Medio Calore
Sannio Acque, il Comune di Ceppaloni scrive alla Regione: «Servono risposte sui rilievi della Corte dei conti»
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Una richiesta di chiarimenti articolata in quindici punti e destinata a riaprire il confronto istituzionale sulla costituzione di Sannio Acque e sull’affidamento del Servizio Idrico Integrato nell’ambito distrettuale sannita. È quella che il Comune di Ceppaloni ha indirizzato al presidente della Regione Campania Roberto Fico, all’assessora regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro, all’Ente Idrico Campano, ad Alto Calore Servizi, a Sannio Acque e ai sindaci dei Comuni sanniti.
La missiva, firmata dal sindaco Claudio Cataudo e dall’assessore delegato Giuseppe Varricchio, parte dalla recente evoluzione dell’operazione: dopo la gara a doppio oggetto pubblicata dalla Regione nel marzo 2025, alla quale ha partecipato un solo concorrente, Acea, Sannio Acque è stata costituita lo scorso agosto con tre Comuni – Solopaca, Campoli del Monte Taburno e Campolattaro – oltre al socio privato. Il 23 settembre il presidente della Regione ha quindi disposto, con decreto n. 71, l’affidamento del servizio all’interno ambito sannita per 27 anni.
È proprio su questo percorso che Ceppaloni chiede di fare chiarezza, richiamando in particolare le deliberazioni della Corte dei conti – Sezione regionale di controllo per la Campania intervenute sulle adesioni dei Comuni e, da ultimo, sulla delibera del Comune di Benevento.
I rilievi della Corte dei conti
Uno dei punti centrali della lettera riguarda la governance della nuova società. Il Comune richiama i rilievi della magistratura contabile sulla distribuzione delle quote – 55% ai Comuni e 45% ad Acea – e sulle modalità attraverso cui il socio privato può incidere sulle decisioni societarie.
Secondo quanto riportato nella missiva, la Corte ha posto l’accento sulla frammentazione della partecipazione pubblica tra i 78 Comuni dell’ambito e sulla necessità di dimostrare concretamente un coordinamento capace di consentire agli enti locali di esercitare un controllo effettivo.
Particolare attenzione viene dedicata anche alle previsioni dello statuto e dei patti parasociali relative all’amministratore delegato, al direttore generale e ai quorum assembleari. Il Comune di Ceppaloni chiede quindi alla Regione e all’EIC di spiegare come siano stati affrontati questi rilievi negli atti oggi vigenti oppure per quali ragioni si sia deciso di non recepirli.
La lettera passa poi al tema del rischio economico. La Corte dei conti, viene ricordato, ha sollevato dubbi sulla concreta allocazione del rischio operativo in capo al socio privato e sulla struttura finanziaria dell’operazione.
Il nodo delle “riserve targate”
Tra gli aspetti ritenuti più delicati dal Comune figura il meccanismo delle cosiddette riserve targate, previsto dallo statuto di Sannio Acque.
La missiva evidenzia che, secondo le contestazioni richiamate dalla Corte, il meccanismo potrebbe comportare ulteriori versamenti da parte dei soci pubblici in caso di perdite della società. È su questo punto che Ceppaloni chiede un chiarimento specifico sulla sostenibilità finanziaria dell’operazione per i singoli Comuni.
La questione, infatti, non riguarda soltanto la sostenibilità complessiva della società, ma anche quella che la Corte dei conti ha definito sostenibilità “soggettiva”: in altre parole, la capacità del singolo ente locale di sopportare gli eventuali effetti finanziari della partecipazione.
La lettera richiama inoltre altri rilievi della magistratura contabile: la quantificazione dei rischi, i tempi di pagamento dei fornitori, l’ipotesi di inflazione pari a zero nel Piano economico-finanziario, l’assenza di alcune valutazioni relative alle reti comunali e la compatibilità dell’operazione con la disciplina europea sugli aiuti di Stato.
