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CULTURA

Restaurato, con tanto verde e una nuova area per eventi: ecco come sarà l’Hortus Conclusus

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L’Hortus Conclusus, l’installazione artistica permanente che Mimmo Paladino ha realizzato nel 1992 a Benevento, sarà presto completato e valorizzato mediante un restyling definito ‘2.0’.

L’opera d’arte del centro storico sannita – creata nel giardino dell’ex Convento di San Domenico – rientrerà, come si sa ormai da tempo, nel Programma Integrato Città Sostenibile-PICS per un intervento da 1 milione e 800mila euro: giovedì scorso il Comune ha dato l’ok al progetto esecutivo di grandissimo spessore – che ha avuto anche il plauso della Soprintendenza – presentato dagli architetti Laura Lampugnale (capogruppo mandataria), Rosanna Giallonardo e Angela Riccio.

Gli interventi programmati porteranno dunque al restauro dell’opera in tutte le sue componenti artistiche, architettoniche e paesaggistiche e la sistemazione dell’area adiacente assicurando una fruizione continua degli spazi. Un lavoro auspicato da tempo, in quanto l’installazione permanente versa in uno stato manutentivo di parziale abbandono che, in combinazione agli inevitabili effetti del tempo e degli agenti atmosferici, ha determinato un complessivo deterioramento delle opere d’arte e degli elementi architettonici.

LA STORIA DELL’HORTUS – L’espressione hortus conclusus si trova in molti scritti medievali, ispirati dagli analoghi orti di cui parlano la Genesi e i Vangeli ed è il modello dei giardini dei monasteri: quadrangolare a simboleggiare i quattro angoli dell’Universo, con al centro un albero che simboleggia la vita, e un pozzo o una fonte che simboleggia la sorgente della conoscenza. La permanenza di questi elementi all’interno dell’installazione di Paladino ne legittima la definizione di hortus, interpretato dall’artista come luogo di conforto dall’eterna lotta che ogni uomo vive nel mondo concreto così come nella propria interiorità, alla ricerca della pace.

All’interno del giardino sono disseminate opere pensate come un insieme armonico che ripercorre la storia della città con richiami al passaggio dei Sanniti, dei Romani e dei Longobardi. L’opera fu realizzata su iniziativa dell’allora amministrazione comunale nell’ambito di un intervento di recupero urbanistico più ampio che interessava il convento dopo la sua dismissione da parte del Tribunale e che ambiva a creare una connessione tra livelli diversi della città, partendo dal corso Garibaldi ed arrivando a Via Annunziata.

LA SIMBOLOGIA – Ogni simbolo presente all’interno dell’Hortus reinterpreta in chiave moderna la tradizione di Benevento. L’oggetto più interessante della composizione è senza dubbio il Cavallo di bronzo che si erge sul muro di cinta dominando, da un lato, l’Hortus e, dall’altro, la città. Il cavallo porta una maschera d’oro come quella di Agamennone che lo rende divino e sembra evocare il mito del cavallo di Troia. Sempre legato alle battaglie e alla difesa è il riferimento ai Sanniti, che avviene tramite gli Elmi disseminati nello spazio, ma soprattutto lo Scudo che sembra essere piovuto dal cielo, infiggendosi nel pavimento e incurvandolo. Il grande disco svolge una duplice funzione: utilizzato anche come fontana lascia sgorgare l’acqua che viene raccolta in un catino che sembra provenire direttamente dalla vita quotidiana dell’antichità. Secondo alcuni studiosi, il senso complessivo dell’opera è quello di un misterioso giardino costruito da civiltà mitiche che ci raccontano un rapporto con la vita, il tempo e la natura basato su un pensiero magico e non razionale.

