PRIMO PIANO
“Essere uomini tra gli uomini”: don Salvatore Soreca è il volto giovane della Chiesa beneventana che parla al cuore delle nuove generazioni
Ascolta la lettura dell'articolo
Ci sono sacerdoti che celebrano la fede. E ce ne sono altri che la incarnano nelle strade, negli oratori, nei cortili, nei campi sportivi, nei messaggi inviati a tarda sera per rassicurare un ragazzo in difficoltà. Sacerdoti che scelgono di stare dove la vita pulsa, dove le domande sono più forti delle risposte e dove il bisogno di essere ascoltati supera quello di essere giudicati.
Don Salvatore Soreca appartiene a questa seconda categoria. A 45 anni è uno dei volti più conosciuti e stimati della Chiesa beneventana. Un sacerdote che ha fatto dei giovani la sua missione quotidiana, investendo energie, tempo e cuore nell’accompagnare intere generazioni di ragazzi sanniti alla scoperta della fede, ma soprattutto di sé stessi.
Non ama i riflettori. Preferisce il dialogo silenzioso di una confessione, il confronto sincero con un adolescente in crisi, la gioia semplice di un campo scuola, una passeggiata in moto o una serata in piazzetta. Eppure, guardando il suo percorso, emerge con chiarezza il profilo di uno dei sacerdoti più preparati e dinamici della diocesi.
Formatosi presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, dopo gli studi è rientrato a Benevento mettendo immediatamente le sue competenze al servizio della Chiesa locale. Vice rettore del Seminario Arcivescovile, insegnante di religione, collaboratore della Conferenza Episcopale Italiana per quattro anni, docente stabile presso gli Istituti di Scienze Religiose, fino agli incarichi attuali di direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano e parroco delle comunità di Sant’Agnese e Santa Margherita a San Giorgio del Sannio. Un curriculum importante, costruito senza clamori ma con la costanza di chi considera ogni incarico una forma di servizio.
Da otto anni guida una delle comunità più vive dell’intera provincia di Benevento. San Giorgio del Sannio è una realtà ricca di famiglie giovani, di adolescenti e di ragazzi che cercano punti di riferimento in una società sempre più veloce e frammentata. Ed è proprio qui che don Salvatore ha costruito qualcosa di prezioso.
Un luogo dove il Vangelo non viene semplicemente insegnato, ma vissuto. Dove la fede incontra la vita reale. Dove i giovani possono sentirsi accolti con le loro fragilità, le loro paure e i loro sogni. «I ragazzi cercano luoghi che li identificano, luoghi in cui possano incontrarsi realmente», racconta. «Hanno bisogno di fare esperienze che li aiutino a crescere, a maturare e a compiere le proprie scelte di vita».
Parole semplici che racchiudono una grande intuizione pastorale. In un’epoca dominata dagli schermi e dalle relazioni virtuali, don Salvatore continua a credere nella forza rivoluzionaria dell’incontro. Per questo ha investito negli oratori, nei percorsi educativi, nei momenti di condivisione, nell’ascolto personale. Ha scelto di parlare il linguaggio delle nuove generazioni senza rinunciare alla profondità del messaggio cristiano.
Vocazione, disagio sociale, ricerca della felicità, senso della vita. Sono questi i temi che affronta quotidianamente con i ragazzi che bussano alla sua porta. Non offre formule magiche. Offre presenza. E forse è proprio questa la risposta che tanti giovani cercano oggi. Una presenza autentica. Uno sguardo che non giudica. Una mano tesa quando il cammino si fa difficile. Una chiacchierata al pub davanti ad un panino e una birra.
Il suo ministero si sviluppa in una terra che da anni combatte contro lo spopolamento e la fuga dei cervelli. Eppure, parlando del Sannio, don Salvatore non cede mai al pessimismo. Anzi.
Invita a riscoprire l’identità profonda di questi territori, le loro radici culturali e umane, la qualità delle relazioni che ancora li caratterizza. «I giovani devono poter fare esperienze altrove, ma senza perdere il legame con la propria terra, per poi tornare e investire qui le proprie competenze». È una visione che guarda lontano e che intreccia fede, cultura, cittadinanza e sviluppo. Una visione che oggi si prepara a confrontarsi con una nuova stagione per la Chiesa beneventana.
Domenica prossima, infatti, la città accoglierà il suo nuovo pastore, monsignor Michele Autuoro, chiamato a raccogliere l’eredità dell’arcivescovo Felice Accrocca e a guidare il cammino della comunità ecclesiale sannita negli anni a venire. Un appuntamento atteso con emozione da tutto il territorio.
«Ci prepariamo ad accogliere il nuovo vescovo con entusiasmo e con il desiderio di iniziare una nuova stagione per la nostra diocesi», spiega don Salvatore. «Una stagione che continui il cammino già intrapreso e che rafforzi sempre più quella dimensione di sinodalità, partecipazione e corresponsabilità che oggi la Chiesa è chiamata a vivere».
Tra i passaggi che più lo hanno colpito del primo messaggio di mons. Autuoro c’è proprio la disponibilità a camminare insieme al popolo affidatogli. «Mi ha colpito la gioia con la quale ha accolto questa nuova missione e il desiderio di lavorare per il bene della comunità. È un segnale importante per tutti noi». Parole che raccontano una Chiesa in movimento, capace di guardare al futuro senza dimenticare la propria storia. E forse è proprio qui che si inserisce la testimonianza di don Salvatore Soreca.
In un tempo che spesso esalta l’individualismo, lui continua a costruire comunità. In una società che corre, lui continua a fermarsi per ascoltare. In una stagione in cui molti giovani si sentono smarriti, lui continua a ricordare loro che la vita ha un senso e che nessuno è destinato a camminare da solo. La sua definizione di sacerdote è semplice e straordinaria allo stesso tempo. «Essere sacerdote oggi significa essere uomini tra gli uomini». Dietro questa frase c’è l’essenza di una vocazione vissuta senza distanze, senza privilegi, senza barriere. C’è un prete che ogni giorno sceglie di condividere gioie e ferite della sua gente. C’è un educatore che vede nei giovani non un problema da risolvere, ma una promessa da custodire. C’è un uomo che ha consacrato la propria esistenza a costruire ponti tra il Vangelo e la vita.
E mentre la Chiesa beneventana si prepara ad accogliere il nuovo arcivescovo e a scrivere una nuova pagina della sua storia, il volto di don Salvatore Soreca continua a raccontare una certezza antica e sempre nuova: la speranza nasce dall’incontro. E ogni incontro autentico può cambiare una vita.




