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POLITICA

Tagli al Comune, soppressione della Provincia. Benevento c’entra

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Non parliamo degli statali. No.
Non parliamo delle pensioni.No.
Non parliamo delle donne e del possibile differimento dell’acquiescenza. No.
Non parliamo di patrimoniale, che pure interesserebbe uno zero virgola della popolazione del Paese. No.
Non parliamo dei redditi bassi. No.
Nemmeno del trattamento di fine rapporto, che potrebbe essere differito di un biennio (…se uno campa, vista la cinghia da stringere). No.

Parliamo solo di politica applicata alla crisi, e viceversa. Il Consiglio dei Ministri sta facendo le sue valutazioni in vista del parto di un necessario ed indifferibile decreto motivato dalla situazione di stallo e crisi economica del momento. Ed in discussione, dopo l’incontro fra Governo ed Enti locali che già c’è stato ed ha lasciato strascichi amari, ci sono fra le altre cose:
il taglio ulteriore di 9,5 miliardi di euro agli enti locali (tipo il Comune, per intenderci);
la soppressione delle Province con un numero di abitanti al di sotto dei 300.000 (tipo la nostra per intenderci) – e quella di comuni al di sotto dei 1000 abitanti (e il Sannio c’entra).

Quindi, meglio che parlino i diretti interessati.
Luigi Scarinzi è assessore ai servizi sociali del Comune di Benevento, di Lealtà per Benevento (centrosinistra). Luca Ricciardi è capogruppo alla Provincia di Benevento, del Pdl (centrodestra).

“Manovre di questo tipo sono inaccettabili. Non rilanciano l’economia e mettono in difficoltà soprattutto le fasce più deboli. Purtroppo in questi casi si tende o a tagliare i servizi o si aumentano le tasse. E’ un cane che si morde la coda. Ma se a farne le spese sono le fasce più deboli, allora è un’ingiustizia assoluta. Io credo che il Governo questa volta faccia bene a dimettersi e a lasciare spazio ad altri. Sono molto preoccupato per le conseguenze che i tagli agli Enti Pubblici potranno avere sui servizi sociali” (Scarinzi).

“E’ necessario un nuovo e ritrovato rigore per far fronte a questa crisi globale. Non difendo l’esistenza delle province in assoluto, ma credo che bisogna ragionare a mente fredda e non lasciarsi prendere dal panico della crisi. Se si vuole eliminare le province, bisogna sapere a priori quali saranno le conseguenze, come avverranno le soppressioni, se eventualmente ci saranno unioni con altre province e in che modo. Dico aspettiamo e vediamo quali sono le reali intenzioni e come si traduce questa volontà, comunque l’eventuale cancellazione della provincia di Benevento lascia preoccupati, anche perchè a pagare siamo sempre noi. Da giovane credo che una necessità di primo piano siano un rilancio occupazionale, soprattutto dei giovani” (Ricciardi).

***

E in tarda serata giunge anche l’ovvio intervento del presidente Cimitile della Provincia, che – vacanziero evidentemente – s’era cercato di rintracciare prima, Invano. Poi, il risveglio. Certi uffici stampa quantomeno funzionano, anche al calar delle ombre…

"Di fronte alla cancellazione dell’impegno assunto dall’Italia in epoca risorgimentale a favore del Sannio e di Benevento, mi chiedo se non sia meglio tornare con lo Stato Pontificio, riconsegnando ad una autonoma, originale e stimolante prospettiva ogni ipotesi di sviluppo per i nostri territori. Se l’Italia non ci vuole più e vuole cancellare ogni speranza di riscatto, ricostituiamo la “enclave”.

Un governicchio morente ed incapace di affrontare i reali problemi del Paese, vorrebbe cancellare la Provincia di Benevento, frutto di un impegno e di una lotta risorgimentali e voluta da Giuseppe Garibaldi.

Il provvedimento del Governo è assurdo perché non ha alcun rispetto, né alcuna considerazione della storia e delle identità locali, né alcuna cognizione delle caratteristiche geografiche sociali ed economiche delle aree interne.

E’ vergognoso ed indecoroso che una simile nefandezza venga partorita proprio nell’anno del 150° dell’Unità d’Italia: si vuole cancellare una Provincia che fu voluta dalle lotte dei patrioti liberali e garibaldini sanniti e che costituì un contributo fondamentale all’Unità d’Italia, alla caduta dei Borbone e all’abbattimento del potere pontificio nella “enclave” beneventana, riconosciuto da Garibaldi e dal primo Parlamento italiano.

Non ha senso che non si tiene in alcuno conto il contributo dato dalla Provincia (da chiunque sia stata governata) per i progetti strategici la crescita territoriale e per la salvaguardia, unica voce istituzionale a farlo, delle ragioni locali delle aree interne sottoposte ad una spietata competizione territoriale soprattutto in presenza di una aggressiva fascia metropolitana.

Ci appelliamo – e lo faremo formalmente in occasione della commemorazione delle vittime dell’Eccidio di civili inermi di Pontelandolfo del 14 agosto 1861 perpetrato dall’Esercito italiano ed ennesimo contributo del Sannio all’Italia unita – al presidente della repubblica Giorgio Napolitano affinché non venga cancellata la parola data al Sannio nel momento stesso in cui nasceva un nuovo Paese.

Combatteremo con tutte le nostre forze contro questa insensatezza e questa indecenza e per difendere il Sannio dall’ennesimo colpo sferratogli”.

 

 

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