Connettiti con noi
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio

POLITICA

Verso il voto, Basile: “Città prigioniera della rassegnazione, ma non basta mandare a casa Mastella. Serve rottura epocale, non cambio della guardia”

Pubblicato

su

Ascolta la lettura dell'articolo

Per quanto la campagna elettorale per le prossime amministrative sia ancora di là da venire, il momento politico cittadino è certamente di forte tensione e non mancano le asprezze tra gli opposti fronti politici. Uno che di asprezze dialettiche ne conosce abbastanza, che non si è mai tirato indietro con i suoi giudizi e che ha pagato anche sulla propria pelle la durezza della propria esposizione politica è certamente Pasquale Basile. Personaggio noto nell’universo dell’antagonismo cittadino, da sempre impegnato nel mondo delle battaglie civili, sociali e sindacali, anche se oggi tiene a sottolineare che è fuori da tutto, concentrato sulla sua vita da chef, ma non per questo estraneo al mondo e alla società civile che lo circonda. Basile resta una voce pensante della città, che può dire cose che possono piacere o meno, ma che non sono mai banali, non sono frutto del caso, bensì pensieri figli di fini ragionamenti politici, senza scadere mai in personalismi.

Qual è il giudizio socio-politico dell’attuale situazione in città, nei quartieri, tra i cittadini, tra le fasce più deboli?

“Benevento vive in una condizione di profonda asfissia e passività. Dieci anni di spopolamento e fuga dei giovani hanno desertificato il tessuto demografico e culturale del territorio. Nei quartieri e nelle contrade domina la rassegnazione, intrappolata in quel fatalismo che a Benevento riassume la frase che tutti abbiamo sentito in famiglia: “funziona così”. A questa passività si contrappone un’insofferenza crescente legata ai problemi reali: caro affitti, caro vita, precarietà, pessimi servizi pubblici e sicurezza. Le fasce più deboli subiscono un isolamento in cui il ricatto del favore sostituisce il diritto. Il blocco sociale storicamente maggioritario, radicato nel ceto medio di estrazione contadina, si sta proletarizzando ma continua a oscillare tra rassegnazione e adesione a vecchie logiche clientelari e di compromesso morale. Il risultato è che la parte maggioritaria della città, chi non ha santi in paradiso e resta escluso da queste reti, subisce passivamente. Di fronte a questo degrado, la risposta è duplice: o la rassegnazione dell’astensionismo, o la scelta obbligata dell’abbandono definitivo del territorio”.

Qual è il giudizio sulla consiliatura uscente dopo un decennio di programmazione e amministrazione?

“Il bilancio di questi anni di amministrazione Mastella è impietoso, si inserisce in una continuità disastrosa con i cicli politici precedenti. Il filo conduttore di questi decenni, a mio avviso, è stato la subalternità totale e, a tratti, la connivenza di interessi con il partito della rendita e del mattone: tutte le giunte, di ogni colore, sono state accomunate dalla ricerca spasmodica di finanziamenti per realizzare opere pubbliche spesso per conto di privati, tramite project financing sballati. Opere fatte solo per spendere i fondi e non perché rispondessero a una visione strategica o a una funzione urbanistica di prospettiva. Non a caso, quasi tutte le amministrazioni sono state segnate da inchieste giudiziarie sull’urbanistica e sugli appalti. Rispetto agli ultimi dieci anni di governo Mastella, faccio difficoltà a scorgere una qualsiasi visione strategica o prospettiva di sviluppo strutturale per il territorio. Il sistema di potere dell’attuale amministrazione si è retto su un modello clientelare ramificato e di redistribuzione della ricchezza in cambio di consenso. Un modello oggi in evidente fase discendente a causa della crisi economica, capace di elargire favori molto ridotti rispetto al passato, ma ancora sufficienti a mantenere il controllo sugli apparati e sui bacini di riferimento. Più che programmare il futuro della città, questa consiliatura ha gestito l’ordinaria amministrazione del consenso, lasciando in eredità un deserto economico, sociale e culturale”.

A questo punto, qual è l’umore della strada rispetto all’inchiesta giudiziaria in corso?

“Sulle vicende giudiziarie che hanno travolto Palazzo Mosti, la strada registra una reazione di distacco venato di rassegnazione. Da un lato non c’è nulla di stupefacente: si tratta dell’emersione di una realtà che i cittadini conoscono e subiscono cronicamente, legata a una cultura del favore e del sottogoverno radicata da decenni. Dall’altro, la cittadinanza che combatte ogni giorno con la crisi economica non avverte alcuna empatia verso la strumentalizzazione politica di queste inchieste. C’è la consapevolezza che i vari schieramenti le utilizzino solo per tatticismi di bottega, senza alcuna reale volontà di estirpare le radici profonde di quel sistema. Tuttavia, leggere di concorsi pilotati fa male e fa infuriare tutti, soprattutto quei duemila giovani che hanno partecipato studiando, sacrificandosi e credendo nel merito, vedendosi scippato un diritto costituzionale. Questa è una ferita profonda che grida vendetta. La cittadinanza sa perfettamente che il sistema si regge su questa oppressione clientelare; quello che manca è potersi riconoscere in un’alternativa credibile, che voglia davvero scardinare i poteri degli apparati e della rendita e non soltanto sostituirsi a Mastella nel governo dell’esistente”.

