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Frasso Telesino, l’opposizione: no al sito di stoccaggio rifiuti nell’area industriale

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I consiglieri comunali di opposizione Ciervo, Iannotti e Viscusi proseguono la loro battaglia contro l’eventuale realizzazione di un sito di stoccaggio di rifiuti solidi e liquidi pericolosi e non  nell’area industriale di Frasso Telesino in località Cocola.

La battaglia – scrivono – è nel metodo (procedure amministrative nel mirino) e nel merito (codici di rifiuti CER particolarmente preoccupanti).

Sul tema ricordiamo vi è stata anche una Interrogazione parlamentare depositata in data 3 agosto 2016 da parte di 12 Senatori del M5S ed anche una raccolta firme sia a Frasso Telesino, che a Dugenta e nella frazione San Silvestro di Sant’Agata dei Goti.

Ci stiamo confrontando – aggiungono – con le preoccupazioni dei cittadini comuni, e nonostante le rassicurazioni del Sindaco e della maggioranza di Frasso Telesino, perseguiremo tutte le strade per non far realizzare un impianto che decreterebbe la fine di un’area ricca di potenzialità nel campo agroalimentare.

“La questione dell’impianto per lo stoccaggio di rifiuti anche pericolosi, – si legge nel manifesto fatto stampare dall’opposizione – continua a tenere banco e si presta a diverse considerazioni. Premesso che il giudizio di merito nel quale, per ora, non entriamo, relativo all’efficacia della struttura, alla sua sicurezza ed alla sua localizzazione spetterà ad organismi sovracomunali, nel rispetto della normativa vigente, ci preme qui sottolineare come la gestione di un simile impianto preveda l’osservanza rigorosa di tutte le procedure, in particolare quelle sulla sicurezza, e delle norme a tutela dell’ambiente e della salute delle persone.

Se il buon giorno si vede dal mattino, il rispetto delle regole non sembra essere la priorità per i vari attori di questa vicenda.

Con delibera di giunta n°43 del 23/06/2016, d’indirizzo all’Ufficio Tecnico, il Sindaco e la maggioranza finalmente ammettono quello che non possono nascondere e confermano che le procedure disciplinate dal regolamento, con la stipula e la registrazione dell’atto di trasferimento ed il pagamento dell’intera somma prevista, sono state completamente disattese. Ne addossano però la colpa agli “uffici comunali” che non avrebbero invitato la ditta ad ottemperare a quanto necessario, dimenticando che l’unica lettera inviata dal Comune, è a firma del vicesindaco, che ha inoltrato alla ditta il prospetto delle spese di registrazione del “contratto di vendita”, ma si è guardato bene dall’indicare dove e quando firmare il “contratto” e pagare il dovuto.

Nessun accenno, nella delibera, al fatto più grave, che potrebbe avere anche altri risvolti. Pur in assenza dell’atto di proprietà del lotto (l’atto di trasferimento), la Ecotrading ha presentato in data 30/03/2016 il progetto dell’impianto di stoccaggio per la sua approvazione. Se un cittadino inoltra agli uffici comunali un progetto per l’autorizzazione ad edificare su di un terreno, o per la ristrutturazione di un immobile, deve allegare il cosiddetto “titolo di proprietà” del terreno o dell’immobile. In questo caso, il “titolo di proprietà” non è stato presentato semplicemente perché non esisteva, ma questo, la Ecotrading doveva saperlo: ha partecipato ad un bando pubblico, ne ha accettato i termini e conosceva il regolamento.

Comunque l’Ufficio Tecnico non ha fatto una piega, non ha verificato ed ha trasmesso la pratica all’ignara commissione per il parere, salvo poi precipitosamente avviare un procedimento di revoca dell’assegnazione (puramente simbolica) dopo che l’opposizione aveva chiesto l’accesso ai documenti. Al momento però, nessuno degli atti, frutto di una procedura da loro stessi dichiarata irregolare, è stato annullato dall’Ufficio o dalla giunta.

Ad ogni buon conto, su nostra segnalazione, la Soprintendenza non ha attivato la procedura di autorizzazione e quando in data 18/07/2016 il progetto è stato ripresentato alla Commissione, ancora in assenza del titolo di proprietà, quest’ultima ne ha rinviato l’esame, in attesa della risoluzione delle diverse problematiche emerse.

È naturale però chiedersi perchè il responsabile di un Ufficio così delicato si sia esposto a possibili sanzioni, validando procedure chiaramente irregolari. Leggerezza? Ossequioso compiacimento delle volontà dell’amministrazione?

La questione non è secondaria, merita qualche considerazione e gli scenari possibili sono diversi:

Il dirigente si è mosso autonomamente ed ha messo in imbarazzo l’Amministrazione? Il Sindaco ha l’obbligo, in questo caso, di prendere drastici provvedimenti.

Il dirigente ha agito in sintonia con qualche altro amministratore all’insaputa del Sindaco? Si aprirebbe un grave caso politico. Oltre a sanzionare il dirigente, il Sindaco dovrebbe chiedere le dimissioni dell’amministratore sleale. Questo però avrebbe gravi ripercussioni sulla sua stessa maggioranza.

Il Sindaco era al corrente di tutto? L’unica strada, onorevolmente percorribile per lui, sarebbe quella delle dimissioni.

Comunque siano andate le cose, questa vicenda mina profondamente la Sua credibilità, come garante e fautore della correttezza amministrativa.

C’è solo da chiedersi se siamo in presenza di un ingenuo manipolato da furbi comprimari o di un astuto burattinaio che muove sapientemente le fila. Il tempo, siamo sicuri, scioglierà anche questo dubbio”.

 

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