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Parco De Mita, l’associazione Libertas chiede chiarimenti: “Dopo l’uscita di Pepe, chi gestisce oggi la struttura e con quali controlli?”
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“Fino a pochi mesi fa, attorno al Parco De Mita – scrive in una nota l’associazione nazionale Libertas Asp – sembrava concentrarsi una parte significativa del dibattito pubblico cittadino, le discussioni, le polemiche e gli appelli a intervenire sembravano avere un unico obiettivo, chiedere che all’interno della struttura venissero garantite condizioni tali da evitare situazioni di disturbo e da preservare la fruibilità del parco, nel frattempo, però, mentre il dibattito pubblico si consumava, un imprenditore sannita aveva scelto di investire risorse economiche e personali nel tentativo di trasformare quello spazio in qualcosa di diverso, un luogo aperto alle famiglie, ai giovani, alle persone per bene. Un’area che, nelle intenzioni, avrebbe potuto diventare una vera agorà cittadina, capace di offrire momenti di aggregazione, svago e intrattenimento.
Poi, nel mese di maggio, è arrivata la svolta, l’ing. Alessandro Pepe ha comunicato ufficialmente all’ente proprietario la propria uscita dalla struttura, accompagnando tale decisione con la richiesta di prestare particolare attenzione a chi sarebbe successivamente subentrato nella gestione e nelle attività, da quel momento, però, il tema sembra essere improvvisamente scomparso dal dibattito pubblico. E proprio qui nascono le domande.
Che cosa è accaduto dopo quella comunicazione? Perché un soggetto che aveva sostenuto economicamente il progetto e che, secondo quanto rappresentato, aveva cercato di contribuire al risanamento della situazione e al riequilibrio della gestione ha deciso di farsi da parte?
E soprattutto, chi ha verificato cosa sarebbe accaduto successivamente all’interno della struttura?
Sono domande – aggiunge l’associazione – che non costituiscono accuse, ma che appaiono meritevoli di una risposta pubblica, soprattutto considerando la rilevanza che il Parco De Mita riveste per la collettività, occorre allora chiedersi se, dopo l’uscita dell’investitore, siano state effettuate tutte le verifiche necessarie sul nuovo assetto e sulle modalità attraverso le quali il soggetto subentrato opera all’interno della struttura.
Quale ente è subentrato? Con quale titolo? Attraverso quale procedura? Quali controlli sono stati effettuati? Quali garanzie sono state richieste? E quali obiettivi sono stati posti per assicurare la fruibilità del parco da parte dell’intera comunità?, e soprattutto come contribuisce al mantenimento del decoro e della fruibilità della struttura, senza che il gestore la trasformi come un bivacco di decadimento?
Sono interrogativi semplici, ma tutt’altro che secondari, perché un bene destinato alla collettività non dovrebbe essere valutato soltanto sulla base della quantità di eventi organizzati o del numero di persone presenti in determinate serate. Il vero parametro dovrebbe essere un altro, la capacità di restituire quello spazio alla comunità nella sua interezza, famiglie, bambini, giovani, anziani, associazioni e cittadini dovrebbero poter riconoscere il Parco De Mita come un luogo di aggregazione e non come uno spazio destinato progressivamente a una sola tipologia di intrattenimento, ed è proprio questo il punto sul quale oggi sarebbe necessario riaccendere i riflettori.
Perché se è vero che il parco avrebbe dovuto rappresentare un’opportunità di rilancio e di valorizzazione, è altrettanto legittimo domandarsi se la direzione intrapresa oggi sia realmente quella prevista e auspicata, nel frattempo, ciò che molti cittadini percepiscono è un progressivo allontanamento di quella componente familiare e trasversale che avrebbe dovuto rappresentare uno dei punti di forza del progetto originario.
E allora torna una domanda, forse la più importante di tutte, chi sta controllando che il progetto per il quale quella struttura è stata affidata venga realmente rispettato? per mesi si è discusso del Parco De Mita, si sono sollevate critiche, sono stati invocati interventi e si è parlato della necessità di tutelare quello spazio, oggi, invece, sembra essere calato il silenzio, ma il silenzio non risolve le questioni.
Le domande restano, e, soprattutto, resta il diritto dei cittadini di conoscere chi gestisce oggi quella struttura, sulla base di quale procedimento, con quali responsabilità e con quali controlli da parte dell’ente proprietario, se tutto è stato fatto correttamente, sarà sufficiente documentarlo. Se invece esistono aspetti ancora da chiarire, è arrivato il momento di chiarirli, perché il Parco De Mita non dovrebbe diventare semplicemente un luogo dove organizzare eventi, dovrebbe tornare ad essere un patrimonio della città. E un patrimonio pubblico, prima ancora di essere utilizzato, deve essere tutelato, controllato e restituito alla collettività”, conclude l’associazione nazionale Libertas.




