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Cittadini

Venire a morire vicino ai propri parenti, un desiderio inappagato

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un donna, una nostra concittadina, figlia di un malato di SLA che proprio in questi giorni sta lottando per riuscire a trasferire suo padre da Eboli ad una clinica specializzata di Benevento e che, attraverso la stampa, chiede alle istituzioni di essere ascoltata.
Con l’augurio che questa difficile situazione possa presto risolversi vi invitiamo a leggere le sue parole.

“Sono G.G., abito a San Nicola Manfredi, ho deciso di rivolgermi a voi, perché il mio caso possa essere un ammonimento, possa essere un servizio reso a chiunque vive situazioni simili alla mia, una situazione drammatica, dolorosa che purtroppo viene complicata anche da quelle istituzioni che invece dovrebbero contribuire a lenire le conseguenze, già devastanti, di un dramma come quello che sto vivendo assieme alla mia famiglia.

Nell’agosto 2009 fu diagnosticata a mio padre, una terribile malattia: nel gergo medico si chiama Sindrome del motoneurone, ma a tutti è nota come SLA (Sclerosi laterale amiotrofica).

Anzitutto devo con rammarico segnalare la disinformazione che, anche negli ambienti sanitari, regna a proposito di questo terribile male: sebbene sia, purtroppo, già di per sé una malattia difficile da riconoscere soprattutto agli esordi, tuttavia le incertezze iniziali che hanno contraddistinto la “fase di diagnosi”, hanno ulteriormente peggiorato le cose. Dico questo, per lanciare un appello affinché siano intensificati gli sforzi ed aumentate le risorse a favore della ricerca contro la SLA, la cui diffusione è in preoccupante aumento.

Vi scrivo pero per mettervi accanto ad un disagio che stiamo tuttora vivendo.

Tre settimane fa mio padre fu colpito da un arresto respiratorio a causa del quale arrivò all’Ospedale “Rummo” di Benevento in condizioni disperate. Ringrazio i medici e gli operatori del nosocomio sannita che in quell’occasione gli salvarono la vita, ma proprio a partire da quel momento sono iniziate le vicissitudini della mia famiglia.

Quella sera stessa fu trasportato ad Eboli, l’unico ospedale ad avere posti disponibili nel reparto Rianimazione, dove giace ormai da venticinque giorni.

Il suo desiderio sarebbe però di trascorrere ciò che gli resta da vivere nella sua terra ed accanto ai suoi cari, tuttavia ciò non è possibile.

Infatti, poiché è ricoverato fuori dai confini della nostra provincia, egli non ha diritto né al respiratore né a tutti gli altri macchinari (come il comunicatore ottico) che potrebbero consentirgli di vivere dignitosamente la sua malattia.

Da giorni cerchiamo di trasferirlo in uno dei centri attrezzati della Provincia di Benevento, ma nessuno di questi purtroppo ci ha aperto la porta, nessuno di questi è disposto ad offrire un letto ad un uomo già alle prese con una malattia devastante, sia sul piano fisico sia sul piano psicologico.

Possibile, mi chiedo, che la nostra civile terra non riesca ad accudire un suo figlio in difficoltà? Possibile che la nostra società, le nostre istituzioni siano indifferenti di fronte ad un dramma di queste proporzioni

Chiedo soltanto che il mio appello venga diffuso: non lo faccio per motivi egoistici lo faccio per tutti coloro che oggi vivono il mio stesso dolore e per coloro che potrebbero viverlo domani.

Cerco solo di rivendicare un diritto, che pure sarebbe garantito dall’art.32 della Carta Costituzionale e di evitare che mio padre soffra ancora più di quanto il destino gli abbia riservato”.

Lettera firmata
Figlia di un malato di SLA

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