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Sindacati

Gepos, la Cgil Fp: stato di agitazione dei lavoratori

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“In seguito all’invio di diverse note indirizzate al management aziendale Ge.Po.S., finalizzate alla convocazione di un incontro di carattere sindacale, non avendo ricevuto riscontro alcuno a nessuna delle diverse richieste, con la presente si comunica l’apertura dello stato di agitazione del personale dipendente della clinica, ove in tutta risposta alle legittime richieste dei lavoratori è stato reso noto solo in data odierna, un Vademecum disciplinare dai toni punitivi e palesemente ritorsivi nei confronti dei lavoratori tutti che hanno semplicemente richiesto, tramite il sindacato, di incontrare l’ Azienda per discutere alcuni argomenti che da troppo tempo gravano solo ed esclusivamente sui lavoratori (infermieri, o.s.s. e personale amministrativo) a vantaggio, invece, della sola attività di gestione economica mirata al profitto.

Abbiamo più volte rilevato – scrive in una nota Pompeo Taddeo della Cgil Fp Sanità Privata – le difficoltà scaturenti dallo storico sottodimensionamento delle unità di personale, lasciate sole, anche di notte, a gestire persino 40 degenti. Abbiamo rilevato le difficoltà che ne derivano anche in termini di gestione del piano ferie (accumulate e non fruite!), naturalmente stilato in barba ad ogni tipo di confronto con i lavoratori stessi e la parte sindacale.

Abbiamo rilevato – continua il sindacalista – che a fronte di tutto questo persino l’atto dovuto del riconoscimento delle progressioni di fascia, in grado di poter quantomeno attenuare il malcontento dal punto di vista salariale, è stato volutamente ignorato. Abbiamo rilevato come il ricorso a ben 5 o più telecamere in un solo piano (benché di dubbia legalità) fosse da ritenersi un metodo di tipo militaristico per cominciare a fomentare il timore tra i lavoratori.

Un metodo – spiega nella nota – che oggi giunge a compimento con la pubblicazione del regolamento disciplinare che, per quanto legittimo nella sua adozione, è però intriso di uno spirito ritorsivo e punitivo senza precedenti. Basti pensare a tutte le articolate motivazioni ben dettagliate che possono essere oggetto di provvedimento da parte dell’Azienda. L’impossibilità di consumare un tramezzino durante l’ orario di lavoro, o l’ utilizzo del telefono personale sono solo alcuni esempi. Perché per quanto legittimo proibire di consumare pasti in prossimità dei pazienti, sarebbe opportuno invece adibire appositi spazi per consentire ai lavoratori di consumare il pasto ad esempio nei casi di prolungamento straordinario dell’orario di lavoro, oppure di consentire di ricevere telefonate dal proprio telefono in casi urgenti, come l’ andare a ritirare un figlio a scuola.

Ci sembra molto contraddittoria – conclude Taddeo – l’ imposizione di regole orientata al rispetto autoreferenziale dei vertici aziendali, oltre che naturalmente dei pazienti da un lato, mentre dall’ altro si disattendono con presunzione i più elementari bisogni dei lavoratori. Contraddittorio è voler far rispettare “speciali regole manageriali” per prendersi poi gioco di quelle presenti nei contratti collettivi nazionali e, in certi casi, delle stesse leggi dello Stato. Tutto questo a causa di svariate richieste di convocazione per il riconoscimento di alcuni diritti (tuttora disattesi) dei lavoratori”.

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