Camera di Commercio
Irpinia Sannio, la Corte Costituzionale boccia la norma sul Consiglio camerale: si riapre la partita dei seggi
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Non è solo una questione di seggi, ma di legittimità delle regole democratiche che governano le imprese sul territorio. La Sentenza n. 23/2026 della Corte Costituzionale, depositata lo scorso 5 marzo, segna un punto di svolta nel lungo braccio di ferro legale che ha portato al commissariamento della Camera di Commercio Irpinia Sannio.
Al centro del contendere, il ricorso presentato da Confindustria Avellino e dalla CLAAI Benevento di Antonio Campese, ex presidente dell’Ente Camerale sannita e figura storica del mondo imprenditoriale e associativo beneventano, che ha contestato la legittimità di una norma definita “intrusa”, capace di ribaltare le graduatorie di rappresentatività delle associazioni di categoria.
La vicenda nasce da un corto circuito legislativo. Nel 2024, all’interno del decreto “Milleproroghe”, era spuntato un comma (l’art. 17, comma 1-bis) che riscriveva retroattivamente le regole del 1993 su chi ha diritto a sedere nei consigli camerali.
Secondo questa norma di “interpretazione autentica”, anche le associazioni regionali o pluriprovinciali potevano competere direttamente con quelle provinciali, annullando di fatto le esclusioni precedentemente decise dai giudici amministrativi. Un cambiamento che aveva favorito il reintegro di alcune sigle nel consiglio Irpinia Sannio, ma che per i ricorrenti rappresentava un’invasione di campo del potere politico su quello giudiziario.
Il Consiglio di Stato, accogliendo i dubbi sollevati daigli industriali irpini e dai legali di Campese e delle associazioni artigiane (CLAAI Benevento in testa), aveva sospeso il giudizio trasmettendo gli atti alla Consulta. Le accuse mosse alla legge erano pesantissime: dall’eterogeneità all’irragionevolezza, visto che la norma è rimasta in vigore solo due mesi prima di essere abrogata, creando un caos normativo in cui procedure identiche venivano regolate da leggi opposte a seconda della data.
Cosa succede ora? La decisione della Corte Costituzionale analizza la natura di queste “norme intruse”. Se da un lato il Governo ha cercato di semplificare la partecipazione delle imprese, dall’altro lo ha fatto con uno strumento (il decreto-legge) privo dei requisiti di urgenza e coerenza richiesti.
Per la Camera di Commercio Irpinia Sannio, attualmente guidata da un commissario straordinario, questa sentenza rappresenta la “chiave di volta” per uscire dallo stallo. Se la norma viene dichiarata incostituzionale, i provvedimenti di autotutela che avevano riammesso le associazioni escluse cadrebbero come un castello di carte, imponendo un ritorno alle regole originali del 1993 e del regolamento del 2011. A questo punto la battaglia delle associazioni non è stata solo una difesa del ruolo delle associazioni provinciali, ma una sfida contro l’uso dei “decreti omnibus” per risolvere questioni politiche. La palla passa ora di nuovo ai giudici amministrativi per la ratifica finale dei seggi.


