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Impianto a Sassinoro, il Comitato: “Nessuna disinformazione. Tuteliamo il territorio”

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“Siamo qui sul nostro territorio a difendere la nostra storia, fatta di tradizioni, peculiarità culturali e paesaggistiche, in queste terre dove abbiamo i nostri affetti e tutti i nostri averi e cercheremo di salvaguardare la salute e il futuro dei nostri figli a casa nostra, nel rispetto delle regole”. Così il Comitato civico “Rispetto e tutela del territorio” di Sassinoro ritorna sulla questione dell’impianto di compostaggio nel centro sannita.

“In questi mesi di lotta – scrivono i cittadini -, diventata una battaglia a colpi di nervi, per la sopravvivenza della nostra storia e del nostro futuro, siamo costretti ad incassare, da parte di una ditta dell’ultima ora che ha fiutato l’affare della monnezza, offese attraverso comunicati, fatti da linguaggi che rasentano la volgarità intellettuale in cui si dichiarano amareggiati per l’opera di “disinformazione” da parte di “paladini del territorio”. Ebbene i soggetti di cui loro parlano in termini offensivi sono, area beneventana: le amministrazioni comunali del Tammaro, comunità montane, la Provincia. Area molisana: amministrazioni comunali, comunità montane provincia e regione Molise. In più associazioni libere di cittadini, ambientaliste  e di categoria e non per ultimo le diocesi di Benevento e Campobasso!

A questo loro non basta – sottolinea il Comitato – perché hanno il decreto. Decreto che è stato dato senza un’analisi del V.I. (valutazione d’incidenza) e del V.I.A. (valutazione dell’impatto ambientale) decisione presa in virtù di uno studio di parte: quello della ditta. La procedura di V.I.A. viene strutturata sul principio dell’azione preventiva, in base al quale la migliore politica ambientale consiste nel prevenire gli effetti negativi legati alla realizzazione dei progetti anziché combatterne successivamente gli effetti. La struttura della procedura viene concepita per dare informazioni al pubblico e guidare il processo decisionale in maniera partecipata. La V.I.A. nasce come strumento per individuare, descrivere e valutare gli effetti diretti/indiretti di un progetto su alcune componenti ambientali e di conseguenza sulla salute umana. Tutto questo non è stato fatto ma è stato valutato, di non assoggettabilità, sulla scorta di uno studio di parte, quello della ditta. Alla luce di questi elementi, sarebbe opportuno riconvocare la commissione per una seria valutazione del V.I. e della V.I.A.

E come se non bastasse – attaccano i cittadini -, questo progetto è stato autorizzato sulla scorta di un altro documento quello dell’A.U.A. (autorizzazione unica ambientale). In questi comunicati della ditta, fatti di retorica qualunquista, fuorviante, disinformante e demagogica, parlano di agricoltura biologica, e di brochure informativa. Ed è il caso di fare chiarezza anche in questo. Parlano di sicurezza? Beh bisogna sapere che il capannone è posto su di una rete di acque, che lo stesso è a meno di 300 metri dal fiume Tammaro, tratto che al momento viene definito: “sufficiente” per la potabilizzazione e che da quel posto s’immette a pochissime centinaia di metri nella diga di Campolattaro, che per intesa della regione Campania deve fornire acqua potabile a Benevento e provincia e per la quale sono stati già stanziati milioni di euro. E chi dovrebbe vigilare e intervenire sulla sicurezza e l’impatto odorigeno? Secondo il decreto: la ditta stessa! Ricordiamo che le “carte” non hanno mai salvaguardato le popolazioni.

Parlano di confronto e trasparenza? Per la trasparenza e il confronto – aggiungono dal Comitato -, è tuttora in corso un contenzioso al T.A.R. e un invito alla ditta ad aspettare l’esito da parte di chi ha firmato il decreto. E loro cosa fanno? Infischiandosene di tutto e di tutti, continuando a scrivere comunicati demagogici, hanno iniziato a lavorare per la realizzazione del progetto, noncuranti delle volontà espresse, dei nostri sacrifici e di sofferenze psicologiche immani. Lo hanno fatto con il piglio del padrone iniziando a violentare le nostre case. Eppure parlano di disponibilità ad un confronto e allo sviluppo del territorio. Ci chiediamo quale sarebbe il rispetto, il dialogo? E quale sarebbe la ricaduta positiva sul territorio? Se non un ulteriore rischio per la salute!

Un linguaggio del genere – concludono – risulta offensivo all’intelletto di chi  in queste terre ha la propria storia, i propri affetti e tutti i propri averi. Ci teniamo a dire, con forza e fermezza che siamo una comunità tranquilla e ospitale e che non abbiamo mai avuto l’intenzione di andare, oppure siamo mai andati in casa d’altri a imporre degrado e dolore!”.

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