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ECONOMIA

I ricordi del Cristina Park Hotel e l’ospitalità come eredità. Mario Carfora si racconta: la nuova sfida profuma di Napoli

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“Per me mio padre non era solo un padre. Era un imprenditore visionario. Ma, soprattutto, era una persona che rispettava tutti. E riusciva a farsi rispettare da tutti”. Così inizia la mia chiacchierata con Mario Carfora, imprenditore dell’accoglienza, ristoratore e anima instancabile di tanti progetti gastronomici e ricettivi nel cuore del Sannio. Oggi Mario è pronto a ripartire con una nuova sfida, l’ennesima: una pizzeria-trattoria nel cuore di Montesarchio, “Il mio viaggio a Napoli”. Un format social di grande successo, da oltre un milione di followers, che promette di portare nella Valle Caudina i profumi, i sapori e le emozioni più autentiche della cultura partenopea. Ma dietro questa nuova avventura, c’è una storia che affonda le radici in un passato fatto di eleganza, ospitalità e amore per il territorio.

Un’eredità che pesa, ma ispira

Mario è figlio di Alfonso Carfora, colonna portante della ristorazione sannita, scomparso recentemente. Insieme alla moglie Raffaela, Alfonso ha fondato e fatto crescere uno dei luoghi simbolo dell’accoglienza in Campania: il Cristina Park Hotel. “Negli anni Ottanta, con mia madre – che aveva un ruolo fondamentale – hanno trasformato il Cristina in un punto di riferimento. Era l’hotel dove portavi gli ospiti importanti, quello dove si sposavano generazioni intere: genitori, figli e poi i nipoti”.

Parlando del padre, Mario si emoziona. Le parole arrivano spezzate, ma piene di verità: “La sua forza era la personalità. Sapeva farsi rispettare da tutti: dai collaboratori fino ai politici. Era severo, sì, ma con rispetto umano. Ed è questo che provo a portare con me oggi.”

Il suo ricordo più vivo? “Papà è stato un precursore di tante cose. Quando leggo notizie di imprenditori che regalano vacanze premio ai dipendenti, perso sempre che negli anni ’80 e ’90, i miei genitori organizzavano vere e proprie ‘gite premio’ con i collaboratori e le loro famiglie. Cinquanta persone in pullman, come una grande famiglia. Trattava tutti come parte del suo mondo. E lo faceva con cuore e rigore”.

L’eleganza di un tempo, oggi

Mario non nasconde che il mondo dell’accoglienza è cambiato: “Un tempo il ristoratore si occupava di tutto, dal menù alle composizioni floreali. Oggi ci sono mille figure diverse. È più complicato mantenere quel tipo di cura artigianale, quella ‘eleganza riservata’ che era il tratto distintivo di mio padre e mia madre”.

Il suo impegno oggi è anche un atto d’amore verso di loro: “Imitare i genitori è sempre un errore. Ma il rispetto per i collaboratori, per i clienti, per i dettagli… quello sì, è un’eredità da onorare e che cerco di trasmetterla ogni giorno”.

Dal sushi alla pizza: il coraggio delle sfide

Mario Carfora non è un imprenditore qualunque. Nel tempo ha costruito realtà diverse, vivendo alti e bassi di un settore saturo e sempre in trasformazione: dalla pizzeria Verace al ristorante di mare, dal sushi bar all’Hotel Il Molino, che ha ospitato tante personalità. Da politici ad attori, da imprenditori alle grandi squadre della Serie A come la Juventus. “Essere juventino e ospitare la Juve per me è stato emozionante. Anche perché da piccoli, al Cristina, avevamo già ospitato la Juventus di Zoff e Scirea. Una fotografia con loro e mio padre è rimasta nel cuore della nostra famiglia. Era un cerchio che si chiudeva”.

“Il mio viaggio a Napoli”: una trattoria partenopea a Montesarchio

L’ultimo progetto, però, è quello che lo sta accendendo più di tutti: una trattoria-pizzeria che racconti Napoli, nella sua anima più vera. “Il mondo delle pizzerie è saturo. Così ho pensato: perché non riportare l’atmosfera di una trattoria tipica napoletana, con piatti tradizionali, pizza ‘a rota e’ carro’ e musica dal vivo? Un luogo dove si respiri Napoli anche nel cuore del Sannio”.

Il progetto sorgerà dove un tempo c’era la Pizzeria Basilico, gestita dallo zio di Mario. “Ho voluto coinvolgere i due amici partenopei star del web con il progetto ‘Il mio viaggio a Napoli’, Giuseppe e Federica, perché questa idea va vissuta con chi ha Napoli nel DNA. Da soli, certe cose non si fanno”.

L’apertura è prevista per fine agosto, subito dopo Ferragosto. Un segnale forte, in un’epoca dove fare impresa non è facile. “I tempi sono duri. I residenti diminuiscono, le attività aumentano. Il turismo è l’unica strada: dobbiamo portare gente da fuori, altrimenti si soffoca”.

Il messaggio ai giovani: dignità, rispetto, passione

Guardando avanti, Mario parla da imprenditore e da padre: “Il rispetto dei ruoli è fondamentale. Vedo ragazzi che non riconoscono più l’autorità di un professore, figuriamoci quella di un datore di lavoro. E poi, serve passione. Non si può fare impresa senza passione. I risultati non arrivano subito, ma con dignità e amore per ciò che si fa, alla fine qualcosa succede”.

E forse è proprio questa la vera eredità di Alfonso Carfora. Non un albergo o un ristorante. Ma uno stile. Un’etica. Un amore antico per il lavoro fatto bene e con il cuore. E come in un tutte le cose delle vita, ci saranno momenti belli e brutti da vivere: l’importante è affrontarli con dignità. 

È il momento dei saluti. L’intervista è finita. C’è una malinconia gentile nelle parole di Mario. Ma anche una forza nuova. Il passato è una radice profonda, ma non è un’ancora. È il trampolino da cui lanciarsi verso nuove mete. “Il mio viaggio a Napoli” non è solo un nome. È il viaggio di un uomo, di una famiglia, di una generazione che continua a credere nella bellezza di accogliere, servire, far sentire a casa. Sempre.  Perché, come diceva Alfonso Carfora: “L’ospitalità non è un mestiere. È un modo di essere.”

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