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‘Galilei Vetrone’, l’esperienza di Beatrice con Intercultura: “9 mesi da raccontare nelle Filippine”

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Per arrivare nelle Filippine ci vogliono 20 ore di aereo. L’arcipelago asiatico è composto da settemila isole. Qui, in questa terra lontana 11mila e 500 chilometri dall’Italia, ha svolto la sua esperienza interculturale la studentessa Beatrice Bianco, 17 anni, che frequenta la 4E del Liceo Scientifico “Galilei Vetrone” di Benevento.

Ha vissuto lì per nove mesi ed ora è ritornata  nella sua scuola. Davanti ai compagni di classe, al dirigente scolastico Grazia Pedicini, alla sua docente di lingue, Angela Ricciardi, alla rappresentante dell’Associazione Intercultura, Concetta Cirocco, ha raccontato, attraverso immagini e parole, i momenti più belli ed entusiasmanti vissuti presso la famiglia che l’ha ospitata e gli studi fatti.

“Le Filippine sono un paese povero – osserva Beatrice – governato da un dittatore. Turisticamente è molto gettonato per il mare pulito e le colline color cioccolato. La famiglia che mi è stata assegnata era abbastanza ricca. Al mio arrivo mi accolse con una grande torta. Sono stata trattata bene. Ogni giorno in quella casa eravamo in quindici a mangiare, tra amici e parenti. I filippini sono gentili e sorridenti. Ma ci sono tante famiglie che vivono in case di lamiera o di bambù, nelle favelas, senza acqua e senza bagno”.

La capitale delle Filippine è Manila, con quasi due milioni di abitanti. La ragazza di Benevento è stata nell’isola di Bohol e nella città di Tagbilaran. Il clima è molto caldo ed il territorio è spesso tempestato da piogge torrenziali, che non consentono di uscire di casa. Il problema della droga è molto diffuso, c’è la pena di morte e vige il coprifuoco. Oltre al turismo, l’economia è basata in gran parte sulla produzione e sull’esportazione del riso. Beatrice ha frequentato la “Bohol Nisdom School” in lingua inglese.

“Le classi sono numerose – spiega la studentessa – e a volte superano anche i 30 alunni. Le scuole sono in gran parte private. Gli insegnanti sono pigri e si assentano spesso. In compenso hanno in media 25 anni. Quando non c’erano giocavamo a carte. Nel mio gruppo eravamo tre italiane, due francesi ed un ragazzo groenlandese, che è rimasto solo un mese, poi è scappato. A scuola si va con l’uniforme. Ogni mattina si canta l’inno nazionale, si rinnova il giuramento alla bandiera e alla scuola, promettendo di studiare”.

I familiari della ragazza non avevano mai visto Manila. Per questo ha dovuto visitarla da sola. La moneta è il pesos, ma con l’euro si spende bene. Il paese è molto cattolico ed ogni anno dedica una grande festa all’arrivo degli spagnoli che portarono il cristianesimo nell’isola. Tra gli animali più amati c’è la scimmietta. “Quando ho partecipato al progetto Intercultura – afferma Beatrice, partita lo scorso 18 luglio – avevo messo per prima i paesi europei e per ultima le Filippine. Poi sono stata felicissima perché mi è capitato questo popolo così ospitale”.

Il commiato è avvenuto con la consegna del diploma, tra gli applausi e gli abbracci dei suoi compagni di viaggio. “Questa esperienza – ha sottolineato il dirigente Pedicini – si inserisce nella tradizione della nostra scuola, che ha avuto come protagoniste quasi sempre delle ragazze. Il dialogo con altri popoli allarga gli orizzonti ed arricchisce la formazione culturale. Favorendo anche la conoscenza della geografia, spesso trascurata. Beatrice ora deve recuperare tutto il programma svolto in quarta. Invito tutta la sua classe ad aiutarla a superare le eventuali difficoltà, a farle da tutor, ad accoglierla con amicizia ed affetto”.

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