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CULTURA

L’arte della “posteggia”, Sgarbi e Reginella, una chitarra e un mandolino. Paolo e il suo bar degli artisti: “Ma a Benevento è dura”

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Diceva bene Enzo Jannacci: “Per fare certe cose ci vuole orecchio”. Perché è da un orecchio che inizia il racconto di questa domenica. Non siamo, però, nella Milano del Derby Club. Siamo a Benevento, sul corso Garibaldi, nello slargo che affaccia proprio dinanzi alla basilica dedicata al Santo Patrono della Città. Eppure ti sembra di attraversare uno dei tanti viche e Napule. Una dèpendance di Partenope. Cammini e ascolti Reginella, Anema e core, Luna rossa: Vaco distrattamente abbandonato… Il suono di una voce e di una grande passione. Ed è così da oltre cinquant’anni, da quando due fratelli e qualche amico decisero di caratterizzare così quel bar per gli artisti, neanche fossimo nella  bohemien Place Pigalle e non al principio di via Bartolomeo Camerario. L’apertura nel 1973, l’anno in cui Patty Pravo incideva ‘Pazza Idea’. Qui la follia è stata riproporre all’ombra di una montagna dormiente l’antica arte della posteggia. Una tradizione che chi, come me, è cresciuto negli Ottanta ha imparato a conoscere con un film capolavoro di Luciano De Crescenzo, grazie a un musicista che con la sua chitarra si avvicina al tavolo di un ristorante. Ma nella Napoli di Bellavista quel personaggio né canta né suona: “Per non disturbare i clienti”. Qua l’impresa, semmai qualcuno volesse (ma perché?) tentarla, è farlo smettere. Perché Paolo Barricelli ha iniziato sessant’anni fa e la sua musica non solo non disturba ma è ormai parte della Città.

Bar e musica, come le è venuto in mente?

“Sono due cose che stanno benissimo insieme. Lo sai che Nino D’Angelo faceva il barista? Serviva i tavoli e cantava. E così un impresario si accorse di lui. D’altronde parliamo di un grande artista. Ma anche Benevento di artisti importanti ne ha avuti: uno su tutti, Vittorio Marsiglia. Sapeva fare tutto, lo ricordo ancora: d’altronde siamo stati ragazzi insieme, in questa Città”.

E lei quando ha iniziato?

“Nel 1973. E qui sono rimasto, in questa piazza. Perchè questo è il mio quartiere. Nato e cresciuto nel Centro Storico, sono un beneventano Doc”.

Che ricordi ha di quella Benevento?

“Una Città viva, meravigliosa. Molto più bella di adesso perché piena di gente, ne trovavi sempre e ovunque. Sul Corso Garibaldi c’era fermento a ogni ora e in qualsiasi momento dell’anno. Ora no, non è più così: da quando lo hanno chiuso al traffico è diventato un deserto. E per le attività si è fatta complicata tirare avanti”.

E con la musica, invece: quando ha iniziato?

“Ho iniziato che avevo 17 anni. Mi è sempre piaciuto ascoltare musica, da quando ero bambino. E a un certo punto mi sono detto: anche io voglio fare musica, se ci riescono gli altri perché non io?”.

Il primo strumento?

“Ho iniziato con la fisarmonica. Poi ho imparato a suonare la chitarra, il pianoforte, il mandolino. Li suono tutti questi strumenti”.

E come ha imparato

“Non andando a scuola, non prendendo lezioni. Sempre stato un autodidatta. Il mio unico insegnante di musica è stato il mio orecchio: è grazie a lui che ho imparato a suonare tutto”.

Gli inizi?

“Le feste di paese, le piazze. E poi le cerimonie: matrimoni, battesimi. Avevo un gruppo musicale: ci chiamavamo i Jokers e facevamo musica italiana, ricordo che arrivammo anche in Sicilia a tenere concerti. E pure quando ho aperto il bar: sempre suonato, sempre”.

Continuate a suonare anche in giro, però

“Ora facciamo la posteggia, due chitarre e mandolino: io, mio fratello e un altro amico. E’ la tradizione della musica napoletana. Noi la facciamo qui. E andiamo ovunque: l’altra sera eravamo a Mercogliano, in un ristorante, per una festa di compleanno. Una serata bellissima. Ma siamo stati anche a Roma, così come a Napoli. E poi saremo ancora ad Avellino, successivamente un matrimonio a Bojano”

E a Benevento?

“Poca roba. Hai presente ‘Città Spettacolo’? Mai chiamati”

Come se lo spiega?

“Ah boh. Ma è un discorso generale: ci cercano da tutti i luoghi ma a casa nostra no, non ci chiama nessuno. Tu chiedi perché? Che ti devo dire, non ce firan e verè. E non è una cosa di oggi: faccio musica da sessant’anni ed è sempre stato così, mai lavorato con i beneventani”.

Ma non ci credo, i beneventani le vogliono bene

“Quando suono sì:  vengono, ascoltano, ringraziano. Ma mai che ti chiamano”.

Da fuori invece sì

“E’ così. Qualcuno che ci ha ascoltato qui o ad altri eventi. E poi il passaparola. Se fai il musicista e sei bravo, e ti comporti da professionista, ti chiamano. E si divertono”.

Anche Sgarbi si divertì tanto con lei

“Quello è davvero un bel ricordo, ho ancora le foto della serata. Era in Città per visitare alcune chiese, ci sentì suonare e si avvicinò. Poi stette con noi per alcune canzoni, cantammo Reginella insieme. L’altro giorno, invece, si fermò qui un direttore d’orchestra che vive in Germania, a Benevento per un concerto al Comunale. Anche lui: sentito suonare, è arrivato e si è fermato con noi”.

L’amore per la musica napoletana?

“A me piace Napoli, la sua musica, i suoi suoni: meravigliosi. Neanche la musica italiana mi appassiona, di quella inglese manco a parlarne”.

E oggi a che ora inizierete a suonare?

“La solita: quando ce ne tiene”.

 

 

 

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