«La consultazione dei cittadini va fatta dai Comuni»
Un altro passaggio riguarda la partecipazione dei cittadini. Ceppaloni richiama il rilievo della Corte secondo cui l’obbligo di consultazione pubblica previsto dal Testo unico sulle società partecipate ricadrebbe sui singoli enti locali e non potrebbe essere sostituito semplicemente dalla procedura svolta dall’Ente Idrico Campano.
Per questo la lettera invita i sindaci a svolgere una consultazione pubblica prima delle deliberazioni di adesione, informando i consigli comunali e le comunità locali sulle conseguenze di una scelta destinata, secondo il modello approvato, a incidere sulla gestione del servizio per 27 anni.
Il caso Benevento e la società nata con tre Comuni
Nella missiva viene poi evidenziato un ulteriore elemento emerso nel parere relativo al Comune di Benevento: la differenza tra il modello societario delineato nel PEF e la situazione concreta al momento della costituzione di Sannio Acque.
Il piano economico-finanziario, viene ricordato, ipotizzava una partecipazione iniziale di Comuni rappresentativi di circa 161 mila abitanti, mentre la società è stata costituita con tre soli Comuni, per circa 6 mila abitanti.
Da qui la richiesta di chiarire a quali condizioni gli altri Comuni potranno entrare successivamente nella società e quale sarà il costo effettivo dell’eventuale aumento di capitale, compreso l’eventuale sovrapprezzo.
Il fronte Alto Calore: valore residuo e concordato
Una parte significativa della lettera riguarda il rapporto tra Sannio Acque e Alto Calore Servizi, soprattutto in considerazione della procedura di concordato preventivo della società irpina.
Il PEF di Sannio Acque prevede il riconoscimento ad Alto Calore di circa 5,86 milioni di euro come valore residuo, mentre la missiva richiama il decreto regionale del 2023 che, per la gestione provvisoria dei Comuni sanniti, escludeva pretese economiche del gestore nei confronti del nuovo affidatario.
È dunque uno dei punti sui quali Ceppaloni chiede un chiarimento formale: come si conciliano le due previsioni e quale sarà l’effettivo impatto del passaggio del servizio sul concordato di Alto Calore?
Il Comune domanda inoltre se sia stata valutata la possibilità di una cessione del ramo d’azienda sannita o di un ingresso di Alto Calore nella compagine di Sannio Acque, nonché con quali modalità i Comuni usciranno dalla partecipazione detenuta nella società irpina.
Fognature e depurazione, due comunicazioni opposte
È però sul terreno operativo che la lettera segnala una delle situazioni più problematiche.
Il Comune ricostruisce la contrapposizione tra una comunicazione di Alto Calore del 24 settembre, con la quale il gestore ha chiesto ai 31 Comuni sanniti documentazione relativa a reti fognarie e impianti di depurazione in vista di una convenzione per il passaggio alla società, e la successiva nota dell’Ente Idrico Campano, che avrebbe contestato la legittimità di tale richiesta.
Secondo quanto riportato nella missiva, l’EIC avrebbe precisato che il decreto regionale n. 44 del 2023 affidava ad Alto Calore il servizio in via provvisoria fino al completamento dell’affidamento nell’ambito sannita e comunque non oltre il 30 giugno 2024, escludendo inoltre pretese economiche nei confronti del nuovo gestore.
Da qui una serie di domande rivolte all’EIC: a chi dovranno essere consegnate reti e impianti, con quale calendario, chi dovrà sostenere i costi nel periodo transitorio e, soprattutto, quando avverrà concretamente il subentro di Sannio Acque.
Ceppaloni sottolinea che, allo stato, non risulterebbe indicato in un atto formale un cronoprogramma del passaggio.
Risorse FSC: chi le gestirà?
Tra le richieste figura anche quella relativa alle risorse FSC assegnate dalla Regione all’EIC e successivamente ripartite tra gli ambiti territoriali.
Per il Sannio si tratta, secondo la ricostruzione contenuta nella lettera, di 1.855.452,38 euro, destinati provvisoriamente ad Alto Calore per evitare la dispersione delle risorse disponibili.
