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CRONACA

Pontelandolfo, quattro mesi dopo la paura: la rinascita di Gabriel e il grazie che commuove una comunità

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Poteva essere una tragedia. Così scrivevamo il 17 agosto scorso, raccontando di quel terribile incidente avvenuto in località Spappolla, a Pontelandolfo, dove un ragazzo di appena 14 anni venne travolto dalla caduta improvvisa di un albero mentre faceva il bagno nel torrente Alente insieme ai suoi amici. Una mattinata d’estate come tante, trasformata in pochi istanti in un incubo.

Gabriel rimase schiacciato dal tronco e finì sott’acqua, privo di sensi. Attimi interminabili, drammatici. A fare la differenza, però, furono il coraggio e la prontezza dei suoi sei amici, poco più che ragazzi, che non si persero d’animo: lo recuperarono da sotto il tronco, lo riportarono in superficie e, con una lucidità straordinaria, iniziarono le manovre di rianimazione, praticando massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca. Un gesto che ha salvato una vita.

I sanitari del 118 di Morcone, giunti sul posto dopo l’allarme, compresero subito la gravità della situazione. Gabriel venne trasferito d’urgenza all’ospedale “San Pio” di Benevento, ricoverato in codice rosso. Il bilancio delle ferite era pesantissimo: politrauma, trauma cranico con emorragia cerebrale, pneumotorace da annegamento, lesioni alla colonna vertebrale con interessamento della L5 lombare, doppia frattura scomposta della tibia e fratture multiple al piede destro. Sette giorni in terapia intensiva, poi altri 19 nel reparto di Pediatria, tra interventi, cure e una lunga lotta per tornare a respirare, muoversi, vivere.

Una storia che per settimane ha tenuto col fiato sospeso l’intera comunità pontelandolfese, unita nella speranza e nella preghiera. Oggi, a distanza di quattro mesi, arriva in redazione una lettera della famiglia di Gabriel, un messaggio che va oltre la cronaca e diventa testimonianza, gratitudine, emozione pura.

«Vogliamo ringraziare l’Ospedale San Pio di Benevento e tutto il suo personale – scrivono i familiari – medici e infermieri che si sono avvicendati nella cura di nostro figlio. Professionalità, tempestività, prontezza, scrupolosità, vicinanza, disponibilità: ogni giorno abbiamo visto persone prendersi cura di Gabriel come se fosse un figlio». Parole che raccontano un’altra sanità, fatta di competenze ma anche di umanità, di mani che curano e cuori che accompagnano.

In un tempo in cui troppo spesso si parla di malasanità, questa vicenda ne è la smentita più forte. Così come lo è il comportamento degli amici di Gabriel: in un periodo segnato da notizie di baby gang, bullismo e violenza tra minori, sei ragazzi hanno mostrato il volto più bello delle nuove generazioni, quello del coraggio, della solidarietà e dell’amicizia vera.

Oggi Gabriel è il simbolo di una comunità che non ha smesso di credere, di un ospedale che ha saputo fare la differenza, di giovani che hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte. E quel “grazie”, semplice e potentissimo, racchiude tutto: la paura, la speranza, il dolore e, soprattutto, la vita che ha vinto.

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