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POLITICA

Palazzo Mosti e partecipate, il M5S: “Occasione mancata”

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“Si è consumato ieri nel consiglio comunale l’ennesimo imbarazzante rimpallo di responsabilità tra maggioranza e una parte dell’opposizione, su fatti che si perdono nella notte dei tempi sui quali nessuno può dirsi escluso. La classe politica da sempre presente in quell’aula affidandosi alla memoria corta dei beneventani cerca di far dimenticare che le responsabilità sono di chi negli anni si è succeduto nella guida di Palazzo Mosti.

Principale pomo della discordia – scrivono i consiglieri comunali M5S a Palazzo Mosti, Marianna Farese e Nicola Sguera – la questione AMTS, del tutto assente nella delibera, se non per un leggero cenno (tanto che è stato proposto un emendamento bipartisan, per inserirla) e del tutto assente nelle specifiche della scarna relazione tecnica oggetto della delibera, o meglio nel paragrafo che ad essa doveva essere dedicato. Si dice, in pratica, che è inutile parlarne poiché fallita. Un modo come un altro per non prendere posizione rispetto al futuro, incerto, di questa partecipata.

Occorre dunque fare alcune osservazioni. Tale relazione è un obbligo annuale con scadenza il 30 settembre: come ogni obbligo normativo è conosciuto e conoscibile da chi è a capo di una pubblica amministrazione, ma come oramai è abitudine lo si affronta solo a pochi giorni dalla scadenza.

La relazione – spiegano gli esponenti pentastellati – ha come oggetto lo stato delle partecipate alla data del 23 settembre del 2016. Questa amministrazione ignora forse che a quella data era già intervenuta la revoca del fallimento da parte del Tribunale? E dunque la AMTS è ancora nella proprietà del Comune? Abbiamo quindi presentato con le altre forze di opposizione un emendamento per far sì che la situazione dell’Azienda di trasporti fosse inserita nella relazione, emendamento sul quale è stato espresso parere negativo dei dirigenti adducendo le motivazioni più fantasiose che non hanno riscontro nella realtà. In effetti se l’emendamento fosse stato approvato, avrebbero dovuto riscrivere il documento, e il consiglio si sarebbe protratto, con la conseguenza di saltare la pausa pranzo. Chissà che il diniego non sia dovuto ad motivo prosaico piuttosto che alle stringenti regole della contabilità…

Le anomalie – continuano – sono tante e tali che servirebbe un tomo per elencarle, ma ciò che ci ha lasciato maggiormente basiti è l’aver sostenuto che nulla si può dire sulla Gesesa né tantomeno dare indicazioni al management in quanto il Comune è socio minoritario, ignorando che – per la normativa in questione – la Gesesa rientra a pieno titolo nelle partecipate controllate in modo diretto, e dunque soggette al controllo analogo. Non è forse il Sindaco del Comune di Benevento che nomina il suo Presidente? E dunque, per inciso, la Gesesa è tenuta agli stessi obblighi di trasparenza, anche in tema di assunzioni fermo restando la libertà di scelta in merito alle procedure selettive, ai quali sono obbligati gli enti pubblici. Così come sarebbero stati tenuti, gli enti partecipati inseriti nella relazione, ad attuare quanto previsto nella relazione del 2015. Nulla invece sappiamo a riguardo e chi doveva controllare ha preferito non farlo.

In definitiva – concludono Farese e Sguera – ieri si è approvato un documento basato su un altro documento le cui disposizioni non sono state eseguite, composto da 9 pagine (esattamente le stesse dedicate alla sola Gesesa nel 2015) che non contiene nulla in relazione al contenimento dei costi e al miglioramento dell’efficacia e della efficienza, ratio alla base di questo articolato e complesso dettato normativo. Ci hanno presentato una relazione che non contiene niente, forse perché ogni volta che cercano di articolare un qualsiasi atto sbagliano. Meglio essere di poche parole – avranno pensato – in modo da limitare i danni. Ma anche in questo caso non ci sono riusciti”.

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