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Lectio di De Mita a San Lorenzello: “No al protagonismo politico. Il futuro sarà delle comunità diffuse”

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Interessante lectio magistralis di Ciriaco De Mita sulle municipalità nella storia della Repubblica Italiana, tenuta sabato sera, presso l’Ente Culturale ‘Nicola Vigliotti’ di San Lorenzello.

“E’ con piacere che sono qui a San Lorenzello, ha esordito entusiasta, perché l’argomento affidatomi, lo sto pensando da sempre. Siamo in presenza di una novità sul piano dell’organizzazione della vita: la riscoperta delle comunità, quell’insieme di valori, di superstizioni, ricordi, speranza, ricordi e redenzioni, prive di confini”.

L’avvento della Repubblica, ha realizzato nel nostro Paese, non solo una innovazione dal punto di vista dell’ordinamento. Nel dopoguerra, sono emerse nella realtà italiana, elementi di solidarietà, rappresentati dai partiti, valido strumento che ha unito le persone. Convinzione che purtroppo, è durata poco.

“Assistiamo oggi – ha affermato De Mita – ad un quadro politico completamente diverso. Abbiamo dequalificato la scuola, sindacalizzato gli insegnanti, deresponsabilizzato chi amministra. Abbiamo organizzato un sistema dove la spesa non è accompagnata dalla responsabilità del prelievo e della gestione”.

Con riferimento all’imminente competizione regionale, lo statista si dice colpito dalla circostanza che tutta la discussione sia incentrata su “chi” si candida, ma su “che cosa” debba fare non si sa. Il presidente ha messo in luce come la condizione della moderna classe dirigente, si differenzi da quella in cui egli ha governato, scandita da fasi di preparazione ‘sul campo’, quando un sindaco non lo si eleggeva con le primarie, ed un politico doveva prima essere consigliere comunale, e solo un sindaco poteva candidarsi a deputato. Insomma, quando al governo si andava solo se si era preparati ed idonei ad affrontare la gestione della cosa pubblica.

La tecnica dell’amministrazione per il politico democristiano, è una sorta di educazione a rispettare gli altri: “Chi comanda aiuta, non dà ordini”.

Nella confusione attuale, l’universalità della convivenza, il dominio è della finanza, che regola le condizioni di vita. Viviamo in una realtà dove la differenza tra le Nazioni europee è un pò scomparsa, la dimensione dello Stato non c’è e quando compare è in negativo. Non siamo riusciti ancora a definire questo spazio dotato di responsabilità (immigrazione, moneta unica priva di regolamento decisorio). Avvertiamo il bisogno di radicarci di più sul territorio. Ma sono convinto – dichiara De Mita con piglio energico – che il futuro sarà la ripresa della vita delle autonomie locali.

Organizzare la convivenza, non soltanto in termini di servizi, ma con la pluralità di idee, componenti della dimensione umana. Le comunità possono crescere. Per l’ex premier, l’obiettivo è quello di recuperare il valore della comunità come punto di riferimento di un nuovo scenario politico, che vada oltre il perimetro del campanile, avendo a cuore i problemi del territorio. Una strategia avanguardista, un investimento sul futuro.

L’idea di De Mita è quella di una Fondazione di scuola politica che sostenga con idee e progetti il lavoro degli amministratori locali. Una sfida maturata già all’indomani della sua elezione, a sindaco di Nusco, suo comune di nascita, avvenuta nello scorso anno.

“Il Suor Orsola Benincasa – ha ricordato De Mita – è pronto a sostenere questa iniziativa, inviando a proprie spese nel centro dell’Alta irpinia, i suoi docenti di dottrine politiche ed economiche. L’ateneo partenopeo quest’anno, farà la lettura della riscoperta della comunità, un valore aggiunto alla dimensione della vita”.

Il nostro territorio ha bisogno di un nuovo protagonismo politico e civile che sappia accogliere e sviluppare una nuova idea di comunità. I problemi economici, non saranno risolti da un Comune, ma un amministratore ha le condizioni per consentire una vita dignitosa alla collettività. Solo riscoprendo il senso dei valori, della solidarietà, riorganizzando la vita delle comunità, in particolare delle nostre realtà, alle prese con l’annoso problema della desertificazione sociale e della crisi dell’apparato industriale.

Agli amministratori ed ai giovani, l’invito ad un’attenta riflessione, perché “la cultura è l’ingrediente essenziale per la ricchezza dell’interiorità dell’essere umano. E’ un processo lento, la differenza di pensiero, ha un ritmo diverso, ma come tutti i processi naturali, ha un inizio lento ma con fioritura rapida. C’è bisogno di cominciare, di rimboccarsi le maniche.

Sono fiducioso – ha concluso con piglio energico – le comunità diffuse saranno il futuro, con l’Europa all’orizzonte. Riqualifichiamo i servizi, investiamo nella cultura e riscopriamo la storia. Perché la storia è il futuro”.

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