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CULTURA

Per Terrenet è ora di scoprire un “altro presente”: ecco l’ultimo capitolo della trilogia sulla storia dell’entroterra

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Una specie di illusione di massa spinge a credere che il presente sia il solo tempo ad avere diritto all’esistenza. Una pretesa futile che ci chiama, anche per le amare delusioni inferte da questo presente alla vita dei nostri giorni, alla ricerca di altri modi d’intendere l’oggi.

Sono a tutti gli effetti “presente” certi “primitivi” che non conoscono debiti e disoccupazione, è presente la metropoli, è presente il paese appenninico (benché per il capitalismo di rapina esso non rappresenti che un oasi del passato in un deserto da cui cavare le risorse). Non è vero che il paesino debba per forza adeguarsi per sopravvivere, come non era vero che certi popoli tribali dovevano sedentarizzarsi “per il loro bene”. «Adeguarsi a comprendere il mondo», per dirla con Sanguineti, questo sì. Per comprendere la propria singolarità e farla valere contro un presente (uno dei tanti) avverso.

Questa la premessa con cui il progetto “Terrenet” diretto da Roberto Fiorino lancia “Un altro presente”, ultimo capitolo della trilogia “In viaggio per Terrenet”. Affidato alla regia di Alessandro Paolo Lombardo, il docufilm racconta la storia dell’entroterra campano attraverso le vicende dei 33 paesi di Fortore, Valle dell’Ufita e del Miscano interessati dal progetto finanziato dal Miur e promosso da 4 giovani under 30 di Buonalbergo: Roberto e Melissa Fiorino, Maurizio Zoppi e Nunzio Cecere. Dopo aver viaggiato nell’Età Antica e nel Medio Evo attraverso i lasciti impressi dalla storia nel paesaggio la saga si avvicina all’attualità attraverso lo spartiacque dell’Unità d’Italia e della vera e propria guerra civile che segnò il Mezzogiorno nel periodo del brigantaggio.

Come spiega Giuseppe Esposito, che ha curato la ricerca storica, è l’inizio di una “questione meridionale”, ovvero di una terra costretta a diventare sud di un’altra. «E’ il capitolo più cupo dell’intero docufilm – commenta Alessandro Paolo Lombardo – Ma lo spirito della nostra terra ci è venuto come sempre in soccorso nelle vesti di un’anziana donna di Carife che è diventata il logico complemento del “genius loci” (la piccola Giorgia Gomes) che dischiude la narrazione all’inizio della saga…» La tragedia postunitaria risulta così sublimata nell’incontro delle due figure femminili tra le note inquietanti di un innocuo carillon. «Leggera sull’asfalto, sfiorata dalle automobili, l’anziana di Carife appare come il simbolo di tutto ciò che abbiamo perso e al tempo stesso come sopravvissuta, come la possibilità di una riappropriazione del nostro tempo.»

«Tutto ciò che è nascosto nel silenzio di un mondo antico si è fatto toccare e ha posato davanti alle nostre videocamere – racconta Rossella di Micco, direttore della fotografia – Attraverso la fotografia ho cercato di risvegliare chi, un tempo, sedeva sui gradini di pietra, di far danzare l’immobile bellezza insospettata e antica, di far camminare in fila, una ad una, donne che hanno portato il peso di colpe inesistenti. Alle volte sembrava che ci bastasse guardare attraverso l’obiettivo per richiamare quella bellezza che aveva voglia di essere catturata, rivissuta, e non abbandonata alle “storture” di un tempo cieco.»

«Nel mondo attuale dove si è sempre collegati con qualcosa e sempre alla rincorsa di qualcuno non riusciamo più a vedere e vivere la bellezza con tutte le sue sfumature – dichiara Roberto Fiorino – Intendiamo far emergere un territorio dove l’ambiente non è solo una cornice per vernissage radical-chic, una decorazione artistica, un pezzettino di verde dove far riposare la vista in un grigio puzzle urbano. Nell’entroterra campano nell’ambiente ancora si nasce e si cresce, benché in tempi come questi la nostra vita appaia come un esempio naturale di “decrescita”. E’ questa (de)crescita che intendiamo contrapporre a un presente fatto di fretta e caoticità.»

Come invita la voce di Emi Martignetti nel video, prima dell’esplosivo congedo con la musica della Banda del Bukò, «venite a scoprire un altro presente»…

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