AMBIENTE
Invaso di Campolattaro (Lagospino), O.R.M.E.: silenzio di Parco del Matese e Ministero Ambiente apre strada a distruzione territorio
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L’associazione O.R.M.E. (Osservatorio Risorse & Monitoraggi Ecosistemici) annuncia le iniziative formali intraprese contro il Decreto ministeriale n. 503 del 4 agosto 2026, con cui è stata prorogata la VIA relativa al progetto dell’invaso idroelettrico di Campolattaro, per quanto riguarda l’invaso superiore di raccolta di Lagospino, in località Monte Alto.
Secondo l’associazione, il progetto interessa un’area di particolare pregio naturalistico, ricadente nelle Zone 1 e 2 del Parco Nazionale del Matese e nella Zona Speciale di Conservazione (ZSC) IT8020009 “Pendici meridionali del Monte Mutria”, parte della Rete Natura 2000. L’intervento coinvolgerebbe inoltre alcune particelle gravate da usi civici dei Comuni di Morcone e Pontelandolfo.
Il progetto, proposto nel 2012 dalla società R.E.C. s.r.l., prevede un’estensione complessiva di circa 63,5 ettari, con un’area di sommersione permanente stimata in circa 40 ettari di suolo.
La contestazione sulla proroga della VIA
O.R.M.E. sostiene che il decreto di proroga della VIA sarebbe stato adottato in assenza dell’acquisizione del parere dell’Ente gestore del Parco Nazionale, che l’associazione considera obbligatorio prima dell’autorizzazione di interventi nelle aree sottoposte a tutela.
Il rilievo assume, secondo O.R.M.E., particolare importanza perché il Comitato di Gestione Provvisoria del Parco Nazionale del Matese, presieduto dall’avvocato Andrea Boggia, sarebbe operativo dall’11 agosto 2025.
Per denunciare quelle che considera carenze e omissioni dell’iter istruttorio, l’associazione ha inviato il 18 e il 19 agosto formali diffide al Comitato del Parco Nazionale e al Ministero dell’Ambiente, chiedendo l’adozione degli atti ritenuti necessari.
Il caso dei pareri delle Soprintendenze
O.R.M.E. solleva inoltre dubbi sulla gestione dei pareri paesaggistici e ambientali. Al centro della contestazione vi è il parere nettamente negativo del Ministero della Cultura del 3 ottobre 2025, prot. 35915-P, che, secondo l’associazione, sarebbe stato successivamente ritirato senza un formale provvedimento di annullamento in autotutela e senza una motivazione.
La pratica sarebbe stata quindi “avocata a sé” dalla Soprintendenza Speciale per il PNRR, scelta che O.R.M.E. ritiene problematica sotto il profilo delle competenze in materia di Parchi Nazionali e Rete Natura 2000.
“Di fronte a queste evidenti e gravissime carenze istruttorie, abbiamo formalmente diffidato il presidente Boggia a convocare il Comitato e ad esprimere i pareri obbligatori omessi”, dichiara il portavoce di O.R.M.E. Giuseppe Fappiano. “Al momento dall’Ente Parco si registra il silenzio più assoluto, mentre il termine di 30 giorni concesso per adempiere sta inesorabilmente scadendo. Questo silenzio non è una facoltà discrezionale, ma una vera e propria omissione di fronte a un obbligo di legge”.
La procedura sugli usi civici
L’associazione ha avviato un’azione anche sul fronte della tutela del demanio collettivo. Alcune delle particelle interessate dal progetto, infatti, sarebbero gravate da usi civici a perpetua destinazione agro-silvo-pastorale, ai sensi delle leggi n. 1766/1927 e n. 168/2017.
“Oltre alle richieste e diffide al Comitato di gestione del Parco Nazionale e al Ministero dell’Ambiente, abbiamo già attivato una procedura formale dinanzi al Commissario per la liquidazione degli usi civici”, fa sapere O.R.M.E. L’organo, secondo quanto riferito dall’associazione, avrebbe già disposto un’udienza, convocando il Ministero dell’Ambiente, la Regione Campania, il Comune di Morcone e la società proponente R.E.C. s.r.l.
Esposto in Procura e potere sostitutivo
O.R.M.E. precisa di non voler sostenere gli ingenti costi di un ricorso al TAR e annuncia che, qualora il Parco non ottemperasse alla diffida entro il termine fissato per settembre, procederà con ulteriori iniziative.
Tra queste, l’associazione indica: un esposto alla Procura della Repubblica, finalizzato a verificare l’eventuale sussistenza dell’ipotesi di reato di omissione di atti d’ufficio, prevista dall’articolo 328 del Codice penale, in relazione al mancato rilascio degli atti ritenuti obbligatori; un’istanza di potere sostitutivo al Ministero dell’Ambiente, con la richiesta di nominare un commissario ad acta che si sostituisca all’organo del Parco ritenuto inerte e valuti l’eventuale incompatibilità dell’intervento con i vincoli ambientali e con la tutela degli usi civici.
L’associazione conclude annunciando che proseguirà la propria azione “con determinazione e piena autonomia” nelle sedi ritenute opportune, civili e amministrative, indicando come obiettivo la salvaguardia dell’integrità e dell’equilibrio dell’ecosistema del Matese.