Il Comune chiede di sapere se la convenzione sia stata sottoscritta, quali interventi siano stati avviati, quanto sia stato effettivamente speso e cosa accadrà alle eventuali somme residue e ai contratti in corso con il passaggio a Sannio Acque.
Personale e bollette: le preoccupazioni per gli utenti
La transizione coinvolgerà anche il personale. Il PEF prevede un organico complessivo di 160 unità, con un massimo di 49 provenienti da Alto Calore.
Ceppaloni chiede quindi di conoscere quali dipendenti passeranno alla nuova società, secondo quali criteri, con quali mansioni e con quale inquadramento contrattuale.
Sul piano degli utenti, invece, il Comune mette in evidenza il rischio di una fase di sovrapposizione tra vecchie e nuove fatturazioni. Da una parte le bollette di chiusura e gli eventuali conguagli di Alto Calore, dall’altra le prime fatture di Sannio Acque.
La richiesta è dunque quella di predisporre un piano di comunicazione che preveda, tra l’altro, la lettura dei contatori alla data del passaggio, regole chiare sui conguagli, sui depositi cauzionali e sulla continuità del bonus sociale idrico.
La domanda finale: cosa accadrà ai Comuni che non aderiranno?
L’ultimo dei quindici quesiti apre una questione istituzionale di particolare rilievo: che cosa accadrà ai Comuni che, dopo aver valutato i rilievi della Corte dei conti, decidessero di non approvare l’adesione a Sannio Acque?
Ceppaloni chiede alla Regione, all’EIC e alla nuova società di chiarire se il principio di unicità della gestione comporterà comunque l’affidamento del servizio a Sannio Acque anche in assenza della partecipazione societaria del Comune, quali saranno i diritti di informazione e controllo dell’ente e quale ruolo potrebbe avere la Regione attraverso i propri poteri sostitutivi.
Una domanda che si intreccia con la particolarità dell’attuale fase: Sannio Acque è già stata costituita e ha ricevuto l’affidamento del servizio, ma la partecipazione dei restanti Comuni dell’ambito deve ancora essere definita.
Il richiamo alle dichiarazioni di Fico
Nella parte conclusiva, il Comune mette in relazione la scelta della società mista con le dichiarazioni pubbliche del presidente Roberto Fico sulla necessità di mantenere la gestione dell’acqua «saldamente pubblica» e con gli indirizzi programmatici della coalizione che lo ha sostenuto.
La lettera richiama inoltre la decisione della Giunta regionale, nel marzo 2026, di ritirare in autotutela la gara relativa a Grandi Reti Idriche Campane e di avviare un’istruttoria per un modello orientato al prevalente interesse pubblico.
Il Comune chiede quindi al presidente della Regione di spiegare perché il modello scelto per il Sannio sia stato ritenuto compatibile con quell’impostazione.
Non si tratta, nella lettera, di una richiesta limitata alla sola costituzione societaria. Il Comune di Ceppaloni mette sul tavolo l’intero processo: dalla governance alla sostenibilità economica, dal destino delle reti alle risorse pubbliche, dal personale alle bollette, fino al rapporto con Alto Calore e alla posizione dei Comuni che devono ancora deliberare.
La richiesta finale è netta: ottenere risposte formali e pubbliche prima di procedere con ulteriori adesioni, trasferimenti di reti e impianti o dismissioni delle partecipazioni in Alto Calore.
Il documento si chiude con l’invito a tutti i sindaci sanniti a informare i rispettivi consigli comunali e cittadini e a svolgere le procedure di consultazione pubblica previste dalla normativa.
Il confronto su Sannio Acque, dunque, entra in una fase nella quale non è più in discussione soltanto la scelta del futuro gestore, ma anche il modo concreto in cui i 78 Comuni del Sannio saranno chiamati a esercitare il proprio ruolo, a sostenere gli eventuali rischi finanziari e a gestire una transizione che coinvolge un servizio essenziale per cittadini e imprese.