Qual è, invece, il giudizio sulle modalità operative e sulla capacità di relazionarsi con la città dell’opposizione nell’ultima decade?

“Il giudizio sull’opposizione consiliare in questi anni è fallimentare. Innanzitutto, imputo la totale incapacità di svolgere la sua fondamentale funzione di controllo, a fronte del mercimonio emerso sui concorsi. In secondo luogo, è mancata la capacità di fare da ponte tra i bisogni reali della gente e le istituzioni: l’opposizione si è distinta per un’azione politica anemica e timida, incapace di denunciare i nodi strutturali del potere dominante e ridotta a sterili comunicati stampa. Infine, non ha mai creato alcuna connessione sentimentale con la città e con il popolo che l’aveva sostenuta, rimanendo chiusa nei soliti salotti e nelle quattro associazioni amiche, incapace di stimolare la partecipazione attiva reale. Quello che traspare fuori da Palazzo Mosti è l’immagine di un’opposizione d’apparato chiusa nei propri tatticismi e distante dalla gente. È emblematico come si sia giunti a dinamiche imbarazzanti, come la mancata denuncia della gestione pazza dei gettoni di presenza per le commissioni durate pochi minuti ma capaci di garantire compensi sistematici, registrando paradossalmente proprio tra le file di alcuni della minoranza i record di assiduità a tali assise”.

E allora, qual è l’opinione su come l’attuale opposizione, sia essa di destra o di sinistra, si sta proponendo alla città per amministrarla eventualmente in futuro?

“L’attuale opposizione si propone alla città con la solita, trita filosofia del “basta mandare a casa Mastella”, riproponendo lo stesso identico copione già visto dieci anni fa contro Fausto Pepe, che poi ha favorito il ritorno di Mastella. È una proposta politica fittizia e pericolosa: ammassare chiunque pur di vincere non convincerà e farà acqua da tutte le parti. Bisognerebbe invece rimettere in discussione il sistema della rendita e degli apparati, affermando con forza il primato della politica sui potentati economici locali ed esterni. Servirebbe dire alla città quale idea di sviluppo e quale funzione le si vuole dare da qui a cinquant’anni per invertire la rotta dello spopolamento. Serve uno svecchiamento vero del Consiglio comunale, in cui i notabili e le “glorie del passato” facciano un passo di lato per lasciare spazio a una nuova classe dirigente. Affidarsi a un semplice cambio di guardia significa condannarsi a subire il solito ciclo: riciclare pezzi di passato, riaccogliere ex mastelliani redenti e ritrovarci tra dieci anni nella stessa melma. La città non ha bisogno di un maquillage di facciata, ma di una rottura epocale: un passo indietro di chi ha fallito e la costruzione dal basso di un’alternativa capace di mettersi in connessione con i bisogni reali della gente, rimettendo al centro il lavoro, la casa, i beni comuni, la vivibilità dei quartieri e delle contrade, i servizi pubblici e la dignità dei cittadini”.

Annuncio

Correlati

redazione 20 ore fa

Comunali 2027, Gabriele Giovanni Rillo pronto a candidarsi con Forza Italia. Rubano: “La città ha bisogno di una nuova generazione”

redazione 2 giorni fa

Cittadino Sudd – Benevento Libera: «Serve discussione pubblica su futuro della città. Pronti a dare il nostro contributo»

Gianrocco Rossetti 3 giorni fa

La Benevento che verrà dovrà essere anche una città più sicura: una sfida per tutta la politica

Gianrocco Rossetti 4 giorni fa

Benevento verso il voto, il 2027 si avvicina: le date possibili tra amministrative ed election day

Dall'autore

Gianrocco Rossetti 3 giorni fa

La Benevento che verrà dovrà essere anche una città più sicura: una sfida per tutta la politica

Gianrocco Rossetti 4 giorni fa

Benevento verso il voto, il 2027 si avvicina: le date possibili tra amministrative ed election day

Gianrocco Rossetti 6 giorni fa

Benevento e la ‘sindrome dei media ostili’: il giornalismo non può essere costretto a scegliere da che parte stare

Gianrocco Rossetti 6 giorni fa

Elezioni a Benevento, Rubano rilancia Forza Italia: “Costruiamo un’alternativa, pronti ad aprirci alla società civile”

Primo piano

redazione 11 minuti fa

Apice si prepara al Natale: pista di pattinaggio, Villaggio e Fiera del Vintage

redazione 41 minuti fa

Territori in bilico – Aree interne: ripartire dagli obiettivi

redazione 41 minuti fa

Wg flash 24 del 7 novembre 2026

redazione 41 minuti fa

Manuel Menditto, una passione lunga 22 anni: a Benevento un nuovo salone dove bellezza, storia e innovazione si incontrano

Copyright © 2023 Intelligentia S.r.l.

Skip to content