagare un allenatore.
 

A mister Galderisi, veniamo al sodo, va riconosciuto il merito di averci messo di suo. Ma è proprio entrando nel merito delle sue decisioni che i dubbi si alimentano. D’altronde, ci piace restare nel campo della razionalità, i fatti parlano chiaro. I due giocatori su cui il tecnico salernitano ha più scommesso in questi playoff rispondono al nome di Landaida e Pacciardi. Ebbene, nel doppio confronto, entrambi sono stati espulsi, entrambi hanno provocato un calcio di rigore. Se questo è il reato, ecco le aggravanti: Landaida ha preso il posto di Signorini, la più bella sorpresa della stagione giallorosa e migliore in campo nella sfida del Vigorito; Pacciardi non è stato mai titolare nel corso della stagione regolare e quando è sceso in campo è sempre apparso atleticamente in difficoltà. Eppure è su di lui che Galderisi ha puntato per i playoff, quando con le temperature calde era forse più facile immaginare di dare spazio a giocatori freschi (Vacca?) o di provata affidabilità (Grauso?). La giustificazione tecnica il mister l’ha fornita: servivano fisico e centimetri per ostacolare le vespe sulle palle aeree. Il risultato è che il Benevento ha subito due gol sugli sviluppi di calci di punizione. Potremmo fermarci qui, eppure anche guardando a ciò che i sanniti hanno prodotto in fase d’attacco i conti non tornano. E anche qui il dubbio su ciò che poteva essere e non è stato viene alimentato dalle scelte tecniche compiute da mister Galderisi. A suonare male, in particolare, è lo scarso utilizzo dell’ala più prolifica dei sanniti: Pintori. A lui, sono stati preferiti D’Anna, Mounard e La Camera. Improvvisamente, il funambolo sardo (ben 10 gol in questa stagione) ha scalato, indietreggiando, tutte le gerarchie nel ruolo. Da uomo di punta è diventato di colpo la quarta ed ultima scelta. Sono queste, le scelte che hanno caratterizzato la gestione tecnica di Galderisi nello scontro con la Juve Stabia. I risultati gli danno torto. Attenzione però:sarebbe ingeneroso (e sbagliato) attribuirgli tutte le responsabilità dell’eliminazione. Semplicemente, non tutte le sconfitte possono essere rinfacciate alla maledizione. In campo, e in panchina, non ci va Cassandra.

Fonte | www.tuttolegapro.com

 

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