CULTURA
Wonderkammer Soap, quando il nudo non basta…
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“Allora?”, mi chiedono curiosi in redazione, non trattenendo un sorriso malizioso.
“Mah”, rispondo laconica.
“Come mah?!…allora erano nudi?”
“Si”, rispondo distratta, pensando che le tre famose “S”, ancor prima dei lettori, suscitano la curiosità morbosa dei giornalisti. Del resto il pubblico che aveva deciso di partecipare allo spettacolo “Wunderkammer Soap: Tamerlano, Didone e Edoardo II” sapeva che avrebbe assistito a qualcosa di particolare, forte, fuori dagli schemi. Non sono molti gli eventi teatrali vietati ai minori di 18 anni. Inoltre è sempre bene accetta la sperimentazione a Benevento Città Spettacolo.
Eppure questa trilogia di frammenti di 25 minuti ognuno (confesso che causa del numero limitato di posti non ho potuto assistere a Didone), la durata di una soap opera televisiva, tanto forte, innovativa e d’impatto non è stata. Pensavo di uscire dal palazzo Paolo V con quel senso di emozione e di meditazione che il teatro d’avanguardia sa regalare, ma niente. Mi sono portata a casa un semplice “Mah”. E non perchè siamo assuefatti a tutto, ma erano davvero troppi i clichè profusi dalla compagnia Ricci-Forte. Una rivisitazione in chiave moderna di Marlowe, autore controverso, i cui personaggi cedono alle pulsioni dell’umanità più verace, travolti dalla smania di potere e dai turbamenti della passione amorosa e sensuale, non rifuggendo anche l’omosessualità.
Edoardo II: Salendo le scale del palazzo Paolo V, nel buio, si entra in una stanza, dove lo spettatore cerca di trovare un suo posto nella scena, tra l’insistente odore della torba fresca stesa sul pavimento ed il gioco di geometre di calze nere da donne appese ad asciugare su fili. La storyline è quella ideata da Marlowe: Edoardo II d’Inghilterra, sovrano inglese, che per la sua relazione omosessuale con il consigliere di corte Gaveston fu condannato a morte dalla stessa moglie Isabella.
Sulla scena, che si rivelerà essere una prigione, non necessariamente fisica, troviamo tre donne, vestite con canotta bianca e slip da uomo. Una voce narrante registrata racconta con allusioni e flash back la storia di questo amore tradito, per un altro uomo. Il senso dell’abbandono, della femminilità rifiutata e della disperazione arriva al pubblico solo con la mimica, questa veramente notevole, delle attrici, che nel corso dello spettacolo non proferiscono verbo.
Non siamo nell’Inghilterra del 1300, ma ai nostri tempi. L’incontro di sguardi tra Edorado e Gaveston avviene alla cassa dell’Ikea. Non il massimo dell’originalità come scelta, se si pensa che la domenica il colosso dei mobili svedesi è il luogo preferito delle famiglie italiane dove trascorrere il tempo. Veramente non solo la domenica. Altri feticci della contemporaneità: la nutella, inflazionato rimedio antidepressivo delle donne abbandonate, la coca-cola, le sigarette, la corona di carta di Mcdonald’s che trionfa sul capo della tradita regina androgina.
La partecipazione del pubblico viene accesa con giochi di sguardi. Alla fine una lattina di coca-cola viene consegnata ad uno spettatore con un messaggio segreto racchiuso dentro, una storia, o un sos da portare fuori, al mondo.
In silenzio si abbandona la scena con un giudizio tutto sommato positivo e con quella emozione non cercata ed inaspettata. Ed io con una lattina in mano.
Tamerlano: Partiamo dal sesso presente nel Tamerlano, la parte “forte” che ha contribuito alla censura per il pubblico minorenne. “Tamerlano e Zenocrate, giovani malavitosi con brame di potere anni ’70, consumano amplessi nel garage che accoglie la loro latitanza”, con queste parole veniva presentato lo spettacolo. Che il nudo non sia volgarità, ma la crudeltà umana molto più impudica, beh questo lo sappiamo, non serve, ma anche qui la voce registrata ce lo ricorda. Sarà che siamo assuefatti, ma la nudità del Tamerlano, boss di Tor di Valle (ndr zona alla periferia di Roma), e della sua donna, non danno maggiore enfasi o emozione ad una storia, ancora più stereotipata. L’uomo che si fa trascinare dal potere, dal consumismo, che si bagna con sangue delle sue vittime e usa la donna come oggetto sessuale, è qualcosa di già sentito, troppe volte. E lei che piange, mentre lui guarda i fumetti con il video proiettore (peccato che era ambientato negli anni ’70 se non una partita alla playstation sicuro gli autori non se la facevano sfuggire!). Il finale è interessante, un po’ alla CSI, ma forse lo spunto più creativo dello spettacolo.
Passano i 25 minuti, di nuovo in silenzio, veniamo inviatati a lasciare la scena, svoltasi nel cortile del palazzo, di cui siamo stati ancora una volta, una parete umana, spettatori e allo stesso tempo quasi protagonisti…
Fuori, sul corso Garibaldi, un sospiro e un “mah” che speravo svanisse il mattino seguente ad una una notte, in cui in loop nella mia testa hanno girato la disco music anni 70, le parole Nutella e Gaveston.
“Comunque si erano nudi. Ma forse voi chiedevate degli attori?”
Erika Farese




