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CULTURA

L’Hortus si trasforma in un giardino incantato con la danza di ‘Sacrum Hortum’

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È diventato un giardino incantato l’Hortus Conclusus, sabato scorso in occasione della 46esima edizione di Benevento Città Spettacolo, diretta da Renato Giordano, per lo spettacolo “Sacrum Hortum” con la regia di Carmen Castiello che ha ideato il progetto coreografico
Il luogo si anima attraverso lo spazio disegnato dai danzatori e l’aria diventa satura della voce profonda e sincera di Roberto D’Alessandro.

Antonella Albano, Gioacchino Starace, primi ballerini del Teatro alla Scala di Milano e Odette Marucci con Hassan Awad, primi ballerini del Teatro dell’Opera del Cairo consacrano il palco del festival in un connubio di eleganza e tecnica.

Come in un libro i capitoli di una storia immortale si srotolano innanzi agli spettatori coinvolgendoli emotivamente. Nell’ombra delle sculture straordinarie di Mimmo Paladino prendono vita i corpi nella danza assoluta dei respiri, degli abbracci, degli sguardi.

È poesia il dolce cullarsi nel ritmo di un’avventura musicale che come in un sogno, rapisce l’anima nella complicità tra parole e movimento.

Le coreografie di Odette Marucci “Aestas” e “Hiemis Tempore” che le interpreta insieme ad Hassan Awad, sono esplosione di vita. Le stagioni si susseguono in un tumulto di colori stampati sulla pietra secolare ricordandola resistenza del bronzo e l’omogeneità della roccia in un infinito ritmo di libertà. Nell’intensità dei movimenti vi è la ricerca della luce nell’impeto dell’estate, dove la ricchezza del chiarore alimenta i corpi donando loro una primitiva forza. Ma il giardino è fatto anche di ombre che si rincorrono nel freddo dell’inverno non dando tregua. Tutto sembra spezzarsi in un riposo forzato che non vince sul corpo dei danzatori illuminati nell’attesa di una primavera liberatoria.
Per “Hortus Conclusus”, invece la coreografia è di Antonella Albano, che affronta la scena accompagnata da Gioacchino Starace. L’intimo sentire è raffigurato in un abbraccio assoluto, nella necessaria ricerca di sé in un luogo che custodisce il silenzio della riflessione in un intenso bisogno di distacco dalla confusione del mondo.È la passione struggente del Sud, invece, a riaffiorare in “Stu Core Mio” del geniale coreografo Mauro Bigonzetti. Qui Antonella Albano e Gioacchino Starace interpretano la carnalità della passione meridionale che affiora ad ogni nota e si evolve in ogni gesto. La gioia, il tormento, l’esasperazione della gelosia è la danza che traduce inesorabilmente il messaggio esistenziale nella liberazione della tradizione.
I quattro protagonisti danzano in sinergia con il luogo, incarnandosi in esso e diventandone parte. Il cosmo dell’arte si intreccia e si dipana dimostrando che le diverse discipline possono senza incertezza assuefarsi l’una all’altra, in una convivenza spirituale di rispetto e abnegazione verso la legge della bellezza assoluta.
Il progetto di Carmen Castiello si conferma vincente e riesce a elaborare l’immaginario della regista che affronta con passione e professionalità la difficile realizzazione della performance,avvalendosi dell’intensa interpretazione di Roberto D’Alessandro. L’attoreintraprende un percorso nel mondo poetico elargendo contenuti unici e straordinari tra questi un testo attribuito a Trilussa “Siamo ad agosto” proseguendo con “Supplica a mia madre” di Pier Paolo Pasolini o “Io ti amo” di Stefano Benni per passare a Eugenio Montale e la sua “Ho sceso dandoti il braccio”. È il racconto dell’amore attraverso versi immortali di Guido Gozzano in “Cocotte”. Ma anche l’ottusità e la malvagità umana de “Il rospo” di Victor Hugo. Esplode la profondità della esposizione nel 26iesimo canto dell’Inferno di Dante,dove sono punite le anime che hanno posto il loro ingegno a servizio della sopraffazione.Per finire con “Questo amore” di Roberto Lerici e Gigi Proietti, interpretato spesso dal mattatore della scena per eccellenza nei suoi spettacoli. Con grande emozione il testo è stato affrontato da D’Alessandro che ne ha saputo ritrovare gli accenti nel ricordo del suo grande maestro. “L’anima mia per questo si è ammalata…, non sogna più, e resta addormentata.Prima che il vuoto tutto ci divori, che venga, venga presto il tempo in cui ci si innamori.”. E il pubblico innamorato ha applaudito con sincero trasporto.

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