IL CHIOSCO BIGLIETTERIA – Il complesso dell’Hortus e dell’ampliamento è stato pensato come uno spazio per la cui visita è previsto un biglietto di ingresso. Rispetto al passato si rivela quindi necessaria una biglietteria che funzioni tutto l’anno per controllare e regolare gli accessi. L’area individuata a questo scopo è quella posta direttamente all’ingresso, sul lato contiguo all’ufficio informazioni oggi esistente.

L’AMPLIAMENTO – Il tema del passaggio e del collegamento tra l’Hortus Conclusus di Mimmo Paladino e la piazza oggetto dell’ampliamento è il tema principale del progetto del PICS: riprende anche l’idea originaria dei tecnici di allora, Pasquale Palmieri e Roberto Serino, di connessione tra differenti livelli della città. Dal giardino delle sculture, spazio con una forte vocazione meditativa, ricco di riferimenti culturali alla città di Benevento, ad uno pensato per essere vissuto e per ospitare eventi offerti alla città.

Due spazi urbani con diversa vocazione ma complementari, restituiti nella loro bellezza ed unicità. A questo scopo è stata prevista l’apertura di un nuovo varco sul muro di confine tra l’Hortus e l’area di ampliamento, che assicura una visita continua con un percorso di entrata e uscita da entrambi i lati. Adiacente all’installazione di Paladino, separata soltanto dal muro di ispirazione longobarda su cui si erge il cavallo in bronzo, si estende un’area sopraelevata sui vicoli della città. Quest’area, già in passato adibita a concerti, conferenze e rappresentazioni teatrali, è stata riprogettata per diventare non solo uno spazio per eventi e spettacoli, ma anche punto di incontro e di riferimento all’interno del contesto sociale e urbano. Le aree verdi, su terra o in vasche, saranno l’elemento compositivo che raccorderà, definirà e collegherà le diverse parti della piazza.

LA CAVEA – Grande attenzione è stata posta sulla cavea, intesa come spazio dove naturalmente confluisce lo sguardo del visitatore per il suo valore funzionale e perché posta al centro geometrico dello spazio. Qui i sedili permanenti assumeranno il ruolo di arredo urbano per rendere la piazza più ospitale e vivibile. A questo scopo sono state anche posizionate alcune alberature lungo i percorsi di collegamento che offriranno ombreggiature naturali nelle stagioni più assolate.

LA NUOVA LUCE – I lavori riguarderanno anche un nuovo progetto di illuminazione, curato dal prestigiosissimo studio Ferrara Palladino e associati: l’obiettivo è quello di guidare il visitatore, attraverso la luce, a una progressiva scoperta delle opere “nascoste” all’interno del giardino, in un’atmosfera di pace e di intimità che favorisca il personale percorso della memoria a cui ciascuno è invitato durante la permanenza all’interno dell’Hortus.

Riflettori puntati anche sulle aree verdi, ma in particolare sulle opere del maestro di Paduli mediante l’utilizzo di apparecchi a proiezione e, all’occorrenza, di sagomatori. Oltre a garantire la fruizione dell’area in totale sicurezza durante le ore serali, il nuovo progetto di illuminazione si propone di fornire dei riferimenti visivi forti che agevolino l’orientamento dei visitatori all’interno dell’area e ne caratterizzino le diverse zone. Ulteriore obiettivo è quello di creare una connessione tra la parte vecchia e la parte nuova, adottando soluzioni illuminotecniche coerenti in grado di valorizzare al meglio le due zone, mantenendo al contempo un ambiente visivo armonioso.

IL RECUPERO DEL VERDE – Nell’idea dell’esperta Marta Fegiz, rinomata consulente del progetto, l’Hortus sarà concepito come un percorso dal procedere lento, un luogo dove rimanere e riflettere. Un posto dove il visitatore può fermarsi a meditare e a cogliere particolari dalle opere, lasciandosi attraversare dalle emozioni. Per questa ragione si è deciso di creare un sistema di sedute semplici in ferro in un punto centrale, immerso tra le piante, da dove poter osservare le varie sfaccettature dell’arte. (G.F.)

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