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Giovani e mondo del lavoro, ecco i consigli: non solo titoli di studio, ma anche ‘soft skin’ e determinazione

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Per entrare a far parte del mondo del lavoro oggi non bastano più soltanto il titolo di studio e le competenze teorico-pratiche acquisite attraverso il percorso universitario ma è necessario diventare consapevoli delle proprie competenze trasversali, dal problem solving alla capacità di lavorare in team e anche in condizioni di stress, svilupparle e saperle comunicare.

E’ quanto emerso dal workshop dal titolo “Come entrare a far parte di un’azienda? Consigli pratici per avviare un brillante percorso professionale”, organizzato dal Consorzio Elis e dall’Università degli Studi del Sannio presso l’Auditorium Sant’Agostino di Benevento per orientare laureati e laureandi su come muoversi per entrare in maniera efficace ed efficiente nel mercato del lavoro.

Prima di una buona stesura del curriculum vitae, che rimane comunque il primo biglietto da visita e che può essere in formato europeo o in in formato più creativo a seconda dei casi, è necessario sapere prima di tutto cosa si vuole e conoscere le aziende a cui ci si propone: ad affermarlo proprio il responsabile “Programmi in risorse umane e in comunicazione” di Elis, Edoardo Bellafiore.

In un contesto in cui sono sempre di meno le opportunità di lavorare nella pubblica amministrazione in Italia, a causa delle richieste sempre più forti dell’UE di comprimere la spesa pubblica, e dove le aziende private per lo più di piccole dimensioni e per il 52% dirette da persone con il solo diploma di scuola superiore, la competizione e la concorrenza tra chi offre la merce lavoro diventa spietata.

E allora a fare la differenza, secondo quanto affermato anche dalla docente dell’Unisannio, Antonella Malinconico, è la personalità e il saper comunicare che si può garantire proprio per quell’azienda un valore aggiunto.

Ben vengano quindi anche i canali dei social network oggi disponibili ma serve anche conoscere come muoversi tra le numerose strategie di ingresso al lavoro oggi a disposizione come garanzia giovani e i contratti a tutele crescenti e l’apprendistato di tre anni per chi ha meno di 30 anni.

Ma, secondo Bellafiore, è importante avere ben chiaro il lavoro che si vuole svolgere. L’errore, infatti, più frequente è quello di proporsi senza una vera selezione delle aziende.

Se i dati ci dicono che il tasso di disoccupazione è crescente e l’economia è in generale recessione a farne maggiormente le spese sono coloro i quali hanno superato i 35 anni e hanno esperienze da vendere ma spesso trovano difficoltà a reinserirsi.

E allora, secondo Bellafiore, è necessario il continuo aggiornamento e il sapersi reinventare.

Le dichiarazioni nel servizio vide

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