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CULTURA

‘La religione del popolo’, domani il libro presentato a Napoli

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Alla Feltrinelli di via San Tommaso d’Aquino 70, a Napoli, domani pomeriggio alle ore 18.00 è in programma la presentazione del libro: “La religione del popolo – Riti, feste e devozioni in Campania”, del giornalista beneventano Bruno Menna (edito da Aesse Stampa). Con l’autore intervengono Samuele Ciambriello e Ottavio Lucarelli.
*** 
“Il libro – si legge nelle note di presentazione – racconta ed esplora, con approccio laico, la devozione per autentiche star della “religiosità popolare” (sant’Antonio, Padre Pio, san Michele Arcangelo, san Gennaro, san Nicola, santa Rosalia, san Giovanni, sant’Antonio Abate, san Rocco, san Gerardo Maiella), il culto per la Madonna (declinato in ogni dove e contraddistinto da un forte radicamento territoriale, anche nominalistico) e per tante altre figure, magari meno conosciute al grande pubblico, approfondendo gli aspetti peculiari delle varie feste votive in onore di patroni, patrone, protettori e protettrici delle comunità interessate.

La pubblicazione è essenzialmente incentrata su quanto accade in Campania, ma la narrazione deborda anche in altre regioni e, in qualche caso, anche all’estero. Perché – viene spiegato – ci troviamo di fronte a una miriade di ricorrenze che coinvolge tutti: ricchi e poveri, colti e illetterati, fortunati e sventurati, credenti e miscredenti, chierici e laici, sregolati e giudiziosi, in buona salute o alle prese con la malattia, esaltandone la partecipazione attiva. Un fenomeno identitario che affratella e non emargina, che include e non esclude e che, spesso, azzera trasformazioni e contraddizioni sociali.

Un viaggio nella religiosità popolare, per quanto nelle possibilità del curatore del libro, tra tradizioni, storia, leggende, misticismo, ma anche stretta attualità. Un tesoro immateriale, quello della devozione, che si auto-difende e si rigenera, perché tramandato, a volte solo oralmente, da chi ci ha preceduto, generato da momenti tragici (pestilenze, carestie, siccità, eruzioni, guerre, invasioni) o gioiosi (quasi sempre l’uscita dalle tragedie collettive prima enunciate). Ma ancora oggi, è inevitabile e ineluttabile, che i momenti religiosi facciano da cassa di risonanza a inquietudini sociali o che vengano “usati” per richiamare l’attenzione su determinate problematiche territoriali. Un aspetto non secondario, che conferma la forte “popolarità” di culti e devozioni ma anche la loro capacità di adattarsi ai momenti difficili di ogni epoca. E oggi le “nuove” pestilenze sono la salvaguardia dell’ambiente, la mancanza di lavoro, il forte impulso relativista della nostra società.

Nella parte introduttiva del libro, c’è spazio, per un’intervista-riflessione a padre Renato Gaglianone, padre spirituale della Coldiretti (“Feste e ricorrenze tra magia, simbolismo, ritualismo, teatralità, misticismo, tradizione, senso comunitario e utilitarismo”); per un approfondimento sull’opportunità di inserire il riferimento ai santi negli statuti degli enti locali, alla luce dell’appello lanciato dal presidente dei vescovi umbri, monsignor Vincenzo Paglia; per una lunga carrellata, tra sacro e profano, di litigi, dispetti, minacce, moniti e invocazioni che accompagnano i momenti devozionali. Tanti gli episodi citati: dalle preghiere delle “mamme vulcaniche” in pellegrinaggio a Pompei contro le discariche in Campania, agli appelli per “liberare” la festa della Madonna dei Polsi o l’Affruntata pasquale dalle frequentazioni ‘ndranghetiste, passando per i parroci che mettono “in vendita” la ricorrenza patronale, per i lavoratori che portano a spalla la statua del santo protettore per scongiurare la chiusura degli stabilimenti, per i flash mob in difesa delle donne, per le processioni listate a lutto per la chiusura degli ospedali, per i litigi tra politici sulla presenza di extracomunitari o per la mancata chiusura dei negozi in occasione delle feste della tradizione popolare, agli appelli dei sindaci che chiedono anche l’intercessione del patrono per trovare rimedio a calamità naturali e sociali, ai tanti divieti legati all’ordine pubblico che accompagnano lo svolgimento dei momenti religiosi che, spesso, sfociano in ricorsi, polemiche e intimidazioni, per finire, ed è storia recentissima, alla richiesta ufficiale del primo cittadino di Gubbio al ministro Maroni di rinviare le elezioni amministrative perché concomitanti con la festa patronale. Richiesta accolta, dicono le cronache, visto che il turno elettorale previsto è stato posticipato al 22 e 23 maggio proprio per “rispettare” la Festa dei Ceri.
 
C’è, quindi, il lungo capitolo dedicato alla “religione del popolo”, ai momenti devozionali e votivi di Campania (essenzialmente) ma anche di Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Abruzzo, Toscana, Umbria, Piemonte, Sicilia, Marche. Un “elenco” consistente che tenta di soddisfare l’enorme panorama delle ricorrenze religiose che maturano all’ombra dei mille campanili italiani.

Nello stesso segmento, figurano, inoltre, piccole monografie su personaggi e interpreti della “religione del popolo”: la Madonna del Carmine (con un pregevole intervento di fr. Renato D’Andrea), san Francesco e santa Caterina, simboli dell’Italia unita, Madre Teresa, don Bosco (che qualcuno vorrebbe elevare a patrono dei calciatori), san Tommaso Moro (punto di riferimento dei politici), Natuzza Evolo (Mamma Natuzza), Francesca Cabrini (patrona degli emigranti), Bartolo Longo (fondatore di Pompei) e tanti altri. Non mancano approfondimenti sul pregevole lavoro del maestro Roberto De Simone, “Son sei sorelle”, dedicato ai rituali e ai canti della tradizione popolare e religiosa e sulle “Pietre” della devozione a san Gennaro, dal valore incommensurabile (un tesoro ritenuto superiore a quello della Corona inglese o dello Zar di Russia), di recente esposte all’ammirazione del pubblico, a Napoli”.

 

 

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