Comune di Benevento
Ex San Pasquale, il Comune prepara il dopo PNRR: sei mesi di continuità e una nuova identità per la casa alloggio per anziani
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Non ci sarà uno stop al 31 agosto per i servizi rivolti agli anziani ospitati nella storica struttura comunale di via San Pasquale, a Benevento, destinata all’accoglienza e alla cura degli anziani non autosufficienti. È questo il punto politico e amministrativo centrale della deliberazione di Giunta comunale firmata ieri, con la quale Palazzo Mosti affronta il passaggio più delicato: la fine del finanziamento PNRR e, contemporaneamente, la costruzione del nuovo modello gestionale della ‘casa albergo’.
L’Amministrazione Mastella ha infatti scelto di evitare una cesura tra la fase finanziata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e quella successiva. Dal 1° settembre 2026 è previsto un periodo transitorio di sei mesi, durante il quale l’obiettivo dichiarato è mantenere inalterata la continuità assistenziale per gli anziani già accolti. Parallelamente, il Comune avvierà il percorso destinato a portare alla futura gestione attraverso una concessione di servizi.
La delibera parte da un dato preciso: il progetto “Autonomia degli anziani non autosufficienti”, finanziato nell’ambito del Sub-investimento 1.1.2 del PNRR, ha consentito di riqualificare la struttura e di attivare servizi domiciliari e residenziali. Per il solo intervento infrastrutturale e per le attività collegate è stato assegnato all’Ambito B1 un finanziamento complessivo di 2.458.578,34 euro.
Nella struttura residenziale sono previsti 12 beneficiari, alcuni dei quali sono già presenti e seguiti attraverso progetti individualizzati elaborati dall’équipe multiprofessionale.
Il problema nasce dalla scadenza del finanziamento. Il termine delle attività PNRR, inizialmente fissato al 30 giugno 2026, è stato prorogato al 31 agosto. Dal giorno successivo, dunque, viene meno la copertura che ha permesso finora di garantire le prestazioni senza oneri per gli ospiti e per le loro famiglie.
La Giunta Mastella considera però impraticabile una semplice chiusura del servizio in attesa della nuova gara. Un’interruzione significherebbe, secondo quanto messo nero su bianco nell’atto, dover dimettere o trasferire persone anziane fragili, con possibili ripercussioni sulle loro condizioni psicofisiche e sulla rete di relazioni costruita con gli operatori. Non solo. Per l’Amministrazione, interrompere l’attività significherebbe anche disperdere l’équipe multiprofessionale già costituita e lasciare inutilizzata una struttura riqualificata con risorse pubbliche europee.
Da qui la scelta della fase transitoria. La delibera individua in sei mesi, dal 1° settembre 2026, il periodo nel quale mantenere l’assetto attuale del servizio, nelle more della definizione della nuova procedura. Si tratta, nelle intenzioni dell’Ente, di una soluzione eccezionale e temporanea: non rinnovabile e limitata al tempo necessario per completare le attività istruttorie e arrivare al nuovo affidamento.
Il documento sottolinea che il Comune non dispone né di personale con le competenze specifiche necessarie per gestire direttamente una struttura socio-assistenziale residenziale, né di risorse autonome sufficienti a sostenerne integralmente i costi. Per questo, durante il periodo transitorio, la quota di spesa non coperta dalle eventuali contribuzioni degli utenti dovrebbe essere sostenuta attraverso le risorse della programmazione sociale dell’Ambito B1, ma con una condizione: occorre la preventiva deliberazione del Coordinamento istituzionale dell’Ambito.
Nella proposta vengono indicate anche le disponibilità finanziarie individuate: 9.698,23 euro sul capitolo 1099/7 da avanzo vincolato, 20.393,59 euro sul capitolo 81103/3 da avanzo vincolato e 12.156 euro sul capitolo 81103/2 da programmazione. Il quadro economico complessivamente indicato ammonta quindi a 42.247,82 euro.
Un altro elemento ancora da definire riguarda le rette. La delibera stabilisce che le condizioni di permanenza e l’eventuale compartecipazione degli utenti saranno disciplinate con successivi provvedimenti. L’eventuale contribuzione dovrà essere graduata sulla base della situazione economica del nucleo familiare attraverso l’Isee. Dunque, per gli ospiti attuali, la priorità dichiarata è la continuità; restano invece da definire con atti successivi gli aspetti economici e le modalità di permanenza nella struttura.
Il secondo asse della delibera riguarda ciò che accadrà dopo i sei mesi. La Giunta individua nella concessione di servizi lo strumento per la gestione futura della struttura, che nel nuovo assetto viene descritta come una comunità alloggio per anziani autonomi e semi-autosufficienti.
Il modello cambia quindi anche sul piano economico: il concessionario dovrebbe assumere la gestione funzionale ed economica della struttura e il relativo rischio operativo, mentre la remunerazione sarebbe assicurata prevalentemente dalle rette degli utenti. Il Comune, tuttavia, manterrebbe la possibilità di destinare una quota di posti agli inserimenti disposti dai propri Servizi sociali.
Prima di arrivare all’affidamento, servirà un lavoro tecnico significativo. La Giunta ha previsto la realizzazione di uno studio di fattibilità tecnica ed economica, comprensivo del Piano economico-finanziario, ricorrendo eventualmente anche al supporto dell’università, professionisti e tecnici esterni.
Dovranno essere aggiornati i parametri economici e gestionali, anche alla luce della riqualificazione effettuata, dell’aumento del costo del lavoro, del quadro normativo e dei requisiti regionali per le strutture socio-assistenziali.
La concessione, dunque, non è ancora un affidamento: la deliberazione di Giunta è un atto di indirizzo. Saranno gli uffici a predisporre gli atti e sarà poi il Consiglio comunale a dover deliberare sulla concessione della struttura e sugli atti collegati, compresa la Carta dei servizi.
La novità più simbolica contenuta nell’atto riguarda però la denominazione. La Giunta Mastella chiederà al Consiglio comunale di procedere all’aggiornamento del nome ufficiale della struttura, stabilendo che non contenga né richiami la dicitura “San Pasquale”. La motivazione contenuta nella delibera è esplicita e va oltre una semplice scelta nominale. Secondo l’Amministrazione, il nome “San Pasquale” sarebbe storicamente associato, nella percezione della comunità locale, al modello dell’ospizio inteso come luogo di ricovero e custodia dell’anziano. Un’immagine considerata negativa e potenzialmente stigmatizzante per le persone accolte.
La cancellazione della denominazione verrà quindi presentata come parte integrante della trasformazione della struttura. Il Comune sostiene infatti che il vecchio modello sia ormai superato dagli interventi realizzati con i fondi PNRR e dal nuovo orientamento del servizio: autonomia della persona, domiciliarità e deistituzionalizzazione.
In altre parole, non si tratta soltanto di cambiare un’insegna. La scelta del nome verrà utilizzata dall’Amministrazione per marcare una discontinuità culturale con l’idea tradizionale dell’ospizio. La struttura, nella prospettiva delineata dalla delibera, dovrebbe essere riconoscibile per ciò che è diventata dopo la riqualificazione, e non per ciò che rappresentava in passato.
È questo, probabilmente, il passaggio politico più significativo dell’intero provvedimento. Il PNRR ha consentito di intervenire sull’immobile e di dotarlo di strumenti tecnologici finalizzati a sostenere l’autonomia dell’anziano e il collegamento con la rete dei servizi sociali e socio-sanitari. L’obiettivo dichiarato è dunque spostare il baricentro dall’istituzionalizzazione alla permanenza della persona all’interno di un sistema di assistenza più flessibile e integrato.
Anche il nuovo inquadramento della struttura come comunità alloggio per anziani autonomi e semi-autosufficienti va nella stessa direzione. La cancellazione della parola “San Pasquale” diventa così il segnale esterno di un cambiamento più ampio: non soltanto una struttura ristrutturata, ma un servizio che il Comune vuole ripensare anche nella sua identità.
La delibera, tuttavia, non chiude la partita. Al contrario, apre una fase che nei prossimi mesi dovrà tradurre gli indirizzi politici in decisioni operative. Restano da definire il nuovo piano economico-finanziario, il sistema delle rette, le condizioni di accesso e permanenza, il numero di posti effettivamente attivabili, la procedura di concessione e i contenuti della Carta dei servizi.
Anche l’accoglienza di nuovi utenti durante il periodo transitorio non è automatica: sarà subordinata alla capienza della struttura e alla sostenibilità degli oneri residui, con il Comune chiamato a determinare il numero massimo di posti attivabili sulla base delle risorse disponibili.
La Giunta ha dunque fissato una rotta precisa: nessuna interruzione del servizio al 31 agosto, sei mesi di gestione transitoria, poi una concessione per il futuro. E insieme alla gestione cambia anche il nome. Perché, nella lettura dell’Amministrazione, il passaggio dal vecchio modello dell’ospizio alla nuova comunità per anziani non autosufficienti o parzialmente autonomi deve essere percepibile anche attraverso la denominazione della struttura.
Il futuro dell’ex Casa Albergo passa quindi su due binari paralleli: da una parte la necessità molto concreta di garantire agli anziani già accolti di non essere trasferiti o lasciati senza assistenza alla scadenza del PNRR; dall’altra la volontà di costruire, attraverso una concessione e una nuova identità, un modello gestionale stabile